Archive for Marzo 18th, 2008
Una nuova politica delle risorse territoriali per una nuova democrazia
Una nuova politica delle risorse territoriali per una nuova democrazia
Appello della Rete Campana Salute ed Ambiente per la costruzione di una assemblea pubblica regionale sulla crisi ambientale e democratica in Campania
La crisi ambientale che interessa la Campania, a partire dalla criminale gestione dei rifiuti, si intreccia indissolubilmente con la crisi della democrazia e dello stato di diritto, calpestati dalle logiche emergenziali e dal sistema partitico-affaristico. Le resistenze civili praticate in questi anni da comitati, associazioni e movimenti, pur avendo ostacolato scelte perniciose e denunciato le criticità della situazione, non riescono ancora a divenire forza di trasformazione degli equilibri politici responsabili della catastrofe in corso.
Gli ultimi sviluppi, con le ordinanze di febbraio del dimissionario governo Prodi (estensione dei contributi CIP 6 ai tre inceneritori campani, possibilità di bruciare le balle non a norma nel termodistruttore di Acerra), la decisione commissariale di affidare alla FIBE il completamento dell’impianto acerrano, la ripresa della occupazione militare dei siti di discarica, delineano la volontà governativa di arrivare ad una “soluzione finale” del problema rifiuti che nulla concede all’azione dei movimenti ed annichilisce la stessa dialettica democratica.
Riteniamo quindi necessario un confronto serrato tra le realtà di base e le comunità in lotta per affrontare adeguatamente la prossima riacutizzazione del conflitto e delineare una inversione di tendenza: un confronto ispirato alla massima apertura, incentrato su poche e semplici discriminanti:
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indipendenza da tutti i soggetti istituzionali, critica al sistema dei partiti e ricerca di nuove forme di democrazia avanzata nel governo pubblico
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promozione di uno sviluppo territoriale socialmente equo ed ambientalmente compatibile, fondato sulla tutela e riproducibilità delle risorse locali, teso a promuovere la massima occupazione e la difesa dei beni comuni
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promozione di una gestione dei rifiuti antitetica all’incenerimento, ispirata all’opzione rifiuti zero, fondata sulla riduzione degli scarti, il riuso dei prodotti ed il recupero della materia
Proponiamo a tutti i soggetti che nella nostra regione lottano per un diverso modello di governo del territorio, fondato sulla partecipazione popolare e la tutela delle risorse locali, di organizzare insieme una giornata di riflessione e confronto politico, con le seguenti finalità operative: fare il punto della situazione, confrontare le rispettive esperienze e strategie, verificare la possibilità di un programma di azioni comune. L’iniziativa dovrebbe inoltre informare e coinvolgere i cittadini sulle attività in corso dei movimenti e delle associazioni, mirando ad una buona visibilità pubblica.
Data l’urgenza dell’iniziativa, che non deve comunque essere né schiacciata né strumentalizzata dalla campagna elettorale, e considerati i tempi necessari alla sua convocazione, proponiamo di organizzarla per sabato 5 aprile (previa verifica degli spazi disponibili e delle disponibilità dei soggetti partecipanti).
A nostro avviso, i due principali temi di discussione dovrebbero essere:
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le strategie attivabili dal basso per contrastare la crisi della democrazia e dello stato di diritto nel governo del territorio
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le scelte tecniche ed organizzative necessarie ad avviare immediatamente la transizione ad una diversa gestione dei rifiuti e la bonifica dei territori inquinati
La strutturazione è tutta da discutere. Pensavamo ad una prima articolazione tra momenti di discussione rivolti prioritariamente ai soggetti organizzati (assemblea, dibattito) ed iniziative di informazione rivolte prioritariamente ai cittadini (proiezioni, mostre). Per quanto riguarda la prima, va valutata l’opportunità di mantenere la discussione in forma plenaria oppure articolarla per tematiche. In ogni caso, occorre calibrare il limitato tempo a disposizione, conciliando l’esigenza di una discussione approfondita e partecipata con quella di concretizzare una serie di proposte operative condivise. Invitiamo tutti i soggetti interessati a questa proposta a discuterne insieme, a partire dalla redazione un manifesto di convocazione.
