Archive for Ottobre 2008
Primo novembre: l’Altra politica
Primo novembre, l’Altra politica
Di seguito, trovate il testo completo – pubblicato anche nel numero di Carta in edicola in tutta Italia da oggi e che è stato già fatto girare per posta elettronica nei giorni scorsi – con il quale si invitano cittadini e movimenti locali all’appuntamento in Val di Susa, che in qualche modo prepara anche il «Grande cortile» promosso nelle prossime settimane dal movimento No Tav.
«Cari lettori [e abbonati], forse ricorderete che il 5 aprile scorso, una settimana prima delle elezioni poi stravinte da Berlusconi, Carta e i Cantieri sociali organizzarono a Roma un Cantiere dell’altra politica, cui parteciparono – su invito – una ottantina di persone.
Quell’incontro approfondì il tema – come lo definì Marco Revelli in quella occasione – della «democrazia dispotica», cioè della crisi della democrazia rappresentativa, dei partiti, dello «spazio pubblico». Ne sortì anche una «Lettera sull’altra politica», che fu pubblicata su Carta. Tutto questo lo facemmo in rapporto stretto con i promotori dell’appello «La politica che vogliamo», tra loro Alex Zanotelli.
Secondo noi quell’incontro, e successive analisi su quel che abbiamo definito il «fascismo postmoderno», ci hanno messo in grado di prevedere quel che sta accadendo: la militarizzazione della vita sociale e dei conflitti di comunità, l’ondata di razzismo istituzionale, e così via. Ora l’offensiva d’autunno del governo è cominciata, a Vicenza come in Campania, nelle strade delle periferie e contro i migranti e i rom, in un contesto di impoverimento diffuso.
Abbiamo quindi organizzato un secondo seminario, che si terrà il primo novembre in Valle di Susa, con l’aiuto di molti nostri amici del movimento No Tav. Il quale peraltro organizzerà la sera prima, 31
ottobre, una assemblea sulla democrazia comunitaria: di lì comincerà il programma di confronto e incontro che i No Tav chiamano «Grande cortile»: momenti di approfondimento, di spettacolo, di dibattito che andranno avanti fino al 6 dicembre, data in cui ci sarà in Val di Susa una grande manifestazione nazionale. Proponiamo che il nostro seminario – qualche decina di persone, in modo da poter scambiare opinioni a fondo, e provenienti da tutto il paese – si organizzi in due gruppi di lavoro [oltre ai momenti comuni]: il primo, dedicato all’approfondimento sul tipo di regime politico che si va affermando; il secondo, più «operativo», per discutere di che tipo di rete abbiamo bisogno per svolgere efficacemente un ruolo di promozione culturale e politica, di connessione tra comitati, movimenti e comunità resistenti.
Vi chiediamo di comunicare per tempo la vostra decisione di partecipare, di modo che si possa organizzare l’ospitalità. Il seminario si svolgerà il primo novembre, dalle ore 10 alle 16 a
Chianocco, presso Casaforte, un piccolo castello facilmente raggiungibile, a dieci minuti dall’uscita dell’autostrada, svincolo Bussoleno Per chi non viene in macchina ma in treno è importante
segnalare l’ora di arrivo alla stazione di Bussoleno, al seguente indirizzo: infocantierisociali@yahoo.it o chsasso@tin.it
Primo novembre, l’Altra politica
L’approvazione della «riforma» Gelmini e la reazione del governo al
sorprendente movimento per la scuola pubblica dimostrano bene in questi
giorni il volto arrogante di quella che Marco Revelli, nell’incontro
«L’altra politica» promosso da Carta e Cantieri sociali in primavera,
ha definito «democrazia dispotica». Il primo novembre Carta e
l’associazione Cantieri sociali, con l’aiuto del movimento No Tav
organizzano in Val di Susa la seconda parte di quell’incontro
sull’«Altra politica» e sarà inevitabile pensare ai modi e ai temi con
i quali il movimento studentesco in queste settimane si è cerca di
favorire a suo modo nuove forme di «politica altra» difendendo uno dei
pochi «spazi pubblici» ancora esistenti, così come altri movimenti e
reti sociali hanno cominciato a fare in questi ultimi anni su molti
altri temi.
Di seguito, trovate il testo completo – pubblicato anche nel numero di
Carta in edicola in tutta Italia da oggi e che è stato già fatto girare
iper posta elettronica nei giorni scorsi – con il quale si invitano
cittadini e movimenti locali all’appuntamento in Val di Susa, che in
qualche modo prepara anche il «Grande cortile» promosso nelle prossime
settimane dal movimento No Tav.
