Archive for Aprile 16th, 2008
Il 14 aprile 2008
di Nino Lisi
Il 14 aprile 2008, il 900 è finito. Socialismo e Comunismo, le grandi correnti culturali ed i grandi movimenti di lotta che i due termini evocano e che hanno caratterizzato e dato senso al secolo breve, sembrano usciti dall’orizzonte politico del nostro paese. La terza repubblica, di cui la tornata elettorale pare segnare l’inizio, nasce senza una sinistra politica.
Ciò è avvenuto negli stessi giorni in cui la FAO denuncia allarmata che in tutto il mondo c’è carestia – fenomeno che ci avevano detto che nella modernità non si sarebbe presentato – e i media, anche se relegandole in terzo e quarto piano, danno notizia di sommosse e morti per il pane in diversi paesi di questo pianeta. Senza dire che anche in questi giorni all’ininterrotta catena delle morti sul lavoro in terra italiana si sono saldati altri anelli.
Sembra dunque uno scherzo della Storia che la sinistra esca dalla scena parlamentare italiana proprio quando, per scongiurare la tragedia che incombe sul mondo ed anche sul nostro paese, di lei c’è maggiormente bisogno. Continua…
il 5 per mille al Tibet
Da 20 anni la ASIA ONLUS opera direttamente in Tibet costruendo ospedali, scuole e adottando a distanza monaci e studenti tibetani con l’obiettivo di tutelare la loro tradizione, cultura e spiritualità. Vi chiedo contro un grande genocidio culturale di sostenere il lavoro di Asia destinando il proprio cinque per mille a questa Associazione: basta inserire il codice fiscale di ASIA – 03556801003 e firmare l’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi – Modello Unico e 7302008 – per destinare il proprio 5×1000 ad ASIA anziché allo Stato. Chi è esonerato dalla dichiarazione dei redditi e riceve il CUD dal proprio datore di lavoro o dall’INPS, dovrà consegnare la scheda destinata al 5×1000, compilata e chiusa in busta bianca, allo sportello dell’ufficio postale o della banca, che lo trasmetterà gratuitamente all’Agenzia delle Entrate.Se desiderate aiutarci e volete richiedere altro materiale da diffondere, o se avete bisogno di ulteriori informazioni, potete contattare Linda Fidanzia al numero di telefono 06/44340034 o via email all’indirizzo l.fidanzia@asia-onlus.org. Un caro saluti a tutti.Luciano Stella
Adesso è tempo di politica
Adesso è tempo di politica, adesso è tempo di sinistra!
di Vincenzo Altomare
Tutti lo sappiamo, ma è utile di tanto in tanto ricordarcelo: alcune sconfitte possono diventare l’inizio di una rinascita profonda. Non si tratta della solita menata consolatoria, ma di un’analisi forte della situazione mondiale e nazionale in cui viviamo. Dalle urne esce vittorioso il progetto neoliberista di società, che prescrive la centralità della crescita e della produzione.
Un progetto che non conosce i cittadini ma solo i consumatori.
É nella natura del neoliberismo infischiarsene dell’autorevolissimo monito dell’IPCC (l’organo scientifico dell’Onu) che nel febbraio 2007 ha lanciato l’allarme: il nostro pianeta è in crisi, il modello di sviluppo della crescita non è più sostenibile, dal momento che la natura non ha più risorse da offrire. Insomma: non è più praticabile il mito di una crescita infinita e illimitata perchè viviamo in un mondo finito, limitato. Confindustria FMI, Banca Mondiale, Wto e ‘ndrangheta, presto se ne accorgeranno.
Ma io provo a lanciare il ’sogno di una cosa’ (Marx): e se, paradossalmente, proprio il trionfo della logica sviluppista facesse sorgere nell’intimo delle nostre coscienze l’anelito alla politica? Se proprio adesso avvertissimo l’intimo bisogno di un ‘disegno di civiltà’, di un orizzonte di senso entro il quale imparare a convivere tutti? Io continuo a sognare una società che nasca da questo anelito.
Non mi rassegno a vivere una realtà senza sogno, esattamente come il neoliberismo induce a fare. No: voglio continuare a coltivare il sogno di una realtà sociale diversa, dove l’economia è per i bisogni essenziali e non per il capitale, dove attraverso il lavoro gli uomini si ‘umanizzano’ e non si riducono a servi del portafoglio o delle transazioni finanziarie! Dove lavorare è diritto garantito e strumento per costruire una società giusta ed equa. Continuo a sognare un mondo dove al centro ci sono i bambini, le scuole, le comunità vive e vegete e non le Borse o le Banche!