Napoli, 15 marzo 2008 Rete Campana Salute ed Ambiente
Emergenza rifiuti in Campania: Salute, news letter del Commissariato sul web

È on line all’indirizzo http://www.cgrcampania.it/ il sito del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania.
Il Commissariato ha deciso di costruire un sito web per rendere conto in tempo reale delle attività sul campo e costruire uno strumento di comunicazione aggiornato e utile per informare cittadini, operatori e professionisti coinvolti.
Oltre a una copertura delle notizie e dei comunicati ufficiali, il sito propone una serie di approfondimenti su temi di salute legati all’emergenza rifiuti, fornendo dati aggiornati prodotti dal Servizio Sanitario della Regione Campania, con il coordinamento del Ministero della Salute e la collaborazione delle istituzioni scientifiche nazionali e internazionali più importanti (Istituto Superiore di Sanità, Organizzazione Mondiale della Sanità ecc). Qui le schede informative informative su:
Emergenza rifiuti in Campania: Salute, news letter del Commissariato sul web
Emergenza rifiuti in Campania: il Commissariato sbarca sul web
È on line all’indirizzo http://www.cgrcampania.it/ il sito del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania.
Il Commissariato ha deciso di costruire un sito web per rendere conto in tempo reale delle attività sul campo e costruire uno strumento di comunicazione aggiornato e utile per informare cittadini, operatori e professionisti coinvolti.
Oltre a una copertura delle notizie e dei comunicati ufficiali, il sito propone una serie di approfondimenti su temi di salute legati all’emergenza rifiuti, fornendo dati aggiornati prodotti dal Servizio Sanitario della Regione Campania, con il coordinamento del Ministero della Salute e la collaborazione delle istituzioni scientifiche nazionali e internazionali più importanti (Istituto Superiore di Sanità, Organizzazione Mondiale della Sanità ecc).
In particolare, si possono trovare schede informative su:
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rifiuti e rischio diossina Cos’è la diossina? Dove si trova e come si sviluppa? Quali i rischi per la salute?
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profilo chimico-tossicologico delle diossine Quali sono le proprietà chimiche e fisiche della diossina? E quali le possibili fonti principali di diossina in agricoltura?
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topi, parassiti e spazzatura Cani, gatti, topi, gabbiani e insetti: esiste un rischio di infezioni trasmesse da questi animali alle persone? In Campania, qual è l’andamento negli ultimi anni delle malattie veicolate da questi animali all’uomo?
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le malformazioni congenite in Campania (con il commento di Pierpaolo Mastroiacovo e Gioacchino Scarano) Qual è la situazione relativa alle malformazioni in Regione? Le malformazioni congenite in Campania sono più frequenti che in altre aree italiane o europee?
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rifiuti e malattie infettive I rifiuti possono causare epidemie? Qual è l’andamento delle malattie infettive negli ultimi anni in Campania?
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questioni di salute in Campania Quanto e di cosa si muore in Campania? Quali sono le principali cause di mortalità e a quali fattori di rischio sono legate?
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il Ministero della Salute risponde Una serie di semplici e brevi domande e risposte per rispondere ai quesiti più comuni sull’emergenza rifiuti.
Si confida che queste informazioni possano rappresentare un valido strumento di supporto alle attività dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta: per i dettagli, consulta quindi il sito http://www.cgrcampania.it/.
Emergenza rifiuti in Campania: Salute, news letter del Commissariato sul web

È on line all’indirizzo http://www.cgrcampania.it/ il sito del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania.
Il Commissariato ha deciso di costruire un sito web per rendere conto in tempo reale delle attività sul campo e costruire uno strumento di comunicazione aggiornato e utile per informare cittadini, operatori e professionisti coinvolti.