«Cari lettori [e abbonati], forse ricorderete che il 5 aprile
scorso, una settimana prima delle elezioni poi stravinte da Berlusconi,
Carta e i Cantieri sociali organizzarono a Roma un Cantiere dell’altra
politica, cui parteciparono – su invito – una ottantina di persone.
Quell’incontro approfondì il tema – come lo definì Marco Revelli in
quella occasione – della «democrazia dispotica», cioè della crisi della
democrazia rappresentativa, dei partiti, dello «spazio pubblico». Ne
sortì anche una «Lettera sull’altra politica», che fu pubblicata su
Carta. Tutto questo lo facemmo in rapporto stretto con i promotori
dell’appello «La politica che vogliamo», tra loro Alex Zanotelli.
Secondo noi quell’incontro, e successive analisi su quel che abbiamo
definito il «fascismo postmoderno», ci hanno messo in grado di
prevedere quel che sta accadendo: la militarizzazione della vita
sociale e dei conflitti di comunità, l’ondata di razzismo
istituzionale, e così via. Ora l’offensiva d’autunno del governo è
cominciata, a Vicenza come in Campania, nelle strade delle periferie e
contro i migranti e i rom, in un contesto di impoverimento diffuso.
Abbiamo quindi organizzato un secondo seminario, che si terrà il primo
novembre in Valle di Susa, con l’aiuto di molti nostri amici del
movimento No Tav. Il quale peraltro organizzerà la sera prima, 31
ottobre, una assemblea sulla democrazia comunitaria: di lì comincerà il
programma di confronto e incontro che i No Tav chiamano «Grande
cortile»: momenti di approfondimento, di spettacolo, di dibattito che
andranno avanti fino al 6 dicembre, data in cui ci sarà in Val di Susa
una grande manifestazione nazionale. Proponiamo che il nostro seminario
– qualche decina di persone, in modo da poter scambiare opinioni a
fondo, e provenienti da tutto il paese – si organizzi in due gruppi di
lavoro [oltre ai momenti comuni]: il primo, dedicato
all’approfondimento sul tipo di regime politico che si va affermando;
il secondo, più «operativo», per discutere di che tipo di rete abbiamo
bisogno per svolgere efficacemente un ruolo di promozione culturale e
politica, di connessione tra comitati, movimenti e comunità resistenti.
Vi chiediamo di comunicare per tempo la vostra decisione di
partecipare, di modo che si possa organizzare l’ospitalità. Il
seminario si svolgerà il primo novembre, dalle ore 10 alle 16 a
Chianocco, presso Casaforte, un piccolo castello facilmente
raggiungibile, a dieci minuti dall’uscita dell’autostrada, svincolo
Bussoleno Per chi non viene in macchina ma in treno è importante
segnalare l’ora di arrivo alla stazione di Bussoleno, al seguente
indirizzo: infocantierisociali@yahoo.it o chsasso@tin.it.
a proposito del sondaggio
abbiamo proposto un sondaggio sulla richiesta di uno sciopero generale, un modo curioso e forse un poco antipatico di porre la questione e perciò apriamo anche questo post per raccogliere i vostri commenti. Se il sondaggio darà segnali di interesse potremmo proporre una richiesta più “formale” per esempio (ma solo per esempio) così:
al mio sindacato (qualsiasi esso sia di base, confederale, altro…),
quello che sta avvenendo sulla scuola e sull’università e, più in generale, il modo di disegnare il governo e il futuro del nostro paese suscita un forte dissenso e una grande preoccupazione. C’è una grave crisi economica in atto, siamo già da tempo duramente colpiti dalla perdita di potere d’acquisto dei nostri redditi da lavoro dipendente, sappiamo che arriveranno licenziamenti, cassaintegrazione, assistiamo ad una inerte risposta al crescere delle diseguaglianze, ad una distanza che aumenta nella ricchezza e nella qualità della vita tra il nord e il sud del nostro paese. Assistiamo ad un Sud affamato, preda della malavita organizzata, che legge Saviano con gli occhi velati di lacrime gelate. Ci sentiamo parte di quello che sta avvenendo e vogliamo essere attivamente parte di quell’italia migliore della destra che governa, ma anche della opposizione che sembra avere rispetto ma anche paura del nostro sentire, del nostro dissenso, della nostra indignazione, paura della nostra rabbia.