Oggi, la mancanza di questo sogno ci fa vedere che un mezzo (economia) gestisce il fine (politica), al punto che proprio questo mezzo ha colonizzato il nostro linguaggio, il nostro immaginario collettivo. Usiamo sempre più l’inglese (family day, election day, vaffa day ecc..) non a caso. A scuola definiamo i nostri allievi come ‘capitale umano’, la proposta formativa come POF (Piano offerta formativa), i dirigenti sostituiscono i presidi e sono sempre più manager (devono far quadrare i conti). Sintomi di una colonizzazione delle coscienze e delle relazioni.
Bisogna invertire questa lugubre tendenza, oggi molto consolidata. Ecco perchè urge tornare alla politica: perchè politica è passione per gli altri, è ristabilire il rapporto fine-mezzi, dove il fine sono gli uomini e i beni comuni (acqua, aria, conoscenza, sole) e non Dow Jones, National Bank ecc.. Politica è pane e casa, è giustizia sociale e diritti, è tasse e lavoro. La politica è l’unico mezzo nonviolento di cui disponiamo per cambiare il mondo in cui viviamo.
Da sempre SINISTRA è proprio questo: il ritorno alla politica, il primato della politica per costruire autentica società. Il popolo italiano ci ha puniti perchè non ci ha riconosciuti. Oggi occorre una Costituente di Sinistra. Siamo chiamati dalla storia a rinascere, non a scomparire! Ora sappiamo benissimo che solo la coerenza ripaga. A sinistra non c’è spazio per i tatticismi: la sinistra non è nata per le poltrone ma per la giustizia e l’uguaglianza sociali. Ricordandoci di questo, forse in futuro dalle urne uscirà un verdetto molto diverso.
Castrolibero, 15 aprile 2008
Un commento sul voto
di Nino Lisi
Il 14 aprile 2008, il 900 è finito. Socialismo e Comunismo, le grandi correnti culturali ed i grandi movimenti di lotta che i due termini evocano e che hanno caratterizzato e dato senso al secolo breve, sembrano usciti dall’orizzonte politico del nostro paese. La terza repubblica, di cui la tornata elettorale pare segnare l’inizio, nasce senza una sinistra politica. Ciò è avvenuto negli stessi giorni in cui la FAO denuncia allarmata che in tutto il mondo c’è carestia – fenomeno che ci avevano detto che nella modernità non si sarebbe presentato – e i media, anche se relegandole in terzo e quarto piano, danno notizia di sommosse e morti per il pane in diversi paesi di questo pianeta. Senza dire che anche in questi giorni all’ininterrotta catena delle morti sul lavoro in terra italiana si sono saldati altri anelli.
Sembra dunque uno scherzo della Storia che la sinistra esca dalla scena parlamentare italiana proprio quando, per scongiurare la tragedia che incombe sul mondo ed anche sul nostro paese, di lei c’è maggiormente bisogno.
Il soprassalto d’ordine che sta sotto i risultati elettorali del nostro paese, in particolare delle regioni “ricche”, segnala che, di fronte all’annuncio che la pressione sui paesi “ricchi” delle migrazioni dei poveri è destinata ad aumentare e di fronte alla constatazione che gli effetti della recessione innescata dai sub prime statunitensi si scaricano anche su di noi, la tendenza a rinchiudersi nel proprio individualismo sta contaminando anche le fasce sociali in cui la solidarietà era più di casa. Non è una novità: quando si prevedono tempi tristi, se non nasce a sinistra la prospettiva di una risposta, la si cerca a destra. Il che – lo insegna la storia – è irto di rischi.
Sui motivi per i quali una risposta plausibile non la si è apprestata a sinistra si aprirà un dibattito ed un regolamento di conti che è facile prevedere sarà tanto più inconcludente quanto più feroce sarà. Bisognerebbe invece evitare di appuntarsi su ragioni contingenti, più di tattica che di strategia, più di breve momento che di respiro ampio, per cercare in profondità le ragioni per le quali l’Arcobaleno non si è presentato credibile.
La prima e più evidente è che il tentativo è stato strozzato sul nascere dal precipitare della crisi di governo e dallo scioglimento delle Camere. Bisogna riconoscere però che le formazioni che hanno promosse questa esperienza si sono presentate all’appuntamento, quale più, quale meno, largamente impreparate. Perché l’esigenza d’innovazione c’è.
