Cantiere Sociale Arcipelago Napoli

creare ponti per pensare una città diversa

Archive for Luglio 2008

la sciolta

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la manifestazione è sciolta, ha ripetuto più volte il funzionario della questura pendolando il megafono con il passo della santa pazienza sul sagrato del duomo.
non c’era ovviamente nessuna manifestazione, nessuno ha voglia di fare manifestazioni il 28 di luglio, e avremmo riso se non fosse stato per quelle mazzate che avevamo appena visto dare con ingiuriosa violenza e con provocatorio esibizionismo ad un immigrato non clandestino che aveva fatto lo sbaglio di uscire un momento dalla cattedrale separandosi dal suo gruppo.
C’era e c’è un problema: dove dormire stanotte, per una quarantina di famiglie di serie b, ovvero migranti.
Invece di sciolto c’è molto, nel tempo perso, nella incapacità di rispondere bene e subito ad un bisogno e ad un sopruso che quelle famiglie hanno vissuto e stanno vivendo, nell’ indifferenza oscura della nostra cattedrale, nell’arbitrio e nella violenza delle forze dell’ordine.
Sciolta è la decenza, il senso del dovere, del dovuto.
Ci sono volute tre giornate e dieci ore di ferma testimonianza che almeno un pezzettino della città si sente al fianco degli immigrati, per ottenere insieme a loro, infine, una soluzione che speriamo possa essere davvero giusta e togliere la rabbia dalla faccia dei nostri amici immigrati e dalla nostra.
Fin qui quello che ho visto da vicino, le notizie sul seguito ve le darò appena me le danno.
sv

qui il video su la7 qui il tg3

Notizie da Andrea che è molto giustamente incazzato e dunque riassumo:
1)Alla fine la soluzione per l’emergenza si è trovata: albergo per donne e bambini (non si capisce perchè ci sono voluti quattro giorni, le cariche e gli arresti) e una struttura della provincia per gli uomini;
2)Commissione tecnica (riccio d’aimmo sindacati, rappresentanti dei migranti) per trovare una soluzione da qui a tre quattro giorni più stabile e decente

(nell’intervento in comune ho detto che forse le commissioni dovrebbero servire per:
- fare finalmente una programmazione organica su un’accoglienza diffusa e dalle più dimensioni (centri di I° e II° accoglienza, case di automnomia, ecc);
- produrre interventi e fare investimenti economici sulla mediazione sociale e dei conflitti prima che anche napoli dimentichi per sempre la sua cultura di tolleranza e convivenza pacifica fra altri e differenti;

la Iervolino ha detto “bravo andrea e proprio così, ma adesso dobbiamo trovare un letto per i bambini, ne parliamo poi”….aspettiamo con fiducia….

Alla fine in comune, con il sindaco, trionfa il buonismo e …tutti a ringraziare… e forse non si poteva fare di più visto che l’esigenza e l’emergenza tetto per i migranti …. ma a settembre dobbiamo guardarci in faccia per evitare di cadere “negli urli e nei radicalismi che poi nascondono collusioni, collateralismi, ambiguità e convenienze che proprio non ci convincono e non ci piacciono, con buona pace per i più rivoluzionari (almeno a parole).

Andrea

PS segnalo articolo di gigi sullo sul sito di carta, sul congresso di rifondazione

