Cantiere Sociale Arcipelago Napoli

creare ponti per pensare una città diversa

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Written by cantieresocialenapoli

30 Giugno 2008 alle 19:43

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30 Giugno 2008 alle 19:33

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30 Giugno 2008 alle 19:23

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30 Giugno 2008 alle 19:23

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Un parere tecnico sullo smaltimento dei rifiuti

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Data: 06/29/08 14:00:07
Oggetto: [SPAM][Fwd: FW: I: Un parere tecnico sullo smaltimento rifiuti. Grazie!]
Cara Susi e cara Consiglia è un pezzo che non ci sentiamo né vediamo.
Spero di incontrarvi presto. Vi giro come l’ho ricevuto questo parere
tecnico.Io non ne capisco hgran che. Valutatelo voi.
Anche a Roma la questione rifiuti è all’ordine del giorno. Buon lavoro.
Saluti cordiali.
Nino


Data: 06/28/08 18:44:16
Oggetto: FW: I: Un parere tecnico sullo smaltimento rifiuti. Grazie!

Data: 06/28/08 12:56:49
Oggetto: Un parere tecnico sullo smaltimento rifiuti. Grazie!

…………….In questi giorni è in corso una massiccia opera di disinformazione sui rifiuti di Napoli. Si cerca di far credere che ogni colpa ricada su chi non vuole discariche e inceneritori…………….

Ricevo e giro

Cari saluti

Claudio Giambelli



Da: ecologiapolitica@yahoogroups.com [mailto:ecologiapolitica@yahoogroups.com] Per conto di circolo.vegetariano@libero.it
Inviato: sabato 28 giugno 2008 9.58
Oggetto: [ecologiapolitica] Un parere tecnico sullo smaltimento rifiuti. Grazie!Cari amici, siccome si sa e non si sa quello che realmente sta succedendo in Campania circa i metodi corretti di smaltimento rifiuti, ho ritenuto opportuno divulgare questo testo di European Consumers del quale siamo sodali. In modo da far chiarezza e prospettare vere soluzioni “tecniche” al problema dello smaltimento RSU. Tenendo sempre presente -ovviamente- che il metodo migliore è quello dell’abbassamento della produzione stessa dei rifiuti urbani. E per questo vi rimando alle nostre precedenti lettere in cui inneggiamo ad una semplicità di vita….
Vi invio cari saluti e spero di trovare accoglienza!
Paolo D’Arpini
P.S. Ovviamente ciò che vale per i rifiuti della Campania è parimenti valido per quelli del Lazio…. (etc)
Altre notizie potete leggerle su:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/


——————————————————————————————-
Un parere tecnico sul progetto Berlusconico di smaltimento rifiuti in Campania

Domenico Milesi, ingegnere.
www.europeanconsumers.it


Intervento dell’associazione European Consumers diretta dall’avvocato Vittorio Marinelli.
In questi giorni è in corso una massiccia opera di disinformazione sui rifiuti di Napoli. Si cerca di far credere che ogni colpa ricada su chi non vuole discariche e inceneritori.
Il sottoscritto dal 1988 al 2000 ha progettato, costruito, gestito, inventato, inceneritori, termovalorizzatori, discariche, impianti di pirolisi, impiant di fermentazione dei rifiuti, impianti di riciclo.
Ritengo quindi di poter aiutare i miei amici meno esperti a chiarirsi le idee. Semplificando, un ciclo corretto di gestione dei rifiuti civili ­ gli industriali sono un altro problema ­ deve avere le seguenti fasi:

* La raccolta differenziata di carta, plastica, alluminio e vetro che sono completamente riciclabili e sono oltre la metà dei rifiuti;
* La divisione del rifiuto indifferenziato residuo nella parte combustibile ma non riciclabile e nella parte fermentabile ­ la vecchia mondezza di verdure, pane vecchio, frutta marcia, et cetera e nella parte incombustibile
- rottami vari di ferro, rame, batterie, elettronica e altro;
* Il rifiuto indifferenziato combustibile può andare a un inceneritore;
* La parte fermentabile va fermentata o in discariche di fermentazione o in fermentatori;
* Le ceneri degli inceneritori vanno in discarica così come la parte non riciclabile ulteriormente.