La crisi della democrazia, quella della rappresentanza, l’ indebolimento dello stato-nazione non sono fatti contingenti; sono tra gli esiti della fase calante della parabola della modernità. Siamo ad un passaggio di epoca: paradigmi interpretativi, categorie concettuali e forme dell’agire, quali la forma partito, valide un tempo, sono oggi sorpassate. In una società complessa, nella quale l’intreccio delle relazioni cresce ed il numero delle decisioni si moltiplica, i tempi di reazione si allungano mentre la rapidità è un’esigenza, il problema del funzionamento delle istituzioni si pone.
Veltroni e, al suo seguito, Berlusconi hanno presentato la loro soluzione. Ambedue, pur con qualche differenza, vanno nella medesima direzione: a livello di società, la liquefazione delle soggettività e la loro confluenza in un’unica ed indistinta identità, quella della cittadinanza; a livello politico, la semplificazione del quadro mediante la formazione di aggregazioni non uniformi, ma compatte, in cui le identità si diluiscono sino a sfumare, ed imperniate sulla figura del leader come condizione perché il bipolarismo funzioni.
Delle due soluzioni possibili hanno scelto quella di rastremare la piramide del potere, concentrandolo. Potremo chiamare questo modello della democrazia dispotica oppure del dispotismo democratico, a seconda di come verrà gestito. Di questo si tratta.
L’altra soluzione, quella di rompere la chiusura individualistica in cui la società si è frammentata sotto la spinta dell’iperliberismo, altro frutto avvelenato della crisi della modernità, e di rinverdire la forza delle soggettività, esaltare la ricchezza della diversità dei soggetti sociali, strutturare a rete il potere moltiplicando i punti in cui si decide, facendo della partecipazione quindi un dato concreto ed efficace, quest’altra soluzione la sinistra non l’ha proposta. Nemmeno, forse, l’ha pensata. Qui sta a mio avviso la causa profonda della sconfitta dell’Arcobaleno. Le altre, la fallita esperienza di governo, lo scarso entusiasmo di alcune componenti, le rivalità e quant’altro, che pure ci sono state, contano assai meno.
Da qui dobbiamo partire.
L’innovazione che Veltroni e Berlusconi hanno proposto aderisce al vecchio paradigma della modernità e ne accetta tutte le conseguenze, cercando il primo solo di attenuarne l’impatto, se può; proponendo l’altro l’esaltazione dell’individualismo, crepi chi non ce la fa. Ambedue invocano la “crescita”, negandone la carica distruttrice per le persone e per l’ambiente.
La sfida che la sinistra ha di fronte è apprestare e praticare un paradigma nuovo della modernità. Su questo la sinistra deve rifondare la sua cultura. Un paradigma nel quale convergano gli apporti della lezione marxiana e quella del femminismo, l’apporto fondamentale dell’ecologismo e quello non meno importante del pacifismo; un paradigma capace di finalizzare scienza e tecnologia alla liberazione delle donne, degli uomini e della natura, sottraendoli al dominio del capitale. Un paradigma che serva a leggere la realtà e a trasformarla.
Il 14 aprile è finito il secolo breve. Non la storia.
Il pianeta, per dirla con Domenico De Masi, è a un bivio,: o la disperazione degli affamati del mondo porrà fine alla follia dell’Occidente e gli imporrà di cambiare modello di economia (leggi globalizzazione) e gli assetti delle società (leggi società di mercato), oppure gli equilibri ambientali si romperanno irrimediabilmente.
Un’alternativa però ci potrebbe essere: che sia l’Occidente a porre fine alla propria follia.
La sinistra potrebbe provarci. Anzi dovrebbe. La strada certo è in salita. Ma la natura che geme e le donne e gli uomini che soffrono chiedono di percorrerla
Dobbiamo cominciare dunque da capo. Ma non da zero, perché energie, movimenti, saperi per ricostruire la sinistra ci sono.
Il 14 aprile 2008, il 900 è finito. Socialismo e Comunismo, le grandi correnti culturali ed i grandi movimenti di lotta che i due termini evocano e che hanno caratterizzato e dato senso al secolo breve, sembrano usciti dall’orizzonte politico del nostro paese. La terza repubblica, di cui la tornata elettorale pare segnare l’inizio, nasce senza una sinistra politica.