Pensiamo che si debbano sostenere con forza le ragioni della scuola pubblica, dell’università pubblica, degli insegnanti, dei dipendenti pubblici, degli studenti, dei genitori, dei precari, dei lavoratori, dei pensionati, degli immigrati, dei malati, dei rom, dei nomadi, dei senzafissadimora, degli sfrattati, delle prostitute e dei transessuali, dei poveri, che si debbano cercare alleanze con i soggetti economici colpiti non solo dalla crisi ma da un’economia che si prende tutto e che va contro il benessere comune, e dunque contro la grandissima maggioranza anche dei lavoratori autonomi, degli artigiani, dei commercianti, dei piccoli imprenditori, dei medici, degli ingegneri, degli architetti, dei giornalisti, dei giudici, e anche dei carabinieri, dei vigili urbani, dei soldati.
per questo pensiamo ad uno sciopero generale che sia fissato da qui a un mese e attraversato da una vera partecipazione popolare, da una vera unità sindacale, da un aperto confronto tra rappresentanze e cittadinanza, da una vera discussione su un solo e unico tema “il bene comune e il ruolo del pubblico a tutela dei diritti fondamentali al lavoro, all’istruzione, alla salute, alla casa e a un reddito di sussistenza”. Per chiedere una democrazia e praticare una democrazia senza la quale l’italia e noi tutti saremo morti.
Leggo Saviano anche a Torre Annunziata
Lettura Saviano a Torre Annunziata
La lettura torrese di Gomorra si terrà Venerdì 31 ottobre, dalle 17,30 alle 21,30 nel salone attiguo alla parrocchia della S.S.Trinità a Torre Annunziata, in via Gino Alfani .
Al momento, hanno aderito: la parrocchia della S.S. Trinità, le associazioni Torreinrete, Arci e Movimento Giovani , Radio Nuove Voci.
Leggo Saviano anche a Torre Annunziata
Lettura Saviano a Torre Annunziata
La lettura torrese di Gomorra si terrà Venerdì 31 ottobre, dalle 17,30 alle 21,30 nel salone attiguo alla parrocchia della S.S.Trinità a Torre Annunziata, in via Gino Alfani .
Al momento, hanno aderito: la parrocchia della S.S. Trinità, le associazioni Torreinrete, Arci e Movimento Giovani , Radio Nuove Voci.
reddito minimo
Verso l' Europa del welfare: il Reddito di solidarietà attiva
di Fabio Corbisiero
Nell’ Europa dell’integrazione e della cittadinanza comunitaria il problema della povertà e dell’esclusione sociale resta ancora piuttosto grave e tutt’altro che risolto (circa 78 milioni di persone dell’Europa a 27 vivono in condizioni di rischio povertà o di esclusione sociale). Nell’ottobre del 2007, in occasione del ventennale della giornata mondiale del rifiuto della miseria, Nicolas Sarkozy ha riaffermato l’impegno nazionale della Francia nella lotta contro la povertà attraverso la trasformazione e la revisione, a livello europeo, dei Redditi Minimi Sociali “affinché il ritorno all’occupazione sia sempre più remunerativo rispetto al mantenimento assistenziale, e affinché il lavoro dia a tutti la garanzia di uscire e di essere protetti dalla povertà”.
A distanza di un anno da questo discorso l’Europa sociale si è riunita a Marsiglia il 16 ottobre scorso con l’obiettivo di richiamare gli Stati membri ad azioni efficaci e coordinate di politica sociale, al fine di assicurare l’accesso effettivo di tutti i cittadini ai diritti fondamentali riconosciuti dall’Unione europea e di rispondere alle loro aspettative concrete.
Già nel 1999 la Commissione europea aveva varato un documento che si è successivamente rivelato di fondamentale importanza nel processo di avvio del “welfare europeo” iniziato, come è noto, con le “Raccomandazioni” del 19921: la comunicazione intitolata “Una strategia concertata per modernizzare la protezione sociale”. Sulla scorta della creazione dell’UE e di una maggiore istituzionalizzazione delle strategie europee per l’occupazione, la Commissione riteneva che fosse giunto il momento di approfondire e integrare le diverse pratiche di protezione sociale. Quattro obiettivi venivano quindi indicati come fondamentali per la realizzazione di una strategia concertata:
1) rendere il lavoro remunerativo e garantire un reddito sicuro;
2) garantire la sicurezza e la sostenibilità dei sistemi pensionistici;
3) promuovere l’inclusione sociale;
4) garantire un’assistenza sanitaria di elevata qualità e sostenibile.