Di tutte queste operazione quella più pericolosa per l¹ambiente è la discarica, che sembrerebbe la più semplice. Perché? perché la discarica produce un liquido schifoso e pieno di ogni genere di veleni che si insinua nelle fessure della roccia e va a inquinare le falde acquifere. Una volta
che una FALDA E¹ INQUINATA CI VOGLIONO DECENNI O SECOLI PER RIPULIRLA.

Per preparare una discarica ben fatta ci vuole un terreno particolare ­ poco poroso ­ e una preparazione accurata per impermeabilizzarla, un sistema di raccolta di questo liquido schifoso ­ IL PERCOLATO ­ e un impianto per trattare il percolato. Per fare bene una discarica ci vuole almeno un anno. Ma di tutto questo non c¹è traccia nel piano muscolare del Berlusconi.

Con l¹esercito e la prepotenza si vogliono imporre discariche primitive di cui la Campania pagherà il prezzo per decenni.

Cosa fare allora? A breve non c¹è altra scelta che mandare i treni in Germania o presso chiunque voglia selezione e bruciare la mondezza indifferenziata, pagando.
Entro sei mesi si può avviare la raccolta differenziata che può dimezzare la mondezza, quindi un paio di discariche da fermentazione ben fatte e quindi l¹inceneritore di Acerra per quello che avanza, tra due anni.

“L¹alternativa Berlusconica” è riempire tutti i buchi disponibili, avvelenare le acque della Campania e ritrovarsi il problema tra tre anni.
Perché lo fanno? Di questo parleremo un¹altra volta.

Domenico Milesi, ingegnere.
http://www.europeanconsumers.it/

Written by cantieresocialenapoli

29 Giugno 2008 alle 14:19

Gruppo di acquisto solidale: aggiornamenti

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Alcuni aggiornamenti sulla questione del gruppo di acquisto solidale, dopo l’incontro che abbiamo fatto a Forno Vecchio con Massimo Lampa dei friarielli.

Il GAS ‘E friarielli” è parte della cooperativa di commercio equo e solidale ‘E pappaci”. I partecipanti al GAS sono in alcuni casi soci della cooperativa, ma sono anche esterni. Tra i partecipanti al GAS c’è chi si impegna in prima persona nell’organizzazione, e chi invece è solo acquirente.

Regole del GAS dal punto di vista economico. Per poter dare a chiunque la possibilità di partecipare come vuole, senza sentirsi né in colpa né sfruttato dagli altri, il gruppo ha stabilito la seguente regola: i partecipanti pagano con diverse percentuali di maggiorazione a seconda del loro impegno nella faccenda:

- 5% per le persone disponibili a dare una mano operativamente nella gestione dell’acquisto

- 10% ai soci della cooperativa, che pur non partecipando attivamente alle attività relative all’acquisto specifico, sostengono comunque la cooperativa

- 20% agli esterni, che hanno comunque piacere ad avere prodotti di buona qualità, spesso biologici, sempre solidali.

Mi sono inserita nel gasettiello della bottega, e dal Cantiere Arcipelago Napoli ci sono anche Erminia Romano e Aldo Pappalepore, e adesso si è aggiunta Susi Veneziano.

Se ci sono altri interessati a partecipare, potremmo fare un gasettiello del Cantiere. Fatemelo sapere, perché stiamo valutando il numero di aderenti, e i bisogni potenziali, per darci un’organizzazione adeguata. L’obiettivo è partire a settembre con il fresco (ortofrutta)

Al momento abbiamo effettuato solo l’acquisto del parmigiano, a cui ho partecipato attivamente, e uno sporadico acquisto di prova di verdura per verificare la qualità del fornitore. C’è stata anche una call per olio e vino, per la quale io mi sono fatta una passeggiata in Cilento, e l’ho preso anche per gli altri.

