Cantiere Sociale Arcipelago Napoli

creare ponti per pensare una città diversa

Archive for Marzo 14th, 2008

Il Percorso partecipativo al Bilancio 2008 della Regione Lazio

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PERCORSO PARTERCIPATIVO

BILANCIO 2008

La Regione Lazio ha avviato un processo di partecipazione alle proprie scelte economiche e finanziarie. Il percorso di partecipazione al Bilancio 2008 è stato un percorso ragionato che ha adeguatamente miscelato forme di partecipazione volontaria con una selezione di campioni rappresentativi. Sono stati invitati le cittadine e i cittadini di sei comuni laziali e tre municipi romani a due iniziative cadenzate nel tempo. I comuni sono stati scelti fra i 114 che stanno sperimentando processi di partecipazione al bilancio, su iniziativa e sollecitazione regionale. La selezione del campione comunale è avvenuta tenendo conto dei seguenti due criteri: dimensione geografica e collocazione territoriale. Si è quindi tenuto altresì conto della densità demografica e della necessità di rappresentare tutte e 5 le province laziali. Nel dettaglio le realtà territoriali coinvolte sono state: Bracciano, Corchiano, Genzano, Priverno, Scandriglia, Sora, i Municipi di Roma XI, XIII e XVII. In ciascuno dei comuni (o municipi) sono stati organizzati due incontri. Nella prima delle due iniziative pubbliche sono state illustrate ai partecipanti le politiche regionali e le opzioni possibili su quattro grandi questioni. Nel secondo incontro, dopo avere dato il tempo ai partecipanti di leggere la documentazione da noi prodotta e di riflettere su quanto illustrato, gli stessi sono stati divisi in gruppi e con l’ausilio di facilitatori hanno espresso le loro opinioni e hanno suggerito modifiche o integrazioni.

Le quattro aree tematiche prescelte sulle quali abbiamo concentrato il processo di partecipazione pubblica sono state:

1) le politiche ambientali e agricole. Le alternative poste sono state: potenziare l’utilizzo di fonti rinnovabili; potenziare il sistema di raccolta differenziata; favorire il risparmio energetico; incrementare la qualità e la sicurezza dei prodotti agroalimentari;

2) le politiche del lavoro. Qui le alternative poste sono state: migliorare la capacità del servizio per l’impiego nel far incontrare domanda e offerta di lavoro; implementare il fondo per il reddito sociale garantito; implementare gli strumenti per favorire l’emersione del lavoro sommerso;

3) le politiche per la mobilità. Le alternative poste sono state: implementare il sistema pubblico di mobilità sostenibile integrata; ridurre la circolazione delle merci su strada; realizzare un sistema di infomobilità;

4) le politiche sociali. Le alternative sono state: implementare fondi di assistenza/beneficenza per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale; implementare la rete dei servizi sociali.

Complessivamente sono stai illustrati ai cittadini 12 argomenti. Per ciascuno di essi sono stati spiegati i pro e i contro di ognuno in modo da permettere loro di dare una risposta partendo da un livello, il più elevato possibile, di conoscenza del problema e del tema. L’intento non è stato quello di mettere in contrapposizione i temi, bensì di selezionare le priorità. Non si trattava quindi di scegliere tra l’una o l’altra proposta ma di evidenziare le iniziative a cui dare maggiore sostegno tra le 12 proposte presentate. Per ognuna di esse i partecipanti hanno avuto modo di esprimersi con un voto da 0 a 100. Stessa possibilità è stata concessa in una sorta di decima assemblea virtuale ai navigatori in rete. Infatti attraverso internet era possibile per tutti gli altri cittadini informarsi sul percorso di partecipazione, scaricare il modulo ed inviarlo in formato elettronico.

Guardando ai numeri totali hanno presenziato agli incontri circa 5 mila persone a cui vanno aggiunti il migliaio di contatti sul sito. Dei circa 6 mila cittadini che hanno volontariamente partecipato agli incontri (reali e in rete) è stato selezionato un campione di 300 persone, prescelto per fasce di età, luogo di provenienza, titolo di studio e attività professionale. Questo campione si è reso disponibile a compilare un approfondito questionario nel quale ha votato con una preferenza da 1 a 100 ciascuna delle 12 opzioni presentate. Possiamo qualificare tale partecipazione come una partecipazione informata. Gli è stato riconosciuto un impatto deliberante visto che se ne è tenuto conto nella successiva redazione del documento contabile. Per questo il processo si è concluso prima della approvazione in Giunta della proposta di legge finanziaria 2008. All’interno dei questionari ogni cittadina o cittadino poteva esprimere, come detto, un voto da 0 a 100. Per cui il voto massimo per ciascuna delle 12 opzioni non avrebbe potuto superare comunque la quota 30 mila.

