Archive for Aprile 3rd, 2008
THE AGRONOMIST
Venerdi 4 Aprile 2008 ore 20.45 all’artgarage -pozzuoli
The Agronomist
di Jonathan Demme
Titolo originale: The Agronomist
Nazione: Usa
Anno: 2003
Genere: Documentario
Durata: 90′
Regia: Jonathan Demme
Sito ufficiale:
Cast: Jean Dominique
Produzione: Jonathan Demme, Peter Saraf, Bevin McNamara
Ancora tu

Ancora tu, appesa al trespolo.
Hai diciassette anni, stai in america da sei mesi e probabilmente della vicenda di Giuliano Ferrara non sai niente. Di aborto ne abbiamo parlato qualche tempo fa. Tu eri decisamente contraria all’idea che nella tua vita avresti mai potuto fare una cosa del genere e consideravi l’aborto non giusto nei confronti della vita; ma allo stesso tempo portavi rispetto per tua madre che di aborti ne aveva voluti fare e fatti, e non ti sognavi di dire che è giusto vietarlo per legge.
E tu non ti saresti sognata di andare, almeno credo, a tirare pomodori, strappare manifesti e a impedire di parlare a G.F.
Io invece, dall’alto dei miei 54, se G.F. stesse qui davanti a me, a tu per tu, lo picchierei, almeno idealmente, considerata la mia incapacità di agire e di concepire una violenza fisica. Lo picchierei per legittima difesa. Io ho paura quando sento che si strappano manifesti e che si toglie la parola, ho paura che, messa sul piano della forza fisica, la protesta si perda e a vincere sia il più forte fisicamente. Ho paura che non ci sia più giustizia e libertà per tutti e tutela per i più deboli. Ma godo quando sento parlare di ragazze che spontaneamente si presentano in 2000 per contestare G.F. e propendo per una spiegazione accorata di antifascismo; ma anche per una gratitudine accorata per un atto che, sempre idealmente, è di legittima difesa verso una provocazione violenta come quella di G.F.
Gli unici veri dubbi sono: 1) che G.F. proprio questo voleva e che questa risposta non lo ha sconfitto e isolato come merita; 2) che le ragazze anche così, forse, non esprimono veramente e fino in fondo quello che sentono e che vogliono essere libere di pensare, dire, fare.
Ne riparleremo quando torni e per adesso ti mando l’ennesimo pacco con jeans, magliette e il velo che mi hai chiesto, per la danza del ventre.
mamma tua
(sv)
su G.F. notizie da carta
sui fatti di ieri un commento di Miriam Mafai su La Repubblica
Ancora tu
Ancora tu, appesa al trespolo (in secondo piano).
Hai diciassette anni, stai in america da sei mesi e probabilmente della vicenda di Giuliano Ferrara non sai niente. Di aborto ne abbiamo parlato qualche tempo fa. Tu eri decisamente contraria all’idea che nella tua vita avresti mai potuto fare una cosa del genere e consideravi l’aborto non giusto nei confronti della vita; ma allo stesso tempo portavi rispetto per tua madre che di aborti ne aveva voluti e fatti, e non ti sognavi di dire che è giusto vietarlo per legge.
E tu non ti saresti sognata di andare, almeno credo, a tirare pomodori, strappare manifesti e a impedire di parlare a G.F.
Io invece, dall’alto dei miei 54, se G.F. stesse qui davanti a me, a tu per tu, lo picchierei, almeno idealmente, considerata la mia incapacità di agire e di concepire una violenza fisica. Lo picchierei per legittima difesa. Io ho paura quando sento che si strappano manifesti e che si toglie la parola, ho paura che, messa sul piano della forza fisica, la protesta si perda e a vincere sia il più forte fisicamente. Ho paura che non ci sia più giustizia e libertà per tutti e tutela per i più deboli. Ma godo quando sento parlare di ragazze che spontaneamente si presentano in 2000 per contestare G.F. e propendo per una spiegazione accorata di antifascismo; ma anche per una gratitudine accorata per un atto che, sempre idealmente, è di legittima difesa verso una provocazione violenta come quella di G.F.
Gli unici veri dubbi sono: 1) che G.F. proprio questo voleva e che questa risposta non lo ha sconfitto e isolato come merita; 2) che le ragazze anche così, forse, non esprimono veramente e fino in fondo quello che sentono e che vogliono essere libere di pensare, dire, fare.
Ne riparleremo quando torni e per adesso ti mando l’ennesimo pacco con jeans, magliette e il velo che mi hai chiesto, per la danza del ventre. Ciao
mamma tua
(sv)
su G.F. notizie da carta
Ancora tu

Ancora tu, appesa al trespolo.
Hai diciassette anni, stai in america da sei mesi e probabilmente della vicenda di Giuliano Ferrara non sai niente. Di aborto ne abbiamo parlato qualche tempo fa. Tu eri decisamente contraria all’idea che nella tua vita avresti mai potuto fare una cosa del genere e consideravi l’aborto non giusto nei confronti della vita; ma allo stesso tempo portavi rispetto per tua madre che di aborti ne aveva voluti fare e fatti, e non ti sognavi di dire che è giusto vietarlo per legge.
E tu non ti saresti sognata di andare, almeno credo, a tirare pomodori, strappare manifesti e a impedire di parlare a G.F.
Io invece, dall’alto dei miei 54, se G.F. stesse qui davanti a me, a tu per tu, lo picchierei, almeno idealmente, considerata la mia incapacità di agire e di concepire una violenza fisica. Lo picchierei per legittima difesa. Io ho paura quando sento che si strappano manifesti e che si toglie la parola, ho paura che, messa sul piano della forza fisica, la protesta si perda e a vincere sia il più forte fisicamente. Ho paura che non ci sia più giustizia e libertà per tutti e tutela per i più deboli. Ma godo quando sento parlare di ragazze che spontaneamente si presentano in 2000 per contestare G.F. e propendo per una spiegazione accorata di antifascismo; ma anche per una gratitudine accorata per un atto che, sempre idealmente, è di legittima difesa verso una provocazione violenta come quella di G.F.
Gli unici veri dubbi sono: 1) che G.F. proprio questo voleva e che questa risposta non lo ha sconfitto e isolato come merita; 2) che le ragazze anche così, forse, non esprimono veramente e fino in fondo quello che sentono e che vogliono essere libere di pensare, dire, fare.
Ne riparleremo quando torni e per adesso ti mando l’ennesimo pacco con jeans, magliette e il velo che mi hai chiesto, per la danza del ventre.
mamma tua
(sv)
su G.F. notizie da carta
sui fatti di ieri un commento di Miriam Mafai su La Repubblica