Al momento il GAS funziona solo per acquisti di alimenti e bevande non deperibili facilmente. Anni fa c’era stata un’esperienza di acquisto di fresco (orto frutta), ma venuto meno il produttore, si era arenato il tutto, anche perchè la gestione è molto faticosa.

Tuttavia, visto che per una serie di vicende l’interesse per i GAS è aumentato, e ci sono molte persone che si stanno inserendo nel circuito, ci siamo incontrati per riprendere a ragionare sul fresco ortofrutta, anche perché riteniamo il GAS si animi più facilmente se c’è la continuità dell’incontro e degli acquisti legati al fresco.

Alcuni membri storici avevano da tempo iniziato a censire possibili nuovi fornitori, per cui ci siamo incontrati per discutere delle varie opzioni e dei fornitori possibili.

Abbiamo avuto un incontro con un fornitore di Francolise (Capua), che ci rifornirebbe di ortaggi freschi, fagioli, conserve di pomodoro, carne (vitello, maiale, pollo, coniglio), uova. E potrebbe procurare tramite aziende vicine frutta e pane.

Presto incontreremo anche Fuori di Zucca, di una cooperativa sociale di Aversa (coop. di GESCO) che pure stanno partendo con la produzione di ortaggi.

Questi sono i primi due fornitori con cui stiamo partendo per vedere come va. Sono piccoli, per cui i gasettielli verranno ripartiti tra i 2 fornitori.

Finora ci stiamo muovendo in maniera un po’ improvvisata. A volte abbiamo creato casini dal punto di vista organizzativo, soprattutto alla bottega che di fatto è il riferimento logistico attuale.

Sicuramente la macchina organizzativa va messa a punto. Questa forma di economia si basa sulla fiducia, richiede disponibilità di tempo e manovalanza spicciola, e si arena in mancanza di profondo rispetto reciproco.

Tutto questo ha però attivato una serie di eventi a catena, come sempre avviene quando le persone, che condividono un’idea forte, si incontrano. In questo caso l’elemento di aggregazione è l’economia solidale.

Ad esempio, nella riunione tra i gasettielli, Aldo Pappalepore ha portato il volantino della marcia Acerra-Napoli, e il Gas ha aderito. Varie persone tra Gas e bottega hanno partecipato.

È venuta fuori anche l’iniziativa del Comitato spazi pubblici, per cui sia la cooperativa che il Gas hanno aderito alla manifestazione, e sabato 28 giugno a Scampia, alla gara culinaria, sarà presente la bottega con un proprio banchetto.

Massimo ed io siamo andati poi in Regione Campania, al Se.SIRCA, e ci siamo fatti 4 chiacchiere con Assunta di Mauro (mia amica), Nello Lalla (funzionario referente per l’agricoltura biologica) e Maria Rosaria Ingemito (funzionario referente per l’agricoltura a lotta integrata,) che sta effettuando anche delle ricerche sullo stato dei suoli in Campania. Scopo dell’incontro è creare una connessione tra le nostre iniziative dal basso e la funzione istituzionale della regione sia di promozione delle imprese locali che di controllo e vigilanza. L’incontro è stato interessante, abbiamo recuperato nominativi di imprese di prodotti biologici locali. C’è anche la disponibilità ad ulteriori momenti di incontro e alla partecipazione a tavoli di lavoro tecnici di approfondimento su: economia solidale, filiere corte, prodotti biologici.

La sperimentazione nella II municipalità è realizzata su progetto della Regione, proprio dall’ufficio di Nello Lalla.

