Archive for Novembre 17th, 2008
Lettera a Carlotto
In questo momento della vita di molti di noi, in cui la gioia di abitare un luogo dove le proprie idee e aspirazioni per un mondo migliore hanno finalmente trovato un loro spazio, si mischia alla triste
consapevolezza di quanto lunga e faticosa sarà la strada da percorrere per riuscire a farsi sentire in questa società narcotizzata, le parole di Carlotto aprono il cuore e lo riempiono di “affetto”. Non siamo poi così soli, non siamo poi così pochi, né tanto meno così lontani. Ed uno dei compiti da portare avanti, parallelamente alle lotte, è quello di riconoscerci e conoscerci ovunque siamo.
E’ vero, quindi, caro Massimo “dobbiamo avere il coraggio di cambiare completamente il nostro modo di comunicare”. E, per farlo, il primo passo è quello di uscire di casa, avere la forza di staccarsi dall’unico luogo dove ci sentiamo sicuri, protetti e amati. Ma questo non è ugualmente praticabile per tutti. Anche per “uscire di casa” sono necessarie non poche risorse, culturali, relazionali e, non ultime, economiche. Capisco e condivido il tuo attacco alla televisione e soprattutto all’uso che ne fanno i politici, ma penso anche che essa sia, oggi più che mai, lo strumento più democratico che esista per comunicare con coloro che non sanno neanche cosa sia un blog, che non leggono, e che meno che mai vanno a teatro o a cinema per vedere un documentario. Quindi un impegno maggiore per “occuparla”, per far sì che quanto di buono si riesce a fare e a vedere esca dall’attuale collocazione di nicchia, va tentato in ogni modo. Anche la televisione pubblica è un “territorio” per il quale lottare, la prospettiva che venga del tutto consegnata a coloro che ne sono oggi i padroni, più o meno occulti, mi atterrisce.
Ed è così che da circa un mese, ad esempio, ho iniziato un’attività di doposcuola per i bambini del mio quartiere (a composizione prevalentemente popolare) che frequentano le scuole elementari. Si sta rivelando un’esperienza molto bella, ma anche difficile per me che non ho avuto figli e so poco di come rapportarsi ai ragazzini di 9, 10 anni. L’altro pomeriggio però, dopo l’ultimo incontro in cui le tre ragazzine che sto seguendo mi avevano accolto con baci, abbracci e disegni in regalo, è arrivata la doccia fredda: due di loro da alcuni giorni non stanno andando più a scuola e non per motivi di salute. Solo l’idea che due bambine (e sottolineo il fatto che si tratti di due femminucce) possano abbandonare la scuola senza neanche aver preso la licenza elementare mi ha fatto venire la pelle d’oca. Ho pensato a come comunicare con i genitori, gli insegnanti e le bambine stesse per scongiurare questa eventualità e mi sono un po’ avvilita, temendo la mia inadeguatezza. Ma soprattutto ho anche pensato, più in generale, che per comunicare con qualcuno e convincerlo, ad esempio come dici tu che “abbiamo ragione e che è bello, giusto, lungimirante e socialmente conveniente schierarsi con noi”, andrebbero create le condizioni per far sì che un numero sempre maggiore di persone acquisisca gli strumenti per comprendere e scegliere consapevolmente.
Chi frequenta un blog o va a teatro probabilmente già li ha, mentre tra tutti quelli che non frequentano questi luoghi (e forse vedono tanta televisione) ce ne sono molti che non li hanno affatto ed è innanzitutto con questi che sarebbe necessario imparare a comunicare.
Altro che G8 e G20
D´Escoto e Stiglitz: né G8 né G20, per un´economia sostenibile ci vuole il G192
Il presidente dell´Assemblea generale dell´Onu, Miguel D’Escoto, ha invitato i 192 Stati membri delle Nazioni Unite ad unirsi per dare una risposta comune alla crisi finanziaria ed a porre urgentemente rimedio alle lacune del sistema economico attuale. Il nicaraguense e sandinista D´Escoto è intervenuto alla tavola rotonda, da lui convocata, che ha messo insieme economisti ed esperti tra i quali Joseph Stiglitz, premio Nobel per l´economia nel 2001 ed uno tra coloro che aveva “profetizzato” l´inevitabilità della crisi del liberismo senza regole (Greenreport).
Per D´Escoto «La comunità internazionale si trova oggi davanti ad una crisi finanziaria complessa le cui dimensioni non sono ancora chiare, ma le cui conseguenze saranno certamente gravi e decisive. Tutti i Paesi devono partecipare alla ricerca della soluzione». Poi il presidente dell´Assemblea Onu ha chiesto «il ricorso a un G-192, piuttosto che ad un G-8 o ad un G-20. Occorre rompere con questa esuberanza irrazionale, questa cupidigia sfrenata questa corruzione generalizzata che sono state autorizzate dai governi che hanno dimenticato la responsabilità che hanno di proteggere i loro cittadini.Continua…
Tratto da: http://www.greenreport.it e segnalato da Giampiero.