Si trattava della richiesta formale di avvio, nel campo della protezione sociale, di un processo simile a quello già attivo nell’ambito delle politiche per l’occupazione, secondo il modello di “equipollenza triangolare” tra politiche per lo sviluppo, politiche per l’occupazione e politiche sociali. Nel marzo del 2000, con la Strategia di Lisbona, veniva chiesto agli Stati membri di prendere delle misure che favorissero lo sradicamento della povertà entro il 2010.
Nel 2007, dopo la revisione della Strategia di Lisbona (2005), il Consiglio europeo di primavera ha sottolineato l’interesse di prendere nuovamente in considerazione gli obiettivi sociali comuni degli Stati membri. Nel marzo del 2008, nel quadro di una riflessione sull’Agenda Sociale rinnovata, il Consiglio europeo ha sottoscritto che “la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, la promozione dell’inserimento attivo e l’aumento delle possibilità di occupazione di coloro che sono più lontani dal mercato del lavoro sono altrettante misure di primaria importanza. Per questo motivo, è il caso di ricorrere a tutti gli strumenti e i mezzi disponibili a livello comunitario”.
La strategia di “inserimento attivo” è stata proposta attraverso il cosiddetto “Reddito di Solidarietà Attiva”, un istituto di politica sociale per le persone a rischio di vulnerabilità sociale che risponde all’esigenza di solidarietà e coesione sociale, fattori al centro del modello sociale europeo e attuata con azioni di “governance a rete”.
Tale strategia si basa su tre livelli di garanzia sociale complementari e inscindibili:
1.
la garanzia di un reddito minimo sufficiente;
2.
la garanzia di politiche integrate che favoriscano l’inserimento nel mercato del lavoro;
3.
la garanzia di servizi sociali di qualità e accessibili.
Il Reddito di Solidarietà Attiva (RSA), chiave di volta della riforma sui minimi sociali proposta dall’Alto Commissario alla Solidarietà attiva contro la povertà, permette di valorizzare i redditi da lavoro piuttosto che quelli da pura assistenza. Si inscrive inoltre nell’ambizioso obiettivo di riduzione della povertà di un terzo in cinque anni e mira altresì ad affrontare la questione, più ampia e problematica, dell’esclusione sociale. Il RSA è concepito come un dispositivo sociale di sostegno attivo alle biografie dei cittadini; un supplemento di risorse di “capitale sociale” destinato ai lavoratori poveri, ai beneficiari di minimi sociali e alle persone che dispongono di salari variamente bassi, inteso non soltanto come trasferimento economico ma, soprattutto, come uno strumento di facilitazione della ripresa o del miglioramento dell’attività lavorativa, grazie ad un collegamento più efficiente tra politiche e servizi sociali e politiche e servizi per il lavoro. Questa riforma punta a rispondere alla complessità del meccanismo dei minimi sociali che talvolta, come le analisi empiriche hanno dimostrato, genera “effetti perversi” definiti dai sociologi come “trappole sociali” (di povertà e/o di inattività).
In Italia una misura del genere fu introdotta per la prima volta, in via sperimentale, con la legge 449/97 (Finanziaria 1998), su proposta dell’allora Ministro per la Solidarietà Sociale Livia Turco e approvata attraverso il Decreto legislativo n. 237/98 “Disciplina dell’introduzione in via sperimentale in alcune aree territoriali dell’istituto del reddito minimo di inserimento”.
Il Reddito Minimo di Inserimento costituì nel panorama del sistema di welfare italiano di allora una rilevante novità in quanto per la prima volta veniva istituita una prestazione di sostegno al reddito di tipo universalistico, fondata cioè non sull’appartenenza del beneficiario a particolari categorie – il lavoratore, il disoccupato, il pensionato, l’anziano, l’invalido – ma sull’esistenza di una condizione di bisogno dell’individuo sprovvisto di mezzi di sussistenza e perciò a rischio di esclusione sociale. Tuttavia, a cinque dalla sua istituzione nei 39 comuni campionati, il Governo Berlusconi non inserì tra i suoi obiettivi la generalizzazione della misura tra l’altro contestandola in vari punti senza che avesse però proceduto ad azioni tecnico-scientifiche di monitoraggio e di valutazione degli esiti compresa la relazione, positiva, della prima Commissione d’Indagine sull’Esclusione sociale presieduta da Chiara Saraceno. Come venne sostenuto dai suoi detrattori “Il punto maggiormente controverso del Rmi, che la sperimentazione non è riuscita a fugare, riguarda la validità e la sostenibilità delle misure d’inserimento, sia sul lato dei soggetti proponenti che dei soggetti beneficiari; malgrado alcuni segnali incoraggianti, il “tasso di fuoriuscita” dal provvedimento per effetto di un miglioramento della condizione di partenza è risultato in generale assai basso, lasciando aperti non pochi interrogativi sulla natura temporanea o cronica del provvedimento. Un significato parimenti controverso ha assunto il “tasso di opportunismo” registrato in corso d’opera, con livelli in alcuni casi preoccupanti e penalmente perseguiti” (Cies 2003, 39-41).