Questa esperienza mi sta confermando quanto ho avuto modo di dire in altre occasioni nel Cantiere: ritengo che c’è un grande bisogno di fatti e azioni, piuttosto che di parole e dichiarazioni di intenti.

Spesso, anche in questa fase di forte spinta dal basso per aggregarsi intorno a proposte comuni, se le proposte sono parole, rimangono vaghe.

Faccio un esempio che in questi giorni mi ha colpito.

Se mi avessero chiesto di promuovere un’iniziativa per facilitare la mobilità dei turisti a Napoli, sicuramente avrei pensato “che bella cosa!”, e avrei approfondito. Come me, forse molti altri, magari i mille e più che in molti agogniamo quando organizziamo iniziative. Ci dispiace sempre molto se ci ritroviamo in 4 gatti.

Strada facendo però avrei scoperto che l’obiettivo finale di quella iniziativa avrebbe portato alla creazione di un nuovo servizio, un bus turistico, chiamato Vulcano Buono, per portare i turisti napoletani al centro commerciale di Nola! E questa iniziativa non mi piace, per molti motivi, e mai darei il mio appoggio.

Allora, voglio provare a invertire il processo.

Da un lato perlustro le occasioni che mi sono date, qui e ora, di partecipare a cose di cui condivido l’obiettivo, l’azione specifica e la modalità di realizzazione, e aderisco operativamente. Mi preoccupo dopo, forse, di verificare eventuali etichette e cappelli. E questo per le proposte che vengono dagli altri.

Per quello che propongo io, parto dal definire un obiettivo, specifico e dettagliato, che voglio raggiungere, e intorno a quello inizio ad agire e a raccogliere consensi. Sicuramente alla partenza sarò sola o in 4 gatti, ma se l’idea è buona, si allarga.

Giovanna D’Alonzo

Written by cantieresocialenapoli

28 Giugno 2008 alle 12:44

Gruppo di acquisto solidale: aggiornamenti

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di Giovanna D’Alonzo

Alcuni aggiornamenti sulla questione del gruppo di acquisto solidale, dopo l’incontro che abbiamo fatto a Forno Vecchio con Massimo Lampa dei friarielli.

Il GAS ‘E friarielli” è parte della cooperativa di commercio equo e solidale ‘E pappaci”. I partecipanti al GAS sono in alcuni casi soci della cooperativa, ma sono anche esterni. Tra i partecipanti al GAS c’è chi si impegna in prima persona nell’organizzazione, e chi invece è solo acquirente.

Regole del GAS dal punto di vista economico. Per poter dare a chiunque la possibilità di partecipare come vuole, senza sentirsi né in colpa né sfruttato dagli altri, il gruppo ha stabilito la seguente regola: i partecipanti pagano con diverse percentuali di maggiorazione a seconda del loro impegno nella faccenda:

- 5% per le persone disponibili a dare una mano operativamente nella gestione dell’acquisto

- 10% ai soci della cooperativa, che pur non partecipando attivamente alle attività relative all’acquisto specifico, sostengono comunque la cooperativa

- 20% agli esterni, che hanno comunque piacere ad avere prodotti di buona qualità, spesso biologici, sempre solidali.

Mi sono inserita nel gasettiello della bottega, e dal Cantiere Arcipelago Napoli ci sono anche Erminia Romano e Aldo Pappalepore, e adesso si è aggiunta Susi Veneziano.

Se ci sono altri interessati a partecipare, potremmo fare un gasettiello del Cantiere. Fatemelo sapere, perché stiamo valutando il numero di aderenti, e i bisogni potenziali, per darci un’organizzazione adeguata. L’obiettivo è partire a settembre con il fresco (ortofrutta)

Al momento abbiamo effettuato solo l’acquisto del parmigiano, a cui ho partecipato attivamente, e uno sporadico acquisto di prova di verdura per verificare la qualità del fornitore. C’è stata anche una call per olio e vino, per la quale io mi sono fatta una passeggiata in Cilento, e l’ho preso anche per gli altri.