Altro che G8 e G20…
D´Escoto e Stiglitz: né G8 né G20, per un´economia sostenibile ci vuole il G192
Il presidente dell´Assemblea generale dell´Onu, Miguel D´escoto, ha invitato i 192 Stati membri delle Nazioni Unite ad unirsi per dare una risposta comune alla crisi finanziaria ed a porre urgentemente rimedio alle lacune del sistema economico attuale. Il nicaraguense e sandinista D´escoto è intervenuto alla tavola rotonda, da lui convocata, che ha messo insieme economisti ed esperti tra i quali Joseph Stiglitz, premio Nobel per l´economia nel 2001 ed uno tra colori che aveva “profetizzato” l´inevitabilità della crisi del liberismo senza regole (Greenreport).
Per D´Escoto «La comunità internazionale si trova oggi davanti ad una crisi finanziaria complessa le cui dimensioni non sono ancora chiare, ma le cui conseguenze saranno certamente gravi e decisive. Tutti i Paesi devono partecipare alla ricerca della soluzione». Poi il presidente dell´Assemblea Onu ha chiesto «il ricorso a un G-192, piuttosto che ad un G-8 o ad un G-20. Occorre rompere con questa esuberanza irrazionale, questa cupidigia sfrenata questa corruzione generalizzata che sono state autorizzate dai governi che hanno dimenticato la responsabilità che hanno di proteggere i loro cittadini.
Joseph Stiglitz ha detto che «Non bisogna perdere di vista che la crisi finanziaria tocca delle persone, degli esseri umani. L´architettura del sistema finanziario internazionale non ha funzionato e si è dimostrata incapace di proteggere sia gli Stati che gli individui. La crisi finanziaria mondiale esige una reazione mondiale. Di fronte a questa crisi mondiale, le reazioni devono essere guidate dai principi di solidarietà, e giustizia sociale e devono trascendere le frontiere nazionali. Occorre ripensare all´equilibrio necessario tra governi e mercato, rispettando i principi di trasparenza e vigilanza. Dobbiamo metterci in questa prospettiva che ci permetta di comprendere che i mercati, e l´economia in generale, non sono un fine in sé, ma che sono li per servire noi cittadini. E´ inquietante l´attenzione eccessiva messa sulla sola ricerca di benefici. Gli interessi delle imprese, degli azionisti e dei consumatori non sono per forza gli stessi. La azioni delle company e delle alte imprese hanno un´influenza diretta sulle politiche, e se la concorrenza è indispensabile, ultimamente sono stati presi dei rischi estremi».
Stiglitz ha deplorato il fatto che la reazione americana alla crisi si sia basata su quel che «Wall Street potrebbe proporre per migliorare la vita dell´americano medio. Questo approccio che privilegia per primi i vertici, sperando che una volta soddisfatti quelli, potrà profittarne la base, non funziona». Stiglitz lo ha definito “Tackle down economics”. Secondo lui «Si è fatto poco per attaccare la sorgente del problema, le cui ricadute hanno come conseguenze licenziamenti dei lavoratori e perdita di alloggi per la povera gente».
Secondo il Premio Nobel «La crisi ci dà la possibilità di rivedere la nostra dottrina economica e di integrarla maggiormente con i grandi cambiamenti che sono intervenuti in questi ultimi anni, ma che non sono compresi nelle disposizioni prese a livello mondiale. Bisogna operare riforme profonde per dotare le economie di sistemi finanziari solidi che possano sostenere la promozione della prosperità. Questi sistemi dovranno essere più equi e trasparenti. Occorre sviluppare un consenso internazionale su queste questioni gravi, le istituzioni internazionali devono dotarsi di una nuova legittimità e di una migliore rappresentatività di tutti i Paesi del mondo. Oggi le Nazioni Unite rappresentano la sola istituzione legittima a questo riguardo. Tuttavia, la risposta alla crisi esigerà esperienza e quindi di fare ricorso al Fondo monetario internazionale ed alla Banca mondiale. Ma queste due istituzioni, in precedenza, hanno adottato un approccio “stretto” secondo il quale le forze di mercato sono sufficienti a regolare l´economia».
