la città in balia dell’affare disoccupazione
aggiornamento del 20 maggio
Non siamo solo noi. dell’affare disoccupazione si interessa anche decidiamoinsieme, con disoccupati1 e 2 e con la collaborazione di un commentatore malpensante che si è messo con pazienza a riscrivere con interessantissime annotazioni le interviste di Viespoli e di Gabriele al Corriere del Mezzogiorno. Interviene anche l’assessore D’Antonio a cui l’assessore Gabriele nella sua intervista replica. Napolionline.org riporta i vari articoli di stampa sull’argomento.
La città in balia dell’affare disoccupazione
Viespoli afferma che non tratterà con i disoccupati del progetto Isola, per dare vita a un’agenzia sociale in cui farli confluire, se non cessano le irruzioni violente nelle sedi di partiti e istituzioni, gli incendi di autobus e cassonetti, insomma se non fanno i bravi ragazzi. Non dice però che i bravi ragazzi avrebbe dovuto smettere di incontrarli da tempo, sin dall’inizio di questa storia. Non riesco proprio a digerire questo suo rigore di facciata a valle di un percorso d’interlocuzioni e di accordi che, costellato da episodi di violenza come quelli attuali, dura da anni e ha sempre prodotto risultati, conferme, proroghe. Isola è solo un tratto di un percorso che è in piedi dal 2003. Viespoli avrebbe dovuto smettere già a quel tempo, ha avuto tutto il tempo e il modo per comprendere, non ha scusanti, è stato ed è anche lui responsabile di quello che è accaduto e che accadrà.
E poi mi sembra davvero singolare il modo in cui si annuncia all’opinione pubblica una decisione già presa (da chi e come?) su un’agenzia dalla missione impossibile e dal costo di 60 milioni di euro (annui?), in pratica quanto quello del reddito di cittadinanza per l’intera regione, un robusto contorno dello spezzatino che dovrebbe contrastare la miseria in città.
Gabriele è peggio, non condanna nulla, da convinto sostenitore del lavoro a chi lotta e che tutto questo sia meglio della camorra. Lui è amico dei disoccupati, è capace di rapportarsi a loro con umanità e fermezza, di fermarli o di non fermarli come e quando vuole, li ricambia della fiducia e soprattutto del loro concreto sostegno se ci sono le elezioni, o quando il suo potere vacilla nel tavolo della trattativa, nel partito, in regione. E’ lui che controlla e garantisce, da assessore regionale, quello che fa la provincia, gli enti di formazione, le cooperative ambientali, l’intera filiera del “progetto”.Continua…
sull’argomento:
I 3mila disoccupati (molto) organizzati, scritto da Mariano Maugeri su Il Sole24ore, 17-05-2009 da napolionline.org
Così in regione si fabbricano voti e clientele, scritto da Ugo Marani su la Repubblica Napoli, 26-04-2009 da napolionline.org
i testi collegati sono tratti da il mattino del 16/05/2009
la città in balia dell’affare disoccupazione
Viespoli afferma che non tratterà con i disoccupati del progetto Isola, per dare vita a un’agenzia sociale in cui farli confluire, se non cessano le irruzioni violente nelle sedi di partiti e istituzioni, gli incendi di autobus e cassonetti, insomma se non fanno i bravi ragazzi. Non dice però che i bravi ragazzi avrebbe dovuto smettere di incontrarli da tempo, sin dall’inizio di questa storia. Non riesco proprio a digerire questo suo rigore di facciata a valle di un percorso d’interlocuzioni e di accordi che, costellato da episodi di violenza come quelli attuali, dura da anni e ha sempre prodotto risultati, conferme, proroghe. Isola è solo un tratto di un percorso che è in piedi dal 2003. Viespoli avrebbe dovuto smettere già a quel tempo, ha avuto tutto il tempo e il modo per comprendere, non ha scusanti, è stato ed è anche lui responsabile di quello che è accaduto e che accadrà.
E poi mi sembra davvero singolare il modo in cui si annuncia all’opinione pubblica una decisione già presa (da chi e come?) su un’agenzia dalla missione impossibile e dal costo di 60 milioni di euro (annui?), in pratica quanto quello del reddito di cittadinanza per l’intera regione, un robusto contorno dello spezzatino che dovrebbe contrastare la miseria in città.
Gabriele è peggio, non condanna nulla, da convinto sostenitore del lavoro a chi lotta e che tutto questo sia meglio della camorra. Lui è amico dei disoccupati, è capace di rapportarsi a loro con umanità e fermezza, di fermarli o di non fermarli come e quando vuole, li ricambia della fiducia e soprattutto del loro concreto sostegno se ci sono le elezioni, o quando il suo potere vacilla nel tavolo della trattativa, nel partito, in regione. E’ lui che controlla e garantisce, da assessore regionale, quello che fa la provincia, gli enti di formazione, le cooperative ambientali, l’intera filiera del “progetto”.