buona notte a tutti e per 6 giorni niente blog (o poco da praga).
susi

Written by cantieresocialenapoli

28 Luglio 2008 alle 19:34

Pubblicato in diritti, immigrati

Il lavoro e noi

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Tra ieri e oggi sul lavoro ci sono notizie che interessano tutti i cittadini di Napoli e della Campania, proprio tutti, nonni, bimbi, mamme, donne, ragazze, ragazzi, papà, zitelli, madri sole, coppie, separati, infermi, anziani, ricchi e poveri. Stanno tutti peggio, persino chi sta veramente bene si deve preoccupare per i propri figli e nipoti (casomai si volessero dissociare dalla stirpe), o per l’impiegato con cui ha spesso a che fare, o per la propria (il proprio) collaboratrice (collaboratore) di fiducia (domestico e non).
1) il consiglio regionale della toscana ha approvato una mozione per chedere lo stralcio della legge 188 dall’elenco delle abrogazioni del decretone economico (il dlgs 112/08) che il parlamento si accinge a convertire in legge. (La questione riguarda – ne avevamo già parlato – il fenomeno delle dimissioni in bianco al momento dell’assunzione che con la legge 188 diventavano praticamente impossibili; il fenomeno qui da noi interessa come vedremo gli occupati nei settori marginali e non solo)
2) un emendamento con parere favorevole del governo (sempre sulla conversione della stessa norma) elimina la trasformazione di fatto e di diritto di un lavoro a termine che risulti impropriamente tale in un lavoro stabile (lavoratori a tempo determinato, apprendisti, stagionali, interinali, cococo). In campania il lavoro a termine copre il 70% delle assunzioni. Ma in realtà il lavoro è sempre a termine perchè quello a tempo indeterminato lo utilizzano quasi esclusivamente imprese piccole, per prendere incentivi e quello veramente stabile è chiuso in preziose nicchie di merito o di privilegio. E queste sono le opportunità in alternativa al nero per chi riesce a trovare un lavoro.
3) un ulteriore provvedimento infine taglia selettivamente i premi di produzione dei dipendenti pubblici. In Campania i dipendenti pubblici rappresentano più di un terzo degli occupati.
Qui non si salva nessuno: gli occupati stanno tutti peggio.
Delle dimissioni in bianco si sa che da sempre accompagnano, come uno spiacevole inconveniente, quel giorno beato in cui si ha la fortuna di essere finalmente assunti. Si sa che mettono in salvo dagli impegni sulla tutela e la sicurezza del lavoratore le ditte appaltatrici di opere e forniture pubbliche, si sa che rappresentano l’assicurazione flat, gratuita, per ogni inconveniente che metta a rischio la fine di un rapporto di lavoro, la faccia diventare un caso, faccia sentire la puzza della vendetta, della ritorsione. Un’assicurazione sulle maternità, gli infortuni, le delazioni, le molestie, gli abusi, i soprusi che “possono capitare”. Delle dimissioni in bianco si sa che sono quella cosa che più di ogni altra porcheria sul lavoro fa fare spallucce e sorridere, sui diritti del lavoro e sulla legalità, chi lavora in nero, non si mette il casco sul pontile, sta a sentire con interesse e buon senso i consigli della malavita, intasca la giornata da “palo” o da spacciatore, più buona, molto più buona di quella dell’antennista apprendista che gli viene a mettere “il satellite” e del centralinista a provvigione che gli ha fatto il contratto, più buona della busta paga di quella che gli ha cucito la lussuosa camicia che si è appena comprato, di quello che c’è scritto sopra a quella bista paga e del meno che c’è dentro.
Degli atipici si sa quanto poco conti e sia malvista quella parte malcapitata che su questo modo di lavorare ci conta, ci si riconosce, lo sceglie, altrimenti non potrebbe fare. Si sa quanto poco le nostre istituzioni, prima ancora che i nostri movimenti sindacali, pensino di dare fiato alle esigenze dei giovani, degli studenti, perché il lavoro veramente cambi, veramente lo si possa scegliere liberamente, cambiare quando si vuole, graduarlo sulle proprie esigenze e disponibilità, valorizzarlo con le proprie capacità. Si sa quanto poco ci credano i mercanti del lavoro a questo mondo nuovo in cui c’è lavoro per tutti e sempre un lavoro migliore. Non ci crede nessuno, a parte quei quindici milioni di ragazzi italiani che ci devono credere per forza altrimenti si ammazzano.
Dei dipendenti pubblici si sa che quelli sono i dipendenti nostri, quelli che lavorano per noi, quelli che a cui troppi di noi si tengono stretti come all’ancora di salvezza di tutta la famiglia, insieme ai nonni con la pensione. Si sa che se dallo stipendio ci togli la parte straordinaria e i premi resta il reddito minimo di sopravvivenza, quello che qualsiasi lavoratore pensa di ricevere per vivere e di spendere per sopravvivere e che dunque identifica con il dovere di alzarsi ogni mattina e andare là e restare a disposizione. L’altro pezzo dello stipendio, quel di più tagliato, è quello che lo fa lavorare, lo motiva, gli dà la soddisfazione di portare a casa i soldi, quelli veri, per i consumi, il bello, l’emozione, il riso, il pianto, i bambini, la passeggiata. Li ritroveremo tutti inerti, tristi, svuotati, occupati senza speranza, anche i più volenterosi e bravi, comunque tutti uguali, nel bene e nel male. Non ci regaleranno più niente, nemmeno quello di cui abbiamo veramente bisogno.
Qui dunque, gli occupati stanno tutti peggio, e niente ci guadagnano i disoccupati perché, come ormai vediamo da venti anni, il fatto che si può licenziare di più, pagare di meno e trattare peggio i lavoratori non fa aumentare di nulla le possibilità di trovare un lavoro, anzi la situazione tendenzialmente peggiora. Si è capito pure che non serve a niente stressare i disoccupati sull’orientamento, l’autoimpiego, la formazione, se non a far capire ai più che è meglio proprio smettere di cercarsi un lavoro.

Si resta in pochi, così, in pochi eletti (elettori?) disoccupati autentici, le gambe segate alla metà esclusa della popolazione, sia essa “fottuta” perché è proprio fuori dal sistema dei favori e dunque non abbastanza “attiva”, sia, persino, perchè non lotta!.
Per finire, attenti a trarre profitto nel dare ospitalità o lavoro a una o un clandestino, e questa è la quarta notizia per tutti: si rischiano fino a tre anni di reclusione e la confisca dell’immobile. Rischiamo di meno se al nostro colf regolare o indigeno quando lo vediamo sul davanzale che pulisce i vetri e tralasciamo di pensare che se nelle stesse condizioni ci fosse un nostro figlio ci verrebbe un infarto, capita di cadere giù e morire.

sv

PS La strada da seguire può essere un’alra? per esempio lavorarare sul lavoro? Proprio facendo lavorare meglio chi lavora, facendo produrre meglio e non solo di più, facendo crescere in responsabilità, disponibilità, formazione e soddisfazione chi lavora, e specialmente le donne, si percorre l’unica vera strada (la one best way) che porta alla nuova occupazione, alla crescita delle imprese, dei posti, del reddito, della produttività, delle esportazioni, del commercio, dei servizi, del benessere. E invece giù colpi letali per chi lavora, comunque sia, qui nel nostro sud.

PPS la notizia sulle dimissioni involontarie parla con apparente ridondanza della mozione del consiglio regionale della toscana. Apparente per due buone ragioni: 1) le regioni hanno voce in capitolo, a quanto dice la costituzione, in materia si tutela e sicurezza del lavoro, e sulla abrogazione della legge 118 nessuno ha sentito il loro parere; la regione toscana soffre il problema delle dimissioni in bianco, come tanta parte d’Italia, soprattutto per le donne e la questione della maternità e si preoccupa come istanza democratica di difendere un principio di giustizia sociale; qui da noi, per esempio in campania, come si è detto sopra la questione delle dimissioni in bianco è vecchia e saputa, è ordinaria amministrazione. E allora c’è un motivo in più per riflettere sull’ignavia e l’immobilismo di questo nostro consiglio regionale che ha perso un’altra occasione per ricordarsi di essere “electo”.