Ciò è avvenuto negli stessi giorni in cui la FAO denuncia allarmata che in tutto il mondo c’è carestia – fenomeno che ci avevano detto che nella modernità non si sarebbe presentato – e i media, anche se relegandole in terzo e quarto piano, danno notizia di sommosse e morti per il pane in diversi paesi di questo pianeta. Senza dire che anche in questi giorni all’ininterrotta catena delle morti sul lavoro in terra italiana si sono saldati altri anelli.
Sembra dunque uno scherzo della Storia che la sinistra esca dalla scena parlamentare italiana proprio quando, per scongiurare la tragedia che incombe sul mondo ed anche sul nostro paese, di lei c’è maggiormente bisogno.
Il soprassalto d’ordine che sta sotto i risultati elettorali del nostro paese, in particolare delle regioni “ricche”, segnala che, di fronte all’annuncio che la pressione sui paesi “ricchi” delle migrazioni dei poveri è destinata ad aumentare e di fronte alla constatazione che gli effetti della recessione innescata dai sub prime statunitensi si scaricano anche su di noi, la tendenza a rinchiudersi nel proprio individualismo sta contaminando anche le fasce sociali in cui la solidarietà era più di casa. Non è una novità: quando si prevedono tempi tristi, se non nasce a sinistra la prospettiva di una risposta, la si cerca a destra. Il che – lo insegna la storia – è irto di rischi.
Sui motivi per i quali una risposta plausibile non la si è apprestata a sinistra si aprirà un dibattito ed un regolamento di conti che è facile prevedere sarà tanto più inconcludente quanto più feroce sarà. Bisognerebbe invece evitare di appuntarsi su ragioni contingenti, più di tattica che di strategia, più di breve momento che di respiro ampio, per cercare in profondità le ragioni per le quali l’Arcobaleno non si è presentato credibile.
La prima e più evidente è che il tentativo è stato strozzato sul nascere dal precipitare della crisi di governo e dallo scioglimento delle Camere. Bisogna riconoscere però che le formazioni che hanno promosse questa esperienza si sono presentate all’appuntamento, quale più, quale meno, largamente impreparate. Perché l’esigenza d’innovazione c’è.
La crisi della democrazia, quella della rappresentanza, l’ indebolimento dello stato-nazione non sono fatti contingenti; sono tra gli esiti della fase calante della parabola della modernità. Siamo ad un passaggio di epoca: paradigmi interpretativi, categorie concettuali e forme dell’agire, quali la forma partito, valide un tempo, sono oggi sorpassate. In una società complessa, nella quale l’intreccio delle relazioni cresce ed il numero delle decisioni si moltiplica, i tempi di reazione si allungano mentre la rapidità è un’esigenza, il problema del funzionamento delle istituzioni si pone.
Veltroni e, al suo seguito, Berlusconi hanno presentato la loro soluzione. Ambedue, pur con qualche differenza, vanno nella medesima direzione: a livello di società, la liquefazione delle soggettività e la loro confluenza in un’unica ed indistinta identità, quella della cittadinanza; a livello politico, la semplificazione del quadro mediante la formazione di aggregazioni non uniformi, ma compatte, in cui le identità si diluiscono sino a sfumare, ed imperniate sulla figura del leader come condizione perché il bipolarismo funzioni.
Delle due soluzioni possibili hanno scelto quella di rastremare la piramide del potere, concentrandolo. Potremo chiamare questo modello della democrazia dispotica oppure del dispotismo democratico, a seconda di come verrà gestito. Di questo si tratta.
L’altra soluzione, quella di rompere la chiusura individualistica in cui la società si è frammentata sotto la spinta dell’iperliberismo, altro frutto avvelenato della crisi della modernità, e di rinverdire la forza delle soggettività, esaltare la ricchezza della diversità dei soggetti sociali, strutturare a rete il potere moltiplicando i punti in cui si decide, facendo della partecipazione quindi un dato concreto ed efficace, quest’altra soluzione la sinistra non l’ha proposta. Nemmeno, forse, l’ha pensata. Qui sta a mio avviso la causa profonda della sconfitta dell’Arcobaleno. Le altre, la fallita esperienza di governo, lo scarso entusiasmo di alcune componenti, le rivalità e quant’altro, che pure ci sono state, contano assai meno.
Da qui dobbiamo partire.