Oltre a una copertura delle notizie e dei comunicati ufficiali, il sito propone una serie di approfondimenti su temi di salute legati all’emergenza rifiuti, fornendo dati aggiornati prodotti dal Servizio Sanitario della Regione Campania, con il coordinamento del Ministero della Salute e la collaborazione delle istituzioni scientifiche nazionali e internazionali più importanti (Istituto Superiore di Sanità, Organizzazione Mondiale della Sanità ecc). Qui le schede informative informative su:
L’avidità è nemica del mercato
MARCO PANARA
«Greed is good predicava Michael Douglas nelle vesti di Gordon Gekko, nel film Wall Street, del 1987 greed is right». Non è vero. L’avidità (greed) non è né buona né giusta. E, quel che più conta, dal punto di vista del sistema, non funziona. Se ne discute dai tempi di Adamo Smith ed anche da prima, ma l’evidenza ci dice che quando l’avidità si allarga e diventa pervasiva, all’economia fa tutt’altro che bene.
La crisi finanziaria nella quale è precipitato il mondo, che sarà lunga e faticosa da digerire, «la più grave dopo quella del ‘29», l’ha definita Steven Pearlstein sul Washington Post ancora nel dicembre scorso, è figlia proprio dell’avidità.
L’avidità non è una cosa nuova, accompagna l’uomo da sempre e, presumibilmente, non lo lascerà. Per lunghissimi periodi della storia è stata legale, l’avidità di re e baroni che impoverivano il proprio popolo, poi con il «no taxation without representation», con le monarchie costituzionali e le democrazie, l’avidità di stato è stata temperata, regolata, almeno dove la democrazia è arrivata. E’ rimasta l’avidità privata, dei singoli, più o meno (meno, in realtà) contrastata da regole che guardavano all’interesse generale.
Poi è accaduto qualcosa: la deregulation, la benvenuta liberalizzazione dei mercati, l’altrettanto benvenuto crollo del comunismo, fatto sta che è cominciata una nuova fase, dominata dalla finanziarizzazione dell’economia e, in particolare, dalla finanziarizzazione del credito. Ottimi passaggi, ai quali il mondo deve anni di fiorente sviluppo, l’allargamento dell’area del benessere, l’esplosione delle tecnologie. La globalizzazione. Ma deve, e cominciamo ora a pagarne lo scotto, anche dell’altro: il rischio che l’avidità, se istituzionalizzata, industrializzata, portata a modello sociale, possa mettere a repentaglio molto di quello che si è costruito.
L’aspetto morale lo lasciamo ad altri. Prendiamo l’aspetto funzionale: l’avidità rischia di uccidere i mercati liberi e aperti che tanta prosperità hanno creato. Il problema non è il singolo individuo, di personaggi avidi ce ne sono stati sempre e sempre ce ne saranno. E’ piuttosto nel fatto che la finanziarizzazione dell’economia e del credito hanno istituzionalizzato e industrializzato un sistema nel quale il reddito di breve periodo conta e vale di più della reputazione, di più della costruzione o della creazione di qualcosa. Vale in se, è la chiave del successo sociale e, nel breve periodo, del successo almeno borsistico dell’impresa.
La questione del ‘giusto profitto’ è irrisolvibile, ma quando imprese finanziarie guadagnano miliardi di dollari e singoli, persone fisiche, dopo dodici mesi di lavoro portano a casa decine di milioni di dollari, in alcuni casi centinaia e in qualcuno anche miliardi, e non per aver scoperto la cura contro il cancro né qualcosa che sostituisca il petrolio, un’evidenza si pone. C’è la sensazione che più che di ricchezza creata, si tratti di ricchezza spostata, trasferita da alcune tasche ad altre.
Negli Stati Uniti, la culla di questo modello, se ne discute da mesi, in Europa la Germania combatte una battaglia solitaria contro questo tipo di eccessi. Ma la questione, ancora una volta, non sono i singoli, è la tenuta del sistema.