Written by cantieresocialenapoli

28 Luglio 2008 alle 09:14

Pubblicato in diritti, lavoro

rete antirazzista napoletana

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una convocazione al nostro ritorno, secca e precisa, di primo mattino per esserci – testimoniare – cambiare !

Oggi, Lunedì, alle ore 9.30 in Piazza Municipio, Manifestazione dei migranti e rifugiati sfrattati a Pianura, discriminati dalle istituzioni e respinti da via Pasquale Scura.Chiediamo a tutti/e di partecipare e solidarizzare
Antirazzisti Napoletani

Le foto della notte in strada sono su indymedia

COMUNICATO

‘Un assessore per i bianchi, un assessore per i neri… L’ipocrisia delle istituzioni. La protesta razzista in via Pasquale Scura’ Al momento in cui scriviamo sono ancora in mezzo alla strada parecchie decine di immigrati dal Burkina Faso e dal Capoverde, moltissimi richiedenti asilo, diversi bambini. Una parte ha trascorso la notte sui materassii nel mezzo di via Trencia a Pianura, dopo lo sgombero di ieri e una giornata assurda e difficile da dimenticare. Ma riepiloghiamo la lunga coda degli avvenimenti che fotografano una città in cui la discriminazione e il malgoverno hanno segnato un altro punto a favore dopo i pogrom di Ponticelli, il posto in prima fila nella schedatura etnica dei rom, la tragica vergogna di Torregaveta…
I fatti:
1) Dalla mattina di ieri polizia e carabinieri avviano lo sgombero del ‘lotto1′ di via Trencia a Pianura. Uno stabile fatiscente in cui abitano insieme circa 40 nuclei di ‘autoctoni’ e una ottantina tra immigrati e rifugiati. Alcuni tra i napoletani (16 nuclei) sono assegnatari che aspettano ancora una casa popolare dal terremoto del 1980…!
2) Si tratta di un problema conosciuto. La convivenza ha funzionato bene, ma lo stabile occupato è fatiscente. Il comune di Napoli dice da anni di occuparsene, eppure arriva allo sgombero coattivo e senza nessuna soluzione! Il motivo formale è l’emergenza sicurezza per un incendio che si è sviluppato al pian terreno il giorno prima. In realtà chiunque può vedere che i danni dell’incendio (forse doloso) sono molto relativi e non aggiungono ne tolgono davvero niente all’agibilità della struttura. Ma la vicenda è utilizzata dall’assessore alla protezione civile Nugnes per forzare uno sgombero al buio! Ricordiamo che le abitazioni occupate in via Trencia (come quelle in via dell’Avvenire sempre a Pianura) sono state fatte oggetto di propaganda xenofoba già lo scorso anno da parte di Alleanza Nazionale. Manifesti razzisti cui seguì un blitz di carabinieri , accompagnati da rappresentanti di AN, a ‘caccia di immigrati’…
3) Il comune di Napoli non ha preparato alcuna soluzione. In realtà la città e la regione rispetto alle altre realtà italiane non hanno mai individuato strutture per l’accoglienza. Difficile così non farsi precipitare le emergenze addosso… Addirittura un funzionario presente allo sgombero sostiene che il censimento degli assistenti sociali pochi giorni prima non ha rilevato la presenza di immigrati! (Eppure potevano chiedere ai carabinieri e ad AN…).
4) Si mette in moto la meravigliosa macchina da guerra dell’emergenza (la nuova religione civile..)! Ma in maniera quanto meno bizzarra..: l’assessore alla protezione civile, Nugnes, trova rifugio temporaneo solo ai napoletani, assegnatari o meno (nella sede della municipalità). L’assessore alle politiche sociali, Riccio, si occupa di migranti e rifugiati… Perchè seguire questo schema di divisione per degli sfrattati che vivono insieme da dieci anni, è un mistero irrisolto! Nei fatti i primi trovano almeno un rifugio, per i secondi l’odissea invece continua… Infatti in serata l’assessore Riccio individua come rifugio temporaneo una scuola a via Pasquale Scura, a Montesanto. I migranti e i rifugiati accettano di uscire dal palazzo e caricano materassi e beni essenziali sui camion… quando tutto si blocca. Si saprà dopo che in via Pasquale Scura è scoppiata la protesta di alcune decine di persone (guidate, pare, da Salvatore Lezzi, un consigliere municipale ex di Forza Nuova – l’organizzazione neofascista). L’arma di propaganda per sobillare la protesta anti-immigrati è che ’si prendono la scuola’.Tanto basta perchè la questura e la prefettura blocchino tutto, perchè ‘non possiamo garantire la sicurezza’…! Ma ‘domattina ci sarà un tavolo organizzativo in prefettura che garantirà l’accesso allo spazio’.Gli immigrati dormono in strada (nella foto) e nelle macchine.

Stamattina la lieta novella dalla prefettura: ‘Abbiamo scherzato. Non c’è nessun tavolo, la soluzione di via Pasquale Scura per noi è impraticabile (!?)’.

La beffa è completa, come l’ennesimo episodio di discriminazione nella nostra città. Migranti e rifugiati sono in strada. L’odissea, al momento, continua…

Rete Antirazzista Napoletana

Written by cantieresocialenapoli

28 Luglio 2008 alle 07:38

9.30 Piazza Municipio (una mattina mi son svegliata…)

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una convocazione al nostro ritorno, secca e precisa, di primo mattino per esserci – testimoniare – cambiare !