L’innovazione che Veltroni e Berlusconi hanno proposto aderisce al vecchio paradigma della modernità e ne accetta tutte le conseguenze, cercando il primo solo di attenuarne l’impatto, se può; proponendo l’altro l’esaltazione dell’individualismo, crepi chi non ce la fa. Ambedue invocano la “crescita”, negandone la carica distruttrice per le persone e per l’ambiente.
La sfida che la sinistra ha di fronte è apprestare e praticare un paradigma nuovo della modernità. Su questo la sinistra deve rifondare la sua cultura. Un paradigma nel quale convergano gli apporti della lezione marxiana e quella del femminismo, l’apporto fondamentale dell’ecologismo e quello non meno importante del pacifismo; un paradigma capace di finalizzare scienza e tecnologia alla liberazione delle donne, degli uomini e della natura, sottraendoli al dominio del capitale. Un paradigma che serva a leggere la realtà e a trasformarla.
Il 14 aprile è finito il secolo breve. Non la storia.
Il pianeta, per dirla con Domenico De Masi, è a un bivio,: o la disperazione degli affamati del mondo porrà fine alla follia dell’Occidente e gli imporrà di cambiare modello di economia (leggi globalizzazione) e gli assetti delle società (leggi società di mercato), oppure gli equilibri ambientali si romperanno irrimediabilmente.
Un’alternativa però ci potrebbe essere: che sia l’Occidente a porre fine alla propria follia.
La sinistra potrebbe provarci. Anzi dovrebbe. La strada certo è in salita. Ma la natura che geme e le donne e gli uomini che soffrono chiedono di percorrerla
Dobbiamo cominciare dunque da capo. Ma non da zero, perché energie, movimenti, saperi per ricostruire la sinistra ci sono.
INCONTRO CON GOUTAM GHOSE
la Feltrinelli Libri e Musica
piazza dei Martiri, Napoli
Giovedì 17 aprile, ore 18
INCONTRO CON GOUTAM GHOSE
Viaggio nel mondo del Dalai Lama
Incontro con il regista indiano in occasione dell’uscita in dvd
del suo film documentario Impermanence
prodotto dalla Indrapur Cinematografica di Sergio Scapagnini
Intervengono
Annamaria Palermo
Sergio Scapagnini
Geshe Gedun Tharchin
L’impermanenza del tutto è una verità universale. Noi siamo nati per morire, ma la questione fondamentale della vita è come vincere il dolore tra la nascita e la morte.
Con questa emblematica frase Goutam Ghose descrive il senso di Impermanence, il suo film documentario sul quattordicesimo Dalai Lama, prodotto dalla Indrapur Cinematografica. Vincere il dolore è l’eterna ricerca dell’umanità e l’illusione di avvertire come permanente ciò che è passeggero induce all’errore e porta alla distruzione. L’unica soluzione dunque è avere una forte consapevolezza della propria responsabilità universale. Responsabilità che il Dalai Lama si assume con coraggio con le posizioni espresse nel difficilissimo rapporto tra il Tibet e la Cina.
Ne parliamo, in occasione dell’uscita del film in dvd, con il regista, la sinologa Annamaria Palermo, il produttore Sergio Scapagnini e il lama Geshe Gedun Tharchin, fondatore e direttore spirituale dell’Istituto Lamrim di cultura tibetana.
*** in allegato la copertina del dvd
‘Impermanence, Viaggio nel mondo di Sua Santità il Dalai Lama’.
Il film della durata di 1 ora trae origine dalle riprese che Goutam Ghose ha potuto effettuare nel corso di una lunga spedizione indocinese in Tibet godendo di speciali permessi grazie ai quali le cineprese sono entrate in luoghi mai prima visitati da “stranieri” e memo che mai ripresi cinematograficamente. L’incontro al Dharamsala, la sede del Suo esilio, con Sua Santità il Dalai Lama, ha poi aggiunto al film il contributo del Dalai Lama stesso che ha esposto il Suo pensiero sui rapporti con la Cina e sulla Sua alta visione della condizione dell’uomo in questo mondo sempre più globalizzato. Il film presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia è stato poi proiettato in occasione dei più importanti eventi internazionali legati ai temi del dialogo interreligioso, della pace e della non violenza, temi cari a Sua Santità il Dalai Lama. E’ stato possibile curare in modo particolare i contenuti speciali. Il più importante e originale tra gli extra è il discorso con cui sua Santità il Dalai Lama ha commentato il film al termine della proiezione, in occasione dell’ Anteprima Asiatica tenutasi a New Delhi. Inoltre, sempre tra gli extra del Dvd, il montaggio di riprese originali del Tibet non utilizzate nel film, dal titolo ‘Uno sguardo sul Tibet’, una selezione di immagini di backstage scattate nel corso degli incontri avuti con sua Santità, e nel corso delle riprese in Tibet e a Dharamsala, a cui si aggiungono due interviste, al Regista Goutam Ghose e al Produttore Sergio Scapagnini.