I risultati raggiunti sono così sintetizzabili:

1. Il potenziamento del sistema di raccolta differenziata ha ottenuto 23.121 voti.

2. Il potenziamento dell’utilizzo di fonti rinnovabili di energia ha ottenuto 22.542 voti.

3. L’incremento della qualità e della sicurezza dei prodotti agro-alimentari ha ottenuto 19.967 voti.

4. Il potenziamento dei metodi di risparmio energetico 19.862 voti.

5. Il miglioramento del servizio di offerta/domanda di lavoro 19.772 voti.

6. L’implementazione degli strumenti per favorire l’emersione del lavoro sommerso 19.717 voti.

7. Il rafforzamento della rete dei servizi sociali 19.679 voti.

8. Il sostegno al sistema di mobilità sostenibile integrato 19.105 voti.

9. La riduzione della circolazione di merci su strada 17.352 voti.

10. L’implementazione del reddito sociale garantito 17.267 voti.

11. La creazione di un fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale 16.636 voti.

12. La realizzazione di un sistema di info-mobilità 16.016 voti.

Una analisi dei dati e dei risultati ci porta alle seguenti tre considerazioni finali:

• I trecento che si sono espressi con un voto su dodici questioni tutte importanti e tutte già prese in considerazione dall’amministrazione in questa proposta di legge di bilancio regionale hanno comunque evidenziato una particolare sensibilità sulla questione ambientale. Ha sicuramente avuto una influenza in questo senso il grande impatto mediatico avuto dal premio nobel concesso al Comitato delle Nazioni Unite che ha lanciato l’allarme sul clima e sui rischi per il pianeta.

• Lo scarto di voti tra le varie opzioni è limitato. Nessuna delle dodici opzioni è stata ritenuta non degna di avere almeno 50 voti in media.

• Ha meno

appeal

tutto ciò che è programmatico rispetto a ciò che ha un impatto immediato sulla vita delle persone.