Oggi, Lunedì, alle ore 9.30 in Piazza Municipio, Manifestazione dei migranti e rifugiati sfrattati a Pianura, discriminati dalle istituzioni e respinti da via Pasquale Scura.Chiediamo a tutti/e di partecipare e solidarizzare
Antirazzisti Napoletani

Le foto della notte in strada sono su indymedia

COMUNICATO

‘Un assessore per i bianchi, un assessore per i neri… L’ipocrisia delle istituzioni. La protesta razzista in via Pasquale Scura’ Al momento in cui scriviamo sono ancora in mezzo alla strada parecchie decine di immigrati dal Burkina Faso e dal Capoverde, moltissimi richiedenti asilo, diversi bambini. Una parte ha trascorso la notte sui materassii nel mezzo di via Trencia a Pianura, dopo lo sgombero di ieri e una giornata assurda e difficile da dimenticare. Ma riepiloghiamo la lunga coda degli avvenimenti che fotografano una città in cui la discriminazione e il malgoverno hanno segnato un altro punto a favore dopo i pogrom di Ponticelli, il posto in prima fila nella schedatura etnica dei rom, la tragica vergogna di Torregaveta… Continua…

Written by cantieresocialenapoli

28 Luglio 2008 alle 07:12

Il lavoro e noi

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Tra ieri e oggi sul lavoro ci sono notizie che interessano tutti i cittadini di Napoli e della Campania, proprio tutti, nonni, bimbi, mamme, donne, ragazze, ragazzi, papà, zitelli, madri sole, coppie, separati, infermi, anziani, ricchi e poveri. Stanno tutti peggio, persino chi sta veramente bene si deve preoccupare per i propri figli e nipoti (casomai si volessero dissociare dalla stirpe), o per l’impiegato con cui ha spesso a che fare, o per la propria (il proprio) collaboratrice (collaboratore) di fiducia (domestico e non).
1) il consiglio regionale della toscana ha approvato una mozione per chedere lo stralcio della legge 188 dall’elenco delle abrogazioni del decretone economico (il dlgs 112/08) che il parlamento si accinge a convertire in legge. (La questione riguarda il fenomeno delle dimissioni in bianco al momento dell’assunzione che con la legge 188 diventavano praticamente impossibili; il fenomeno qui da noi interessa come vedremo gli occupati nei settori marginali e non solo)
2) un emendamento con parere favorevole del governo (sempre sulla conversione della stessa norma) elimina la trasformazione di fatto e di diritto di un lavoro a termine che risulti impropriamente tale in un lavoro stabile (lavoratori a tempo determinato, apprendisti, stagionali, interinali, cococo). In campania il lavoro a termine copre il 70% delle assunzioni. Ma in realtà il lavoro è sempre a termine perchè quello a tempo indeterminato lo utilizzano quasi esclusivamente imprese piccole, per prendere incentivi e quello veramente stabile è chiuso in preziose nicchie di merito o di privilegio. E queste sono le opportunità in alternativa al nero per chi riesce a trovare un lavoro.
3) un ulteriore provvedimento infine taglia selettivamente i premi di produzione dei dipendenti pubblici. In Campania i dipendenti pubblici rappresentano più di un terzo degli occupati.
Qui non si salva nessuno: gli occupati stanno tutti peggio. Continua…

Written by cantieresocialenapoli

28 Luglio 2008 alle 07:00

Pubblicato in diritti, lavoro

sulla vertenza "Il welfare non è un lusso"

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3 buone ragioni per questa immagine:
l’attacco
la colla che ci tiene insieme
e il copia e incolla da decidiamoinsieme (grazie)!


Repubblica – Napoli

La polemica
Sul Welfare il Comune non mantiene le promesse
di Giovanni Laino

La Regione ha approvato iniziative selezionate dal parco progetti per più di un miliardo di euro del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (quasi tutto per interventi materiali). Entro settembre le principali istituzioni locali dovranno sottoscrivere l´accordo di programma per l´uso dei 250 milioni per gli interventi nel centro storico, molte altre risorse sono impegnate o in via di destinazione per i Pit, il porto e altre aree nevralgiche della città.

Tutto bene, grandi opportunità per galvanizzare l´economia locale e la produttività degli attori. Anche il prestito ottenuto dalla Regione da parte della Banca europea degli investimenti è una buona cosa perché si propone di tener conto delle difficoltà del rimborso degli anticipi. Proprio su questo infatti oggi in città vi è una crisi grave, che vede le tesorerie della Regione e del Comune che si destreggiano e alcune imprese già in liquidazione. Da tempo mi sono convinto di una regola che questo stato di cose impone: ogni cento euro di fondi strutturali, nelle mani dei beneficiari finali valgono poco più di sessanta euro, posti le diverse famiglie di vincoli da rispettare e soprattutto i ritardi delle erogazioni. Per i servizi sociali in città la situazione è abbastanza grave.

La vertenza degli ultimi mesi fra organizzazioni del terzo settore e Comune di Napoli ha visto da parte dell´assessore Giulio Riccio un insieme di promesse, di mediazione rispetto alle richieste del comitato “Il Welfare non è un lusso”, che, fra rinvii e riduzioni, sono state poi sostanzialmente disattese. Rispetto ai circa trenta milioni di debito il Comune ha promesso di pagarne almeno venti entro luglio consentendo poi la cessione del credito a una banca per altri debiti non ancora onorabili.

A oggi si sa solo di un elenco di pagamenti per meno di cinque milioni, di cui comunque non è certo l´incasso entro luglio. Questo significa che il lavoro realizzato negli ultimi otto mesi e oltre, insieme a quello per i progetti finanziati con i fondi della legge 285/87 (bloccati dalla Ragioneria dello Stato), accanto ad alcune quote dei progetti finanziati da altri enti, resta a tutt´oggi non pagato. La possibilità di cedere parte dei crediti risulta svanita e quindi, dopo una estate tutt´altro che serena, a settembre troveremo gli esiti di questa deriva che produce una situazione gravissima per diversi enti. In altri casi poi il Comune non eroga i soldi pur versati dalla Regione per progetti specifici, mentre le imprese sociali che hanno realizzato i detti progetti devono affrontare le vertenze che ormai alcuni dipendenti fanno attraverso i propri legali, per ottenere il dovuto.