Al momento il GAS funziona solo per acquisti di alimenti e bevande non deperibili facilmente. Anni fa c’era stata un’esperienza di acquisto di fresco (orto frutta), ma venuto meno il produttore, si era arenato il tutto, anche perchè la gestione è molto faticosa.

Tuttavia, visto che per una serie di vicende l’interesse per i GAS è aumentato, e ci sono molte persone che si stanno inserendo nel circuito, ci siamo incontrati per riprendere a ragionare sul fresco ortofrutta, anche perché riteniamo il GAS si animi più facilmente se c’è la continuità dell’incontro e degli acquisti legati al fresco. Continua…

Written by cantieresocialenapoli

28 Giugno 2008 alle 12:41

Pensare agli ultimi per progettare la città

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Un documento che promuove un incontro pubblico, il 3 luglio alle ore 17 presso l’Istituto Italiano Studi Filosofici
E’ un’iniziativa che per molti versi riprende alcuni dei temi del nostro Cantiere e si propone di allargare gli arcipelaghi

PENSARE AGLI ULTIMI PER PROGETTARE LA CITTA’

A Napoli purtroppo ancora una volta i caratteri democratici delle istituzioni subiscono una fortissima compressione, ogni giorno donne e uomini vedono mortificati i loro più elementari diritti alla vita, alla salute, al lavoro, al dissenso. Si va sempre più imponendo una cultura che ha trasformato i diritti di tutti e di ciascuno in favori elargiti dai potenti di turno. Ritorna nella nostra città, ma anche in tutta la regione, quello che è stato chiamato nel passato il “modello terremoto” le scelte più importanti per la vita della città sono state sottratte al confronto politico e affidate a commissari straordinari, uomini di fiducia, padrini vecchi e nuovi. Le drammatiche vicende della gestione del ciclo dei rifiuti mettono ancor di più a repentaglio i diritti elementari delle persone e delle comunità, hanno acuito la tensione sociale e sancito, per via legislativa, che le persone che vivono in Campania sono persone dimezzate meno uguali agli altri del resto d’Italia. In questo clima la “cacciata” dei Rom con la violenza è il segno di un ulteriore imbarbarimento della vita civile in città. I gravi problemi della nostra città, dalla criminalità camorristica alla quotidiana invivibilità hanno motivazioni materiali e strutturali, ma anche motivazioni morali e culturali con la disintegrazione crescente del tessuto sociale che si manifesta nel dissolversi delle reti di solidarietà a scapito dei più deboli, degli ultimi, cui la città appare realtà ostile e dolorosa. La risposta non può essere quella della chiusura, dell’esclusione e della repressione ma pensiamo che questa città può cambiare solo con un impegno comune, partendo dai bisogni e dai diritti degli ultimi, in cui la sicurezza sia prima di tutto sicurezza sociale. Crediamo che sia possibile avviare un processo che per tappe sia in grado di dare contenuti ad un progetto per la città, un progetto che individui nella partecipazione di movimenti, forme auto-organizzate di società civile, di quelle intellettualità, pur non compromesse, che continuano ad assistere silenti al degrado della città, a quella rete, che pure esiste in città, e che si prende cura del “pubblico” e vuole in prima persona elaborare il proprio futuro. La crisi di democrazia che ci affigge può essere superata dalla partecipazione, dal contributo di tutti coloro che credono ancora che un’altra città sia possibile: una città in cui centro e periferia siano uniti per uscire dal degrado e siano in grado di elaborare proposte per una città vivibile e accogliente, una città che consideri l’ambiente e i beni comuni come risorsa pubblica a disposizione di tutti e non invece terreno di rapina e di consumo rapace e selvaggio da parte del mercato.
Napoli, 26 giugno 2008