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 22:25

Fin dove è giusto che si giunga

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Sono stata al convegno della Regione Campania sui nuovi fondi strutturali, tenuto questa mattina all’Hotel Vesuvio. Ho ascoltato con attenzione tutte le relazioni, il dibattito e le conclusioni del Presidente che ha chiuso il suo intervento con le parole “non darò un centimetro di unghia alla possibilità irresponsabile di non continuare (….) fino a che è giusto che si giunga”.
Insieme alla parola termovalorizzatore, il dove sia giusto giungere è dunque la seconda verità, ahimè, oggettiva (e anche verità “obiettivo”), di difficile valutazione sulla quale siamo chiamati, noi cittadine e cittadini della Campania, a riflettere e a esprimerci. Non a decidere, ovviamente, perchè non sta a noi, almeno per ciò che riguarda i destini della Giunta. Sul termovalorizzatore, invece, quella verità assoluta che si era andata determinando nei fatti appare nuovamente mossa verso la discrezionalità dalle novità che l’uscente governo ci ha consegnato e che hanno riconsegnato all’impianto il carattere di termodistruttore o di inceneritore che dir si voglia. E dunque domani ad Acerra si manifesta contro, con tutti i crismi della responsabilità e della legittimità politica.
Ho già detto in altri momenti quello che penso sulla “verità” che una crisi della giunta e un’elezione regionale, in questo momento, ci porterebbero ad una situazione ancora peggiore di quella che c’è. Mi aspettavo e mi aspetto ancora che prenda forma e consistenza materiale, almeno nei limiti del possibile, una nuova politica e una nuova amminsitrazione regionale, di cui la nuova leva di assessori sembra essere solo una piccolissima cosa, parziale, obbligata e non si sa fino a che punto realmente incisiva. A giudicare dalle cose che stanno iniziando a fare Ganapini e D’Antonio sembrerebbe che qualcosa stia iniziando a cambiare. Faccio l’esempio di D’Antonio che ha posto al centro del suo mandato, da lui stesso definito “transitorio”, il confronto con le parti sociale nella programmazione economica della Regione.
E stamattina di partenariato e di concertazione si è parlato molto, ma lo si è fatto solo con gli attori della concertazione sociale e del partenariato istituzionale, con due sindaci uno di cs e uno di cd, due rappresentanze di imprese, confindustria e confagricoltura, tre rappresentanze sindacali (indovinate quali!). E senza la rappresentanza di una bella fetta della cittadinanza sociale: dell’associazionismo, della cooperazione, dei precari, dei comitati civici, degli studenti ecc…, nemmeno di uno per tutti. Ne’ si e fatto minimamente cenno a quest’”altra” partecipazione, a quest’”altro” partenariato, che pure sembra in questi ultimi mesi essere l’unico aggancio ancora esistente tra la politica e le persone. Forse nessuno lì sapeva, ed era interessato a sapere, che ad esempio in Toscana è stata approvata ed è vigente una legge sulla partecipazione sociale che rivoluziona i modi di fare programmazione, amministrazione e gestione nell’intervento pubblico regionale e locale. Forse sarebbe bene iniziare da una cosa così per dare l’impressione di voler cambiare profondamente, o almeno farne cenno come insegnamento e obiettivo da lasciare in eredità a chi verrà, quando sarà giusto essere giunti.
A parte queste considerazioni negative, devo dire che mi ha fatto un certo effetto tornare (momentaneamente) a casa (a contatto con una giunta che per me è stata di casa fino a un anno e mezzo fa) dopo tanto tempo. E dove dire che ho avuto l’impressione che gli spazi di cambiamento e di partecipazione si stiano iniziando ad aprire. A parte le assenze rilevanti di cittadinanza attiva, che ribadisco fondamentali e discriminanti, ma che forse in questa circostanza e in questo momento sono bilateralmente sublimate come relazioni impraticabili, si è trattato di un convivio molto affollato: da amministratori istituzionali e direttivi interni alla Regione e alle istituzioni locali, più che dai soliti esterni; da gente della sinistra più che della coalizione di centro-sinistra. E si è trattato di un dibattito acceso e a filtri lenti, nel quale ha iniziato D’Antonio a tirare scudisciate e a chiamare gli assessori competenti a dare risposte precise, aprendo la strada ad una partecipazione anche fortemente critica, purchè vogliosa di andare avanti.
E la voglia critica di passi avanti verso un futuro meno peggiore si è chiaramente espressa prima nelle parole del sindaco di Castellammare, che ha fatto cenno, unico, alle pratiche di partecipazione sociale nelle decisioni del suo comune e ha lanciato l’idea di occuparsi delle “città medie” e dell’integrazione tra i programmi negoziati e partecipati che ogni comune da solo riesce a fare; poi in quelle del rappresentante della Confagricoltori che accoratamente ha chiesto uno stop sul territorio di Acerra, un massiccio intervento sulle bonifiche e soprattutto l’approvazione immediata del PTR rendendo manifesto e chiaro a tutti che in assenza di questa approvazione la terra della Campania sarà devastata dalle opere infrastrutturali e dall’inurbazione che l’investimento dei fondi strutturali ha p0rtato e porta con sè.
Le altre parti sociali, e ahimè il sindacato tutto, 3 su 3, non hanno dato segnali di soggettiva messa in discussione, se non per dire che la concertazione non può significare solo che ciò che dicono le parti al tavolo va accettato e basta, e che la concertazione non è solo quella del tavolo regionale (e qui ho sperato tanto che finalmente si parlasse della partecipazione estesa alla cittadinanza….) ma anche quella dei singoli assessorati !
Riassumo infine il resto delle conclusioni del Presidente che ha vivamente rimarcato il risultato quantitativo di spesa del Por e fortemente sottolineato che nella nuova programmazione si è risposto sia agli errori del ciclo appena concluso (la dispersione espressa dal numero altissimo di beneficiari, 600, e dal numero troppo elevato di assi e dispositivi di intervento) sia alle richieste del partenariato, ponendosi come obiettivo la riduzione almeno alla metà, ma meglio ancora ad un terzo, del numero dei beneficiari, e la riduzione degli assi.
La Regione punta destinare il 40% delle risorse comunitarie 2007-2013 a 30 grandi progetti e ad avviare subito iniziative provinciali di discussione per la definizione di questi progetti regionali, contando su decisivi passi avanti nella concertazione grazie anche a un avanzamento della discussione e della eleborazione all’interno delle parti sociali e del partenariato istituzionale.
Una particolare enfasi è stata posta sulle osservazioni che D’Antonio aveva introdotto in tema di spesa pubblica allargata, mostrando che il volume di spesa destinato al Mezzogiono e alla Campania segna valori molto diseguali tra Nord e Sud, a netto svantaggio del Sud. Appare per questo necessario insistere, certamente sui “nostri” errori e sulle “nostre” incapacità rispetto alla qualità di spesa, ma è anche necessario far sentire la voce del Mezzogiorno, di un Sud sempre più debole, persino nella rappresentazione mediatica e per ogni vicenda sociale e politica che lo riguarda, e sempre più centro di contraddizioni e conflitti non solo per il livello istituzionale e politico, ma anche a tutti gli altri livelli, dentro Confindustria, dentro i sindacati, dentro le organizzazioni sociali.
La strada che la Regione ha davanti pone dunque essenzialmente come obiettivi le due verità:
sui rifiuti, i temi istituzionali del consiglio e della giunta nel contribuire all’uscita dall’emergenza rifiuti, le bonifiche a cui si potrannno destinare ancora altri finanziamenti oltre gli 800 milioni già assegnati, la differenziata a cui si potranno dare altre risorse e fissare valori di ammissibilità e premilaità per l’accesso ai fondi strutturali, e il termovalorizzatore;
sull’economia della regione, l’avvio per tempo della programmazione dei nuovi fondi europei, con il traguardo di vedere partire entro l’anno almeno 15 grandi progetti, dando perciò una priorità assoluta, in consiglio regionale, all’approvazione del PTR, vero e fondamentale quadro di riferimento per gli interventi da realizzare.
Si concluderebbe così la via del Presidente, fino a dove sia giusto giungere.
Rafforzare la partecipazione dal basso è la terza verità oggettiva che mi sento, a conclusione di questo report non neutrale, di assumere ed è quella che per me conta più delle altre, come assoluta.
sv