L´insieme del comportamento del Comune è in forte contraddizione con un processo di razionalizzazione e rilancio dei servizi che l´assessore Giulio Riccio e l´Amministrazione hanno approvato sulla carta e dicono di voler sostenere operativamente.

Si possono fare annunci, ci si può destreggiare nel breve periodo facendo promesse e dando numeri, ma alla fine l´evidenza delle condotte emerge agli occhi di tutti, insieme al quadro delle responsabilità di quello che accade.

Da subito occorre porre la questione dei flussi finanziari, soprattutto per i servizi alle persone svolti da imprese non profit, che hanno la necessità di interventi di accesso al credito i cui costi non possono essere internalizzati dalle imprese sociali. È necessario quindi uno scatto di serietà e rigore innanzitutto da parte dei referenti istituzionali, come pure dei responsabili delle imprese che non sempre hanno la lucidità di prevedere i rischi cui si sono esposti.

Written by cantieresocialenapoli

25 Luglio 2008 alle 16:26

Prostituzione: aiutare le vittime, non agevolare gli sfruttatori

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COMUNICATO STAMPA

Alcune delle più qualificate organizzazioni attive nel settore hanno presentato oggi
le proprie proposte al Governo

ROMA – Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini e alcune collettività manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che – per essere tale – non può che venire declinata come “sicurezza sociale” e riguardare tutti. È questo il messaggio che alcune delle più qualificate organizzazioni che operano nel settore della prostituzione e della tratta – Asgi, Associazione Gruppo Abele, Associazione On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, coop. Soc. Dedalus, Save the Children – hanno mandato oggi al Governo presentando un proprio documento di analisi e proposte.
Le organizzazioni firmatarie del testo sottolineano che la conciliazione di queste diverse esigenze è già praticata ogni giorno in tante città della Penisola: si tratta di quel “modello italiano” che ha fatto del nostro Paese il punto riferimento nello scenario internazionale in materia di tutela delle persone vittime di grave sfruttamento e di tratta. Un approccio che ha permesso di proteggere la persona sfruttata e vittima di tratta che decide di uscire dal racket; proporle occasioni di formazione e inserimento sociale e lavorativo; favorire la denuncia degli sfruttatori; rafforzare la collaborazione tra enti locali, associazioni, magistratura, forze dell’ordine; intervenire per gestire gli eventuali conflitti che si creano con i residenti.
I promotori del documento chiedono, perciò, al Governo – che sta elaborando un Ddl in materia di prostituzione – di rafforzare, per quanto gli compete, un modello che, tra le altre cose, ha portato il nostro Paese al primato negli arresti e processi per reati di tratta e correlati.
A tal proposito, le organizzazioni firmatarie ritengono che l’impianto della legge Merlin vada conservato, proprio perché ha permesso la nascita e la sperimentazione di questo modello. Dichiarano, perciò, la propria contrarietà a vietare la prostituzione in strada perché inefficace e controproducente in quanto criminalizza le vittime e non gli sfruttatori; permette che le reti criminali organizzino lo sfruttamento della prostituzione al chiuso; rende più difficile l’azione delle associazioni, diminuendo così nel contempo le possibilità per le vittime di uscire dal racket e denunciare gli sfruttatori. Insomma, il “giro di vite” che il Governo sembra intenzionato a varare avvantaggia, di fatto, gli sfruttatori e danneggia le vittime.
Per potenziare, invece, un modello di intervento che sta dando ottimi risultati, i firmatari del documento avanzano numerose proposte:

  • formare Tavoli territoriali di concertazione aperti a tutti gli attori e attuare programmi di gestione dei conflitti nei territori in cui più forte è il senso di insicurezza;
  • definire, finalmente, un Piano nazionale Anti-tratta;
  • assicurare le speciali tutele di cui hanno diritto i minori;
  • favorire il ricongiungimento dei familiari delle vittime di tratta;
  • trasformare i progetti attivati dalle associazioni – i primi risalgono a otto anni fa – in servizi permanenti, finanziati con bandi pluriennali;
  • formare le forze dell’ordine e gli operatori della giustizia sulle opportunità offerte dalla legislazione vigente;
  • promuovere il Numero Verde in aiuto delle vittime di tratta;
  • stabilire gli opportuni collegamenti (sia sul piano sociale sia investigativo e giudiziario) del nostro sistema nazionale con i Paesi d’origine delle vittime di tratta e con i Paesi di transito e destinazione;
  • ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la tratta.

Le organizzazioni promotrici del documento si attendono, infine, che il Governo pratichi – esso per primo – quel “metodo di lavoro condiviso” che appare indispensabile in un ambito così delicato e complesso, anche attraverso la valorizzazione del Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta, attivato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il comunicato

Written by cantieresocialenapoli

22 Luglio 2008 alle 15:55

Pubblicato in cittadinanza sociale, diritti

Prostituzione: aiutare le vittime, non agevolare gli sfruttatori

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COMUNICATO STAMPA

Prostituzione: aiutare le vittime,
non agevolare gli sfruttatori
Alcune delle più qualificate organizzazioni attive nel settore hanno presentato oggi
le proprie proposte al Governo

ROMA – Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini e alcune collettività manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che – per essere tale – non può che venire declinata come “sicurezza sociale” e riguardare tutti. È questo il messaggio che alcune delle più qualificate organizzazioni che operano nel settore della prostituzione e della tratta – Asgi, Associazione Gruppo Abele, Associazione On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, coop. Soc. Dedalus, Save the Children – hanno mandato oggi al Governo presentando un proprio documento di analisi e proposte.
Le organizzazioni firmatarie del testo sottolineano che la conciliazione di queste diverse esigenze è già praticata ogni giorno in tante città della Penisola: si tratta di quel “modello italiano” che ha fatto del nostro Paese il punto riferimento nello scenario internazionale in materia di tutela delle persone vittime di grave sfruttamento e di tratta. Un approccio che ha permesso di proteggere la persona sfruttata e vittima di tratta che decide di uscire dal racket; proporle occasioni di formazione e inserimento sociale e lavorativo; favorire la denuncia degli sfruttatori; rafforzare la collaborazione tra enti locali, associazioni, magistratura, forze dell’ordine; intervenire per gestire gli eventuali conflitti che si creano con i residenti.
I promotori del documento chiedono, perciò, al Governo – che sta elaborando un Ddl in materia di prostituzione – di rafforzare, per quanto gli compete, un modello che, tra le altre cose, ha portato il nostro Paese al primato negli arresti e processi per reati di tratta e correlati.