Written by cantieresocialenapoli

27 Giugno 2008 alle 08:01

Pubblicato in cantiere sociale napoli

Un ricordo

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Un ricordo di Fabrizia Ramondino
di Enrico Pugliese
(“Il Manifesto”, 25 giugno 2008)

Molti altri sui giornali ricorderanno Fabrizia Ramondino come scrittrice, una delle più grandi nell’Italia di oggi, e come autrice impegnata socialmente, così come tutti sottolineeranno il continuo riferimento a Napoli della sua poesia e della sua prosa. In questo mio ricordo, invece, parlerò di lei come una compagna e come l’amica al centro di un larghissimo gruppo di persone di ogni generazione, di ogni provenienza sociale e di ogni mestiere, soprattutto, ma non solo, napoletane: personaggi che a volte – scomposti, mescolati e ricomposti – rientravano nei suoi libri, soprattutto quelli proletari, non a caso i più amati. Penso a Mario, pescatore e barcaiolo di Laurito, al quale dedicò una delle più belle poesie in Per un sentiero chiaro o a Giovanni di Arcangelo. Di ciascuno Fabrizia voleva sapere la storia antica e recente, voleva sentire di genitori e figli, di amici, coniugi e amanti e, quando eravamo giovani, soprattutto di fidanzati e fidanzate. Ma era nella sua natura che ogni rapporto di puro affetto avesse sempre un versante di scambio intellettuale, soprattutto con quelli che non erano intellettuali di mestiere. Non si può negare che ci fosse, in Fabrizia Ramondino, una vena di populismo, corrispondente peraltro, alla sua provenienza aristocratica; ma si trovava anche sempre, in lei, una forte solidarietà umana, condita da un pizzico di ironia. Forse anche da questi rapporti traeva il suo atteggiamento scanzonato nei confronti del potere, dei potenti, degli accademici, degli intellettuali illustri, di chiunque avesse un qualche motivo per darsi delle arie. E il suo non era certo un residuo sessantottino. Irridere al potere è qualcosa che accomunava tutti i suoi interventi sociali e politici, da quando negli anni ‘50 discuteva di controllo delle nascite e di diritti delle donne con le braccianti di Giugliano (mentre le donne più anziane tenevano gli uomini fuori dalla porta). A quell’epoca Fabrizia era militante del Psi, e anche di recente amava definirsi socialista e anarchica; lo riaffermò non molto tempo fa proprio sul manifesto a proposito dei fatti di Napoli, sottolineando che l’anarchia non è costituita solo di opposizione alla politica dirigistica ma anche e soprattutto di partecipazione. C’era poi un’altra peculiarità di Fabrizia che consisteva nell’andare contro le pratiche correnti, magari anticipando discorsi e forme di intervento che poi sarebbero diventati di moda: il suo stesso impegno con i bambini poveri dei quartieri di Napoli, tra la fine degli anni ‘50 e la prima metà degli anni ‘60 esprimeva la sua tendenza a fare politica in un modo diverso; perchéc’era davvero qualcosa di nuovo nell’idea di aprire un asilo per bambini poveri del quartiere San Lorenzo a Palazzo Marigliano a Napoli.

A quei bambini veniva insegnato in primo luogo, alla maniera di don Milani, l’importanza della parola, della scrittura e della cultura. Ma veniva consegnata loro anche una visione del futuro che contemplava sia la possibilità di un miglioramento sia una certa dose di realismo. Se dovessi scegliere un ricordo tra i tanti che ho di lei, me ne viene in mente uno di oltre trent’anni fa che è rimasto sempre nitido nella mia mente: non ha a che fare né con la scrittrice né con la militante, bensì con la persona dotata di una indomita volontà e con la sua incredibile capacità di lavoro, che conciliava così bene alla capacità di essere una madre affettuosa. Eravamo a Castrovillari, me la vedo ancora su un fianco, con in mano una matita per sottolineare il libro di Sebastiano Timpanaro, Sul materialismo storico. La mattina dopo saremmo andati in giro per riunioni, discussioni – e qualche litigio – come sempre.