La parola ‘greed’, avidità, ricorre spesso nei titoli dei commenti dei media americani sulla crisi scatenata dai subprime. C’è una specie di consensus sul fatto che si sia come rotta una diga, e c’è preoccupazione per tutto quello che può scappare fuori da quella falla. La finanziarizzazione del credito è stata una innovazione strepitosa, al servizio dell’espansione dell’economia. Le cartolarizzazione dei rischi assunti dalle banche e la rivendita dei titoli rappresentativi di quei rischi ha consentito da una parte di distribuire il rischio e dall’altra di ampliare la capacità di credito del sistema, e questo ha dato un grande contributo alla crescita del prodotto mondiale. Poi però quello strumento, via via più sofisticato, è diventato una gallina dalle uova d’oro, una slot machine che creava utili miliardari per le investment bank che li collocavano, bonus milionari per i giovani finanzieri che li costruivano, decine di milioni per le società di rating che ne valutavano l’affidabilità, redditi elevati (almeno all’inizio) per gli investitori che li acquistavano (spesso senza sapere che cosa compravano veramente).
Con questo giochetto del rischio che finiva in tasca di chissà chi, i primi che lo assumevano non si sono curati abbastanza della solvibilità dei debitori e della qualità delle garanzie, contava di più il guadagno immediato. Il futuro sarebbe stato un problema di altri.
Il guadagno elevato ha fatto aggio sulla professionalità, sulla prudenza, sulla rispettabilità, in tutti i passaggi della catena. Ora la frittata è fatta e la lista dei danni si allunga giorno dopo giorno: le banche, gli hedge fund, i private equity, le famiglie che hanno acquistato una casa con un mutuo e quelle che vorrebbero acquistarla ma trovano chiusa la porta della banca che dovrebbe finanziarle, le imprese che trovano meno credito in giro ed a prezzi assai più cari, l’economia insomma, tutta.
Secondo alcuni dietro l’istituzionalizzazione dell’avidità, che da individuale è diventata aziendale, c’è la pressione dei risultati trimestrali, la corte di analisti e di investitori che si aspettano redditi sempre crescenti, un ritorno sul capitale del 10 per cento non basta, uno del 15 soddisfa a mala pena, uno del venti va bene, ma comunque deve continuare a crescere. E, viene da chiedersi, come può un ritorno sul capitale investito del 20 per cento essere realizzato stabilmente senza togliere qualcosa ai clienti, ai fornitori o ai dipendenti? Ed è un obiettivo al quale la finanza nel suo complesso può tendere, o che può pretendere, senza creare nel medio periodo problemi all’economia? E un progressivo spostamento del reddito prodotto dal lavoro al capitale, fenomeno già vistosamente in atto da almeno dieci anni a questa parte, non crea rischi alla coesione e alla stabilità sociale?
Uno dei sintomi della malattia, proprio all’interno dei mercati borsistici, è già percepibile. E’ la lunga catena dei delisting, che altro non è che la fuga da meccanismi che non riconoscono i valori e i risultati di aziende sane che, deprezzate, preferiscono tirarsi fuori.
Quanto all’industrializzazione dell’avidità oltre alle letture sociologiche che raccontano di una società in cui il patrimonio conta più del lavoro e di quello che viene costruito con il lavoro, è la sola garanzia di libertà di scelta, di azione e di stabilità in un mondo forse non a caso sempre più precario la discussione pone al centro il sistema degli incentivi, i meccanismi delle retribuzioni, legati ai risultati di breve periodo e del tutto sconnessi con la stabilità di quei risultati nel tempo.
Discussioni aperte. Resta quella falla nella diga, una falla larga, che tocca i meccanismi profondi della società in cui viviamo e ancora di più il futuro che ci aspetta. Perché se il castello era di carte, e quel castello è crollato, all’avidità che era stato il fragile cemento con il quale era stato costruito si sostituisce la paura, la voglia di mettere toppe frettolose, la tentazione di iperregolamentare, si ricreano le condizioni per un ritorno dei protezionismi e dei nazionalismi. Ovvero di tutto ciò che con l’apertura e la liberalizzazione dei mercati, e con i successi ottenuti per questa via, credevamo di aver messo nell’angolo.