A tal proposito, le organizzazioni firmatarie ritengono che l’impianto della legge Merlin vada conservato, proprio perché ha permesso la nascita e la sperimentazione di questo modello. Dichiarano, perciò, la propria contrarietà a vietare la prostituzione in strada perché inefficace e controproducente in quanto criminalizza le vittime e non gli sfruttatori; permette che le reti criminali organizzino lo sfruttamento della prostituzione al chiuso; rende più difficile l’azione delle associazioni, diminuendo così nel contempo le possibilità per le vittime di uscire dal racket e denunciare gli sfruttatori. Insomma, il “giro di vite” che il Governo sembra intenzionato a varare avvantaggia, di fatto, gli sfruttatori e danneggia le vittime.

Per potenziare, invece, un modello di intervento che sta dando ottimi risultati, i firmatari del documento avanzano numerose proposte:
• formare Tavoli territoriali di concertazione aperti a tutti gli attori e attuare programmi di gestione dei conflitti nei territori in cui più forte è il senso di insicurezza;
• definire, finalmente, un Piano nazionale Anti-tratta;
• assicurare le speciali tutele di cui hanno diritto i minori;
• favorire il ricongiungimento dei familiari delle vittime di tratta;
• trasformare i progetti attivati dalle associazioni – i primi risalgono a otto anni fa – in servizi permanenti, finanziati con bandi pluriennali;
• formare le forze dell’ordine e gli operatori della giustizia sulle opportunità offerte dalla legislazione vigente;
• promuovere il Numero Verde in aiuto delle vittime di tratta;
• stabilire gli opportuni collegamenti (sia sul piano sociale sia investigativo e giudiziario) del nostro sistema nazionale con i Paesi d’origine delle vittime di tratta e con i Paesi di transito e destinazione;
• ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la tratta.

Le organizzazioni promotrici del documento si attendono, infine, che il Governo pratichi – esso per primo – quel “metodo di lavoro condiviso” che appare indispensabile in un ambito così delicato e complesso, anche attraverso la valorizzazione del Comitato di coordinamento delle azioni di governo contro la tratta, attivato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Written by cantieresocialenapoli

22 Luglio 2008 alle 15:53

Stasera a Portici il film Morire di lavoro

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Comunicato stampa

Proiezione del film documentario del regista Daniele Segre Morire di Lavoro

All’interno della rassegna cinematografica estiva all’aperto Fresko Film 2008 – XV° Edizione, martedì 22 luglio verrà proiettato alle ore 21,00 il film documentario di Daniele Segre Morire di Lavoro, che affronta i temi della sicurezza sul lavoro e delle morti bianche nel settore dell’edilizia. La Fillea (Federazione Italiana Lavoratori Legno Edili e Affini) CGIL ha fortemente voluto e contribuito alla realizzazione di questo film, accompagnando e sostenendo il regista nel suo viaggio nei cantieri edili e promuovendone la diffusione all’interno di diversi circuiti già consolidati.
Questa iniziativa è stata promossa dalla Fillea CGIL di Napoli per diffondere una cultura della sicurezza che non sia rivolta soltanto agli “addetti ai lavori” ma ad un pubblico vasto ed eterogeneo.
Morire di Lavoro è dedicato a tutte le persone che hanno perso la vita nei luoghi di lavoro e rilancia la “centralità” del lavoro operaio, in un paese dove molto spesso non sono rispettate la dignità dei lavoratori e le norme antinfortunistiche più elementari.
Alla proiezione del film interverranno il regista Daniele Segre, l’Assessore al Lavoro ed alla Formazione della Provoncia di Napoli Bernardino Tuccillo, l’ Assessore alla Cultura del comune di Portici Vincenzo Arciello ed il segretario della Fillea CGIL di Napoli Giovanni Sannino.

Martedì 22 luglio ore 21,00
Fresko Film ’08 – XV° Edizione
Cortile del II° Circolo Didattico di Viale Leonardo da Vinci in Portici
Organizzazione: Paola Acampa e Ciccio Capozzi in collaborazione con il Cinema Roma di Portici e con Fillea CGIL.

Written by cantieresocialenapoli

22 Luglio 2008 alle 15:21

Pubblicato in lavoro

Nuove fragilità sociali

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Reggio Emilia - presentato il 14° volume di “Strumenti’, dedicato alle nuove fragilità sociali e alle azioni per affrontarle.

La fragilità ‘invisibile’, quella che si nota meno e prende in contropiede, che affiora dove gli stereotipi del senso comune non la prevedono. Una vulnerabilità nuova e sempre più diffusa, quotidiana e sommersa, che va oltre le nuove povertà (dall’emarginazione alla tossicodipendenza) e le vecchie (ma sempre attuali) povertà materiali, è trasversale alle fasce sociali e alle condizioni oggettive di vita. Alimentata dalla frammentazione e dall’instabilità tipiche della società ‘liquida’ di Zygmunt Bauman, è una povertà prima di tutto di relazioni, originata dall’assenza o dalla perdita di legami, di rapporti vitali.