Sempre tutto all’insegna della trasparenza, imparzialità, legalità, e guardando al mercato, a sbocchi veri nelle imprese, e non all’assistenza, come raccomanda il presidente Bassolino. Ma guarda caso sempre approdando alla platea delle liste e affini, e sempre in percorsi che si aprono e non si chiudono più, e sempre senza che nessuno sembri accorgersene o sia chiamato a rendere conto. Dove sta l’astuto sistema che fa entrare nei progetti come Isola alcuni e non altri? Questa è una domanda che la molla del buon senso dovrebbe suscitare e a cui la molla della politica e quella della giustizia dovrebbero rispondere. Ma tutti hanno altro da fare, evidentemente, o forse a nuessuno conviene che si scopra l’acqua calda.
I disoccupati. Sono compagni o provocatori? domandava allibito un compagno spettatore della irruzione di un centinaio di disoccupati al grido “orientamento-orientamento” che interrompevano la presentazione dei candidati Villone, Sodano e del segretario Ferrero l’altro giorno all’incontro di Rifondazione Comunista. Nessuno gli ha risposto, io lo guardavo con gli occhi persi nel vuoto.
Riflettendoci, la domanda è mal posta e forse ha ragione il mio amico Peppe quando mi rimprovera perchè me la prendo con i disoccupati.
La domanda giusta è: sono compagni o provocatori quelli di sinistra che trattano e accettano di governare e amministrare sotto minaccia e di rispondere con strumenti corrotti? Come Mola (che li tratta in veste Anci, giacchè forse al comune finalmente c’è un compagno delegato al lavoro che non ritiene si possa trattare), Allodi, Tuccillo (assessore-candidato alle europee), per non parlare di quelli che dei disoccupati in rivolta sono i principali sostenitori come Gabriele, o di quelli che fanno finta di non capire come il presidente Bassolino? I disoccupati in fin dei conti sono soltanto disoccupati.
L’altra domanda è: come rispondere alla protesta dei disoccupati? Come resistere quando la Digos e la Prefettura ti sussurrano nell’orecchio che quelli vogliono bruciare tutto? Che chisselaprendelaresponsabilità?
Il no alla violenza e agli atti intimitadori e il no alla repressione dei disoccupati ci consegnano questa situazione in cui sguazzano i provocatori-approfittatori dall’una e dall’altra parte con la parte disoccupati che raccoglie poco e perde sempre più qualsiasi identità compagnesca e quella dei potenti che tiene sempre più in pugno il potere di controllo e di decisione su ogni fatto che interessi il lavoro, la povertà, le disuguaglianze e i bisogni della città.
Chi rappresenta le istituzioni di governo e le istituzioni della città dovrebbe avere la decenza e il coraggio di smettere di fare dichiarazioni che offendono l’intelligenza dei cittadini. Dovrebbe assumersi delle responsabilità sulla questione della disoccupazione, che non può essere un giorno un’emergenza contingente che richiede interventi straordinari contingentati e un altro giorno un problema strutturale, in quanto tale irrisolvibile. Dovrebbe sapere che noi sappiamo che chi guadagna nell’Isola e nelle sciagurate agenzie sociali che ci aspettano è la politica molto più dei disoccupati, sono pochissimi assistiti rispetto alla moltitudine di precarietà, disoccupazione e di disagio che ci circonda, ed infine che chi perde è la città tutta intera e per molti anni a venire.
Infine, chi si dice compagno, e rappresenta la sinistra nelle istituzioni e nelle liste elettorali, dica cosa pensa, se tratterà o no con gruppi in lotta per se stessi e con la forza. Dica se e come si impegna a voltare pagina, per una politica seria sul problema della disoccupazione, che valga per tutti, che serva a sanare il mercato del lavoro dalla clientela e dalla illegalità, senza invocare lo sviluppo, dica cosa farà con quello che c’è, perchè di lavoro, di pubblico, di denaro e di ricchezza in una grande metropoli ce n’è per forza, il problema è come e dove circola e si accumula o accaparra, senza produrre benessere comune ma alimentando ingiustizia e povertà.
In fin dei conti amministrare e incassare consensi in questi modi barbari e miseri non è poi tanto difficile nè drammatico. Difficile e drammatico è riconoscenoscere nel voto e nelle istituzioni pubbliche la politica, il nostro diritto alla reppresentanza e alla partecipazione. sv
Mi dichiaro clandestino

Mi dichiaro fin da ora “clandestino”e farò di tutto per far si che queste norme non vengano applicate.
L’idea di stato e di società che porta con se il pacchetto sicurezza è quanto di più lontano si possa immaginare da quella cultura della cura e dell’accoglienza che aveva fatto del nostro Paese uno dei più avanzati al mondo in termini di legislazione in materia di diritti umani e civili, e allo stesso tempo di riconoscimento e vicinanza con le persone più fragili e differenti.