Written by cantieresocialenapoli

27 Giugno 2008 alle 07:57

Pubblicato in cittadinanza sociale, cultura

Napoli. l’immondizia del mondo

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Il Manifesto 27/05/2008

Napoli. L’immondizia del mondo
Fabrizia Ramondino

Da quando ero bambina sotto i bombardamenti tedeschi, Napoli è stata sempre per me in stato di «emergenza» – basta leggere i libri di Domenico Rea sul dopoguerra. Che significa per me il verbo «emergere»? Questo: che quanto è nascosto, per esempio sotto i bei tappeti d’Italia e del mondo, qui, a Napoli, d’improvviso viene alla luce. L’immondizia napoletana altro non è che l’emergere di tutta l’immondizia prodotta nel mondo da un capitalismo sempre più selvaggio.
Un capitalismo che dietro l’immaterialità dominante della finanza, tende a occultare i produttori di beni agricoli, industriali o altri, trasformandoli sempre più in consumatori, questi sempre virtuali. Quanto all’attacco al campo rom a Ponticelli, che c’entri o no la camorra, esso è la manifestazione, questa volta ferocissima a Napoli, delle infinite e antiche guerre fra poveri; così come antico e noto è l’accanimento contro il capro espiatorio. Poco prima di morire, Brandel scrisse che Napoli è la porta dell’Oriente verso l’Occidente e viceversa, perciò la città ha attratto tanti turisti nordici in cerca di esotismi, perciò, se vedi in Tv le folle che protestano contro le discariche, esse somigliano tanto alle folle di Gaza, Beirut, Rio de Janeiro, delle banliues francesi o dei ghetti neri o latinoamericani negli Usa. Brandel scrisse anche che dopo l’Unità d’Italia avrebbe auspicato che la capitale ne fosse Napoli, la città più popolosa e fra le più attive del tempo. Chissà, forse in quel caso la «questione meridionale» non si sarebbe posta.
Appena arrivata all’età della ragione sono diventata una socialista anarchica pragmatica, la mia tesi di laurea su P.J. Proudhon uscì su Volontà nel 1965 la rivista fondata da Giovanna Berneri, vedova di Camillo, ucciso dagli stalinisti durante la guerra di Spagna. E tale sono rimasta occupandomi per quanto potevo in prima persona di bambini, analfabeti, disoccupati, operai in lotta contro la dismissione delle fabbriche, donne che chiedevano lavoro, asili, anticoncezionali e – a volte – solo il pane; battendomi contro i politici di destra o di sinistra che fossero.
Ho condiviso così la perenne emergenza napoletana – i cui picchi sono stati l’eruzione del Vesuvio del ‘44, il colera del ‘73, al terremoto dell’80. Ma mi sembra che l’emergenza rifiuti acquisti una valenza simbolica particolare tanto in senso proprio che metaforico: si contrappone infatti a un mondo virtuale, quasi sempre mediatico, in cui il culto della bellezza dei corpi umani, della igiene ossessiva dieteca e medica, della pulizia etnica, tende a esorcizzare la sofferenza, la malattia, la morte, il contagio con il vicino. Sicché nell’immaginario collettivo, spesso inconscio, l’immondizia che sommerge Napoli assume la stessa valenza dell’eruzione del Vesuvio che ricoprì la bella e lussuosa Pompei dei ricchi e dei potenti del tempo. «Le ricette dei medici non servono, scrisse Kafka, la difficoltà risiede nei rapporti umani» E Kafka se ne intendeva, perché era stato assiduo frequentatore dei circoli anarchici di Praga, ma anche perché per circa 20 anni fu funzionario dell’Ispettorato boemo contro gli infortuni sul lavoro.

Written by cantieresocialenapoli

25 Giugno 2008 alle 10:57

Pubblicato in condivisioni, cultura