“È emersa una drammatica povertà relazionale, una frantumazione dei legami che diffonde la sensazione di essere nel vuoto. Anche la crescente difficoltà a manifestare i bisogni relazionali, in una realtà sociale divenuta sempre più competitiva, rende difficile riconoscerli e manifestarli: oggi esprimere un dolore è molto difficile (anche quello di chi fa una vita normale e incappa in una delusione)”.

Lo scrivono Vanna Iori, responsabilità dell’Osservatorio permanente sulle famiglie del Comune di Reggio e docente di Pedagogia generale e della famiglia all’Università Cattolica (sede di Piacenza) e Marita Rampazi, docente di Sociologia generale all’Università di Pavia: sono autrici del 14° volume della collana Strumenti dedicato a Nuove fragilità e lavoro di cura, edito dal Comune di Reggio e dall’Osservatorio sulle famiglie.

“Da questo lavoro – ha detto oggi il sindaco Graziano Delrio, presentando il volume alla stampa e agli operatori sociali reggiani – emergono alcune indicazioni assai utili per orientare la nostra azione politica e amministrativa, a cominciare dall’organizzazione dei Servizi sociali. I ricercatori ci dicono quanto sia importante un rapporto empatico e di rete fra operatori e persone, per colmare sempre più le distanze e condividere quelle situazioni di nuova fragilità e solitudine che si delineano, per sviluppare la nostra capacità di orientamento verso giovani, anziani e famiglie. Un lavoro che i Poli territoriali già svolgono ampiamente e possono svolgere ora con sempre maggiore fiducia, grazie a queste indicazioni di ricerca”.

“Lo studio – ha proseguito Delrio – sottolinea fra l’altro l’importanza di creare luoghi di relazione, credo che il nostro impegno nella riqualificazione di Ville, quartieri, spazi pubblici sia una risposta, quanto la collaborazione fra Comune e privato sociale per un tessuto sociale sempre più fondata su valori comuni”.

Per l’assessore alle Pari opportunità e Diritti di cittadinanza, Gina Pedroni, “è evidente il ruolo sempre più accentuato delle comunità come ‘sentinelle’ delle nuove fragilità, un ruolo fondamentale, che fra l’altro può anticipare situazioni di emergenza. Nello sviluppo di questa rete di ascolto, prevenzione e intervento le nostre agenzie, dai Poli territoriali a Fcr, ai Nidi e Scuole d’infanzia, sono fortemente impegnate. Ci troviamo sempre più di fronte a un lavoro di ‘interpretazione’ delle persone, ben delineato in questo numero di Strumenti, che infatti si occupa non di elaborazione di pur importanti dati statistici, ma di riflessioni e indicazioni tratte da storie di vita, storie di persone”.

UTILITA’ PER GLI OPERATORI – in particolare agli operatori sociali si rivolgono Iori e Rampazi, quando suggeriscono un modo sempre più aggiornato di leggere e relazionarsi con la complessità sociale contemporanea. Un metodo fra l’altro già ampiamente seguito e vissuto dai Poli territoriali. “Il contesto delle nuove precarietà e della difficoltà, da parte degli operatori, ad individuare strategie idonee ai grandi cambiamenti in atto nei bisogni e nelle richieste – ha spiegato fra l’altro Vanna Iori – rende necessario lavorare con lo sguardo alla complessità… La complessità richiede che si potenzino forme di collaborazione tra i Servizi: è necessario costruire storie di cooperazione tra i vari componenti della rete. È quindi importante proseguire un percorso con le persone, altrimenti è come se venisse intercettato un segmento e si perdesse l’interezza della storia di una vita e il suo senso… ”.

Si pone quindi “la necessità improrogabile di uscire da una logica puramente assistenzialistica, dovuta al fatto che i poveri oggi sono le famiglie normali. Per individuare quali strategie di lavoro sociale, educativo, sanitario sia possibile attivare, occorre che i servizi abbiano la capacità di affrontare queste sfide con uno sguardo ampio. Saper vedere significa andare oltre le informazioni quantificanti (che pure sono necessarie), e saper superare la barriera dell’ovvietà (…). Davanti alle fragilità latenti sono infatti indispensabili competenze diverse da quelle tradizionali. Un progetto antiesclusione deve quindi muoversi nella prospettiva di apertura al futuro: far leva sul poter essere, ossia sulle possibilità del singolo individuo. Appare evidente che non è pensabile un servizio per intercettare il rischio, ma occorrerà sempre più pensare a figure di operatori sociali (professionisti e volontari, preferibilmente in collaborazione tra loro) per orientare ogni persona in condizione di precarietà esistenziale a trovare una risposta efficace per sé. Nei percorsi di inclusione-esclusione occorre inoltre una nuova consapevolezza dei vissuti, poiché questa è una competenza professionale degli operatori sempre più indispensabile”.

SERVE CREARE RETI E LAVORARE IN RETE – Le testimonianze che si rincorrono tra loro in molte interviste mostrano chiare indicazioni di lavoro: condividere, ascoltare, costruire storie, responsabilità, accompagnamento, cura delle relazioni, tempo, prossimità solidale, corresponsabilità, co¬-progettualità, valorizzazione delle risorse latenti, ristrutturazione della situazione, alleanza paritaria costruttiva, creazione di micro contesti di accoglienza, riacquisizione di autostima e di fiducia, creazioni di servizi ponte con i servizi istituzionali, più strutturati e rigidi”.