Penso che anche il silenzio, il non dire con chiarezza da che parte si sta equivalga in qualche modo ad essere complici. Penso sia urgente che ognuno di noi, nei luoghi del suo impegno, ma anche in quelli di vita e di lavoro debba nel quotidiano e con continuità contrastare l’ondata di inciviltà, cattiveria e razzismo che ci sta sommergendo.
Penso sia venuto il momento della denuncia e di dichiarare la propria disobbedienza, civile, democratica e nonviolenta rispetto a norme che colpiscono chi è più fragile, che negano le persone che stravolgono ogni principio di eguaglianza e accoglienza.
(L’intero articolo di Andrea su Liberazione)
ps abbiamo creato un gruppo su facebook. Aderite!!
Il presidio

Mercoledì 13 Maggio alle ore 17, in via Toledo (altezza Ponte di Tappia – Largo della Feltrinelli)
presidio antirazzista contro l’approvazione del DDL “sicurezza” e le deportazioni di profughi operate dal governo Berlusconi, Per Nabruka Mimuni morta nel CIE di Ponte Galeria
e per ricordare l’incendio dei campi rom di Ponticelli esattamente un anno fa.
“Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
Segnali di fumo oggi
Segnali di fumo non è una lista civica, né un partito, né un movimento che prepari la strada ad un partito. Con la politica, con chi si candiderà vogliamo interloquire ma in piena autonomia, senza collateralismi, ribadendo che nessuno ma proprio nessuno ci può dare per scontati. Ci interessa la buona politica, un modo corretto e trasparente di gestire la “cosa pubblica” nell’interesse esclusivo del bene collettivo.
Ci sembra allora doveroso entrare nel confronto con la politica e con i candidati a queste elezioni europee e provinciali con una serie di proposte qualificanti, su cui chiedere impegni concreti, che puntino alla gestione trasparente e partecipata dei beni comuni, al contrasto alle povertà e alle insicurezze attraverso adeguate politiche sociali, ai diritti delle persone e alla partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.
Siamo consapevoli che Segnali di fumo non è sufficiente a formulare le proposte e gli impegni. Sappiamo che altri e altre in questa città hanno idee, costruiscono vertenze sperimentano pratiche e alternative al modello dominante. E allora pensiamo sia urgente, se davvero si vuole provare a costruire un “decalogo dei cittadini per una buona politica”, convocare un’assemblea aperta a tutti i cittadini organizzati e non, a tutta la cittadinanza attiva e responsabile, ai comitati, alle espressioni di auto-rappresentanza, ai centri sociali per capire se è possibile, insieme e in modo condiviso, raggiungere tale risultato. Un decalogo di principi che vanno declinati in modo articolato rispetto alle specifiche scadenze della politica e in particolare rispetto a quelle elettorali ma nel quale possiamo tutti facilmente e chiaramente riconoscerci.
In vista della assemblea anticipiamo alcuni punti che ci sembrano di particolare rilevanza e che riteniamo possa essere utile sottoporre al confronto e alla riflessione.
Si tratta di primissime proposte, ancora messe come titoli che vanno approfonditi, sistematizzati, declinati nei loro contenuti, ed in ogni caso del tutto aperte alla discussione e alla modifica. Abbiamo la convinzione che Napoli possa uscire dalla sua crisi solo attraverso una grande e stabile alleanza fra garantiti e non garantiti. Pensiamo che questa possa essere una possibile strada per aiutare la società attiva a diventare soggetto politico, per far sentire meglio e con più forza la propria voce, per incidere sulle scelte, per riportare la politica a rioccuparsi degli interessi pubblici e collettivi.
Per discutere di questa proposte, della loro fattibilità, vi invitiamo alla assemblea cittadina il giorno 11 maggio alle ore 17 nel Teatro del Convitto Vittorio Emanuele, Piazza Dante, Napoli.
il libro dei bianchi

dei meritevoli, degli osservanti, dei caritatevoli, dei buoni, dell’economia sociale di mercato, che si propone infatti di rimettere al mercato il welfare tutto quanto, salute, lavoro, politiche sociali. “La buona vita nella società attiva”, il libro bianco sul futuro del modello sociale, lo trovare qui. Lo presenta il ministro del welfare dedicandolo ai giovani e alle famiglie (per bene?) proprio mentre va al voto del parlamento (con la fiducia ovviamente) il ddl sicurezza e il reato di clandestinità. Il presidente del consiglio incontra studentesche napoletane e raccomanda loro di non sporcare la città. Ma a noi fa piacere soprattutto la scuola multietcnica della Ferrovia (da decidiamoinsieme) e lo scoop che a Napoli Quagliarella c’è già.