Goutam Ghose Regista, Compositore. A volte noto anche come: Gautam Ghosh. Dopo la laurea presso l’Università di Calcutta, inizia a lavorare in teatro come animatore e regista. Nel 1973 dirige il suo primo cortometraggio, “New Heart”. Nel 1979 esordisce alla regia del lungometraggio “Maa Bhoomi <http://it.movies.yahoo.com/m/maa-bhoomi/index-142143.html> “. Nel 1982 recita nel film di Buddhadev Dasgupta “The crossroad”, presentato al Festival di Venezia. Nel 1984 dirige “The Crossing <http://it.movies.yahoo.com/c/the-crossing/index-137863.html> ” che al Festival di Venezia riceve il premio FIPRESCI. Alcuni dei suoi lavori vengono premiati in festival prestigiosi quali Karlovy Vary, Sydney, Locarno, Berlino, Venezia, Cannes. Tra i suoi ultimi film ricordiamo “The Padam Boatman” (1993), “The Kite <http://it.movies.yahoo.com/k/the-kite/index-142060.html> ” (1994), “Gudia” (1997), “Ray” (1999), “Oltre le cime dell’Himalaya” e “Percezioni” (2001).
info:
INDRAPUR CINEMATOGRAFICA
Via di Valle Vescovo, 35
00189 Roma
Tel.: 06 33222116
Fax.: 06 33222033
indrapur@hotmail.com <mailto:indrapur@hotmail.com>
Chiara Pavolini
Responsabile Eventi
la Feltrinelli Libri e Musica
Via S.Caterina a Chiaia, 23
80123 Napoli
tel. 0812405465 (diretto) / 081 2405411
Tempo di politica
Adesso è tempo di politica, adesso è tempo di sinistra!
di Vincenzo Altomare
Tutti lo sappiamo, ma è utile di tanto in tanto ricordarcelo: alcune sconfitte possono diventare l’inizio di una rinascita profonda. Non si tratta della solita menata consolatoria, ma di un’analisi forte della situazione mondiale e nazionale in cui viviamo. Dalle urne esce vittorioso il progetto neoliberista di società, che prescrive la centralità della crescita e della produzione.
Un progetto che non conosce i cittadini ma solo i consumatori. Continua…
Il 14 aprile 2008
di Nino Lisi
Il 14 aprile 2008, il 900 è finito. Socialismo e Comunismo, le grandi correnti culturali ed i grandi movimenti di lotta che i due termini evocano e che hanno caratterizzato e dato senso al secolo breve, sembrano usciti dall’orizzonte politico del nostro paese. La terza repubblica, di cui la tornata elettorale pare segnare l’inizio, nasce senza una sinistra politica.
Ciò è avvenuto negli stessi giorni in cui la FAO denuncia allarmata che in tutto il mondo c’è carestia – fenomeno che ci avevano detto che nella modernità non si sarebbe presentato – e i media, anche se relegandole in terzo e quarto piano, danno notizia di sommosse e morti per il pane in diversi paesi di questo pianeta. Senza dire che anche in questi giorni all’ininterrotta catena delle morti sul lavoro in terra italiana si sono saldati altri anelli.
Sembra dunque uno scherzo della Storia che la sinistra esca dalla scena parlamentare italiana proprio quando, per scongiurare la tragedia che incombe sul mondo ed anche sul nostro paese, di lei c’è maggiormente bisogno. Continua…
Tempo di politica
Adesso è tempo di politica, adesso è tempo di sinistra!
di Vincenzo Altomare
Tutti lo sappiamo, ma è utile di tanto in tanto ricordarcelo: alcune sconfitte possono diventare l’inizio di una rinascita profonda. Non si tratta della solita menata consolatoria, ma di un’analisi forte della situazione mondiale e nazionale in cui viviamo. Dalle urne esce vittorioso il progetto neoliberista di società, che prescrive la centralità della crescita e della produzione.
Un progetto che non conosce i cittadini ma solo i consumatori. Continua…