SOLITUDINE E ASCOLTO – Un punto centrale emerso dalla ricerca è la solitudine del soggetto di fronte a difficoltà impreviste e a quelle quotidiane. “Il primo supporto relazionale è quello familiare: chi vive al di fuori di una rete relazionale familiare ha una minore possibilità di attivare anche le sue risorse. Se fino a qualche anno fa la famiglia aveva a disposizione molte più reti, oggi i nuclei sono sempre più frammentati, e questo è un aspetto che non può essere ignorato nella formazione e nella progettazione dei Servizi. Una mamma sola che non riesce ad andare alla riunione esprime una situazione di fragilità e viene privata di un’occasione di confronto, di scambio con altri genitori. L’ascolto deve essere capace di cogliere i segnali che rappresentano una dimensione di fragilità (anche nell’apparente normalità) e che si possono manifestare in contesti diversi da quelli dei Servizi, nei luoghi formali e informali, nelle sedi territoriali che già svolgono la funzione di luoghi di incontro. Lì si dovrebbe cominciare a pensare di non lasciare quelle situazioni che possono andare alla deriva”.

RESPONSABILITA’ – “L’ascolto deve accompagnarsi all’assunzione di responsabilità per attivare o costruire relazioni. Esistono problematiche delle singole persone riguardanti più Servizi e che devono essere affrontate con una condivisione. Un esempio: la graduatoria delle case popolari riguarda tutte le persone che hanno una situazione economica difficile; ma quando si esamina il singolo caso si scoprono altre situazioni (chi fa la richiesta può avere anche un problema lavorativo, può essere una madre sola con figli, ecc.); quindi da una situazione specifica si passa a una situazione che deve essere affrontata in modo condiviso; il singolo problema è sempre legato al contesto. Il pronto soccorso, altro esempio, si trova di fronte a richieste che non riguardano più solo l’emergenza sanitaria; per alcune famiglie che non possono contare su altre risorse o aiuti (soprattutto quelle prive di reti relazionali di sostegno) è il luogo in cui rivolgersi per problematiche quotidiane, come quando non si sa come interpretare il pianto di un bambino o un semplice arrossamento della cute viene scambiato per malattia esantematica.
È importante che più Servizi assumano la responsabilità condivisa di individuare la strategia migliore per risolvere il problema non solo a livello individuale ma riconoscendo che ognuno ha una parte di responsabilità. Un problema deve essere socializzato perché possa essere preso in carico da soggetti e servizi sociali, educativi e sanitari. Oggi il lavoro sociale richiede alleanze, è necessario mettere insieme diverse visioni”.

IL QUADRO – Vi sono gli anziani – spiegano Iori e Rampazi – particolarmente esposti a criticità economiche, relazionali, di salute. Abbiamo, poi, gli immigrati, che devono talvolta assoggettarsi a “contratti-capestro” per lavorare, faticare per trovare un alloggio, imparare la lingua, riuscire a convivere con una cultura “altra” e con la nostalgia per la famiglia lontana, facendosi accettare dalla comunità in cui vivono e lavorano. Analogamente, si sa che le donne, quando restano da sole a crescere i figli, devono affrontare difficoltà di ogni genere. Talvolta, le difficoltà sembrano insormontabili, soprattutto se la condizione di madre sola si intreccia con quella di persona lontana dal proprio luogo d’origine, dal sostegno delle famiglie, dalla propria consolidata rete amicale. Sappiamo, altresì, che malati, disabili, tossicodipendenti sono tutti soggetti a rischio, tradizionalmente al centro dell’attenzione dei Servizi”.

Queste categorie sono le maggiormente a rischio. Ma possono essere, per le ricercatrici, solo la punta dell’iceberg, la parte emergente di una zona nascosta della fragilità, molto più estesa di quanto si pensi normalmente. Lo fa, ad esempio, rilevare chi conosce da vicino le difficoltà economiche di molte famiglie “normali”, progressivamente impoverite dalla perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi, che spesso non riescono ad affrontare i normali imprevisti del ménage, se non godono di un forte sostegno da parte della rete parentale. Molti rischiano di perdere la propria casa, abbandonare il quartiere, rinunciare ai progetti per il futuro dei figli e all’immagine di decoro, faticosamente costruita negli anni. Indipendentemente dalle ragioni oggettive che giustificano le difficoltà economiche, sembra comunque di cogliere, nei suggerimenti di molti intervistati, un problema più generale: nella nostra società, si profila una criticità crescente nei rapporti delle persone con il denaro. Tendenza a “fare il passo più lungo della gamba”, incapacità di dire di no ai figli, anche quando si tratta di pretese molto onerose, difficoltà nell’adeguare le attese circa il proprio tenore di vita alla reale situazione che si prospetta. Nel lungo periodo, ciò può generare un logoramento delle relazioni familiari, suscettibile di portare, prima o poi, alla disgregazione del nucleo.

Di vulnerabilità diffusa parlano anche coloro che vedono il disagio di quanti – soprattutto giovani – non riescono a trovare un’occupazione stabile e coerente con le proprie capacità, esigenze, aspirazioni; o che suggeriscono di considerare la sofferenza relazionale nel luogo di lavoro, in particolare, le pratiche di mobbing, come un vero e proprio problema sociale.

C’è, poi, un’area di fragilità nascosta che mette a rischio la tenuta delle famiglie, non solo quando accade un evento imprevisto, di particolare gravità – quali morte o malattia di un membro del nucleo, perdita del lavoro da parte del capofamiglia, brusco rialzo del tasso dei mutui sulla casa – ma anche quando si deve affrontare la ridefinizione degli equilibri interni, in coincidenza con i normali passaggi della vita familiare. Nelle giovani famiglie, in particolare, la nascita di un bimbo si configura sempre più come un momento di grande tensione per il legame di coppia. Le madri, soprattutto, rischiano di non riuscire a superare la normale depressione puerperale, alle prese con nuove limitazioni della propria libertà, con familiari troppo invasivi o troppo assenti e con dei partner che sembrano sottovalutare la loro fatica, pretendendo da esse le stesse attenzioni e la stessa presenza di prima.

tratto da bologna2000.com

Written by cantieresocialenapoli

21 Luglio 2008 alle 17:32