Con Marsiglia 2008 la questione dei Redditi minimi di inserimento viene vigorosamente rilanciata. Per ora è stata stabilita una prima fase di sperimentazione, mentre il suo allargamento è previsto per il 1° semestre del 2009. Per questa iniziativa, è stato pubblicato, nell’autunno del 2007, un bando che ha permesso di identificare dei programmi innovativi. Obiettivo: permettere agli enti locali, al Terzo settore, alle parti sociali, agli enti di ricerca e agli stessi beneficiari di attuare delle azioni congiunte, che arricchiranno la riflessione collettiva sui mezzi più utili nella lotta contro la povertà e le disuguaglianze sociali, così come in materia di ritorno all’occupazione, di salute, d’inserimento e di istruzione.
Per il 2008 sull’Agenda sociale europea è fissato un ultimo appuntamento per combattere la povertà; a Grenoble, il 21 e 22 novembre prossimi, in cui verrà aggiunto un altro tassello alla costruzione del modello di welfare europeo. L’incontro in Francia permetterà di valutare l’impatto delle sperimentazioni sociali portati avanti negli Stati membri (tra cui la madre di tutte le sperimentazioni: il Revenu Minimum d’insertion) per discuterne le linee di approfondimento e le strategie di rafforzamento nell’Europa a 27.
1 Cfr. Raccomandazione 441/92/CEE sui criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale e Raccomandazione 442/92/CEE sulla convergenza degli obiettivi e delle politiche di protezione sociale degli stati membri.
…è questa è la novità
Il 14 novembre comincerà la lettura anche a Casal di Principe. Contiamo sull’adesione di chiunque voglia intervenire nella lettura, magari con striscioni e cartelli o anche con la sola presenza. Una decisa e costante partecipazione, soprattutto se su iniziativa popolare e dal nostro territorio, può essere decisiva per salvare la vita di Roberto Saviano, degli uomini della sua scorta e di tutti coloro che sono in pericolo per la loro attività di denuncia. Si può così innestare un processo culturale in grado di erodere il degrado su cui attecchiscono ignoranza, sottosviluppo e criminalità. Salviamo Roberto Saviano. Salviamo noi stessi. Il Comune di Marano ha offerto il suo contributo per striscioni, manifesti, volantini e attrezzatura (palco, impianto di amplificazione, illuminazione). Nell’attesa che queste promesse si concretizzino al più presto, cominceremo comunque la lettura con i pochi mezzi per ora a disposizione. Saranno presenti il Alex Zanotelli, il prof. Ciannella e Raffaele Del Giudice.
Ndr
Power Point
un power point degli Stati Generali dell’Università di MIlano, molto ultile per conoscere e capire la situazione dell’università italiana
Una battaglia politica/istituzionale sull’ilva di Taranto
“Qui si vuol far credere che in realtà non c’è niente da fare. Che o c’è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c’è una salubrità mentale assediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all’opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura”. Così commenta il presidente Vendola gli avvenimenti legati al controllo e all’abbassamento delle emissioni inquinanti dell’Ilva di Taranto.
Su quest’ultima conclusione forse sarebbe necessario qualche approfondimento, sapere ad esempio quanto ne sa e quanto può decidere sul bene comune Ilva e sul bene comune ambiente la città di Taranto, la popolazione della regione, il nostro Mezzogiorno. Qui dal Cantiere napoletano ci domandiamo, sommessamente, perchè dunque il presidente non apre su questa vertenza non solo una legge regionale antitetica alle disposizione del governo e dei vertici Ilva ( e forse destinata ad un insuccesso), ma anche un percorso di partecipazione di cittadini e lavoratori e un’analisi critica e aperta sugli interventi delle istituzioni territoriali in materia di ambiente, risparmio energetico e sviluppo compatibile?