Per Stiglitz «Tutti i Paesi, soprattutto quelli sviluppati, che sono all´origine della crisi attuale, devono rivedere a tutti i costi il sistema di regolamentazione e vigilanza. Le riforme in corso non saranno sufficienti. Occorre, tra l´altro, eliminare le rigidità delle leggi; dare a tutti coloro che lo richiedono accesso al credito; risanare il sistema e contenere gli eccessi che hanno luogo durante le transazioni operate dalle istituzioni finanziarie. La stabilità dei prezzi non è sufficiente ad assicurare la prosperità economica, perché essa può favorire e generare una crescita instabile».
Dopo aver stigmatizzato la “miopia” del governo Bush, Stiglitz ha chiesto all´Onu di «giocare un ruolo di capo-fila a fianco delle istituzioni finanziarie internazionali per mettere in campo una migliore governance del sistema e di assicurarsi che le politiche adottate siano il frutto di una minuziosa riflessione. Occorre una nuova relazione tra l´Assemblea generale e le istituzioni di Bretton Woods e quest´ultime devono essere obbligate a rendere conto meglio delle loro azioni. Siamo tutti responsabili collettivamente e dobbiamo fare del nostro meglio per evitare una nuova crisi. Dobbiamo garantire che le politiche praticate all´interno del sistema finanziario favoriscano uno sviluppo sostenibile ed equo».
Tratto da: http://www.greenreport.it
scheda_Boris_brito
Breve
curriculum vitae di Boris Ríos Brito
Boris Ríos Brito è
coordinatore della Fundación Abril, che ha sede a
Cochabamba, Bolivia.
La Fundación Abril è il
braccio istituzionale della Coordinadora de Defensa del Agua y la
Vida, l’organizzazione per la gestione partecipata delle
risorse idriche nata in seguito alla nota guerra dell’acqua di
Cochabamba, di cui ne completa a livello progettuale e formativo il
ruolo sociale e politico. Attraverso la cooperazione internazionale
favorisce processi politici di autodeterminazione delle comunità
indigene e contadine ed i progetti per la costruzione di modelli
sociali alternativi, con particolare attenzione alla difesa
dell’acqua come bene comune e come diritto umano ed ambientale
inalienabile.
La Fundacion Abril nasce nel 2002 in
seguito alla consegna, da parte della statunitense Fondazione
Goldman, del cosiddetto “nobel per l’ecologia” -
il premio Glodman, appunto – ad Oscar Olivera, referente della
Coordinadora del Agua y la Vida e leader del movimento operaio
boliviano, uno dei grandi promotori della guerra dell’acqua di
Cochabamba.
Questo prestigioso premio, di cui
annualmente vengono insignite le persone che a livello mondiale si
siano distinte sulle tematiche ambientali e dell’ecologia, fu
consegnato ad Oscar Olivera proprio per la battaglia in difesa
dell’acqua portata avanti assieme al popolo boliviano, e in
nome del diritto all’acqua per ogni cittadino del mondo.
Boris Rios ha partecipato attivamente
alle giornate della Guerra dell’Acqua.
Come referente della Fundacion Abril,
Boris Rios mantiene relazioni con i movimenti sociali boliviani e
con il movimento operaio di Cochabamba. Fa parte
della Coordinadora de Defensa del Agua y la Vida.
Nel corso degli anni ’90 ha
lavorato con i settori contadini ed indigeni per il loro
rafforzamento politico.
Ha studiato sociologia nella
Università Mayor di San Simón di Cochabamba.
Boris Ríos Brito è
inoltre incaricato del progetto alternativo per la costruzione del
sistema idrico e fognario de Las Villas di Chilimarca, nella
zona periurbana di Cochabamba. Tale progetto partecipa alla
costruzione di un sistema igienico-sanitario in una comunità
di oltre 6000 persone, ed è sostenuto dall’associazione
Yaku.
Attualmente la Fundación
Abril, assieme a Yaku, è impegnata nello sviluppo del progetto
di Chilimarca attraverso la costruzione di impianti di
fitodepurazione che garantiscono la completa autonomia della
comunità beneficiarie e si distinguono per le caratteristiche
altamente ecologiche ed ecocompatibili della tecnologia.
Con l’associaione Yaku, la
Fundacion Abril ha dato inizio al progetto Scuola Andina
dell’Acqua nella comunità indigena di Cliza,
attraverso il quale si promuove il recupero e la rivalorizzazione
della cultura andina nell’uso e nella gestione dell’acqua
come bene comune, e la costituizione di una struttura organizzativa
che permetta sul medio periodo di sostenere le lotte territoriali in
difesa dell’acqua e il recupero della cultura andina nell’area
andina latinoamericana in Bolivia, in Colombia, Ecuador, Perù
e Argentina.
Per informazioni si veda al sito
dell’associazione Yaku: www.yaku.eu
O il sito (in spagnolo) della
Fundacion Abril: www.fundacionabril.org
Contatto stampa: Francesca Caprini te
348/7467493 e – mail: yakufran@gmail.com