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 20:00

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Fin dove è giusto che si giunga

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Sono stata al convegno della Regione Campania sui nuovi fondi strutturali, tenuto questa mattina all’Hotel Vesuvio. Ho ascoltato con attenzione tutte le relazioni, il dibattito e le conclusioni del Presidente che ha chiuso il suo intervento con le parole “non darò un centimetro di unghia alla possibilità irresponsabile di non continuare (….) fino a che è giusto che si giunga”.Continua…

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 17:55

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Una storia di lavoro debole

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Una Soria di lavoro debole*

Dal 2002 esiste nella regione Campania un sistema informatizzato, l’osservatorio sul mercato del lavoro, che permette il monitoraggio degli eventi che riguardano i rapporti di lavoro subordinato e le persone in cerca di lavoro. L’osservatorio traccia le storie delle persone che cercano lavoro o che vengono assunte, e le storie delle imprese verso il lavoro.

Questa è la storia di un lavoratore presente nell’osservatorio, la storia di un operaio generico che siamo andati a cercare e abbiamo ritrovato nell’osservatorio dopo aver letto su un giornale che quell’operaio si era tolto la vita nella fabbrica in cui lavorava.

E’ la storia vera della morte per disperazione di un lavoratore interinale. Ricordiamo tutti i numerosi casi di suicidio dei cassintegrati negli anni 70. Ricordiamo bene come lo studio di quei casi evidenziasse quanto fosse dura la condizione dell’operaio della grande fabbrica privato di ogni possibile prospettiva di ricollocazione e, per questo, spesso disperatamente escluso. La storia di esclusione nel caso che qui raccontiamo riguarda anch’essa un operaio, un operaio comune, quarantenne. E sembra avere in comune con le storie dei suicidi dei cassintegrati proprio l’assenza di prospettive di soluzione. Ciò che colpisce in particolare, tuttavia, è il segno dell’assenza dei diritti, un segno che differenzia questa storia dalle vicende dei cassintegrati e che è reso ancor più marcato dalla visibilità nell’osservatorio dei passaggi attraverso il lavoro interinale compiuti da questo lavoratore: un’assenza visibile e legale.

Benito è’ nato nel 64, un anno dopo la riforma della scuola media unificata. Benito è segnalato nell’osservatorio con il titolo di licenza media inferiore e con la qualifica di OPERATORE GENERICO DI PRODUZIONE, uno degli svariati modi di definire l’operaio generico, il manovale comune.

Dal 2002, precisamente dal 16 settembre 2002, Benito risulta presente nell’Osservatorio. In quel giorno, stando a quanto registrato, egli si è recato al Centro per l’impiego e ha rilasciato l’obbligatoria dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Il Centro per l’impiego, in base alle informazioni rilasciate e ai dati in suo possesso, lo ha identificato come un inoccupato di lunga durata accreditandogli 12 mesi di anzianità di disoccupazione.

Ufficialmente dunque Benito non ha precedenti esperienze di lavoro. E’ un uomo adulto senza curriculum e senza referenze. Probabilmente le sue esperienze passate sono state irregolari e dunque non danno referenze. Il mercato del lavoro tende ad attribuire un valore rilevante al curriculum e alla presenza di precedenti esperienze di lavoro. I giovani ne stanno assumendo la consapevolezza e tendono a tesaurizzare ogni tipo di esperienza formativa e di lavoro. Per un adulto che ha sempre lavorato in nero presentarsi così, senza esperienze è impossibile. Sarebbe sufficiente il riconoscimento di un semplice diritto di autocertificazione delle esperienze lavorative pregresse, per evitare una etichetta imbarazzante di “inoccupato di lunga durata” che certo non aiuta a competere sul mercato.

Benito resta per altri tre anni un inoccupato di lunga durata. Questa condizione si interrompe il 19 settembre 2005. Benito a 41 anni è diventato un occupato precario. Lavora in una impresa edile, con un contratto a termine, fino alla fine dell’anno. Il 31 dicembre il suo primo lavoro finisce. E’ durato meno di quattro mesi. Benito torna ad essere senza lavoro, la durata della disoccupazione resta superiore a 12 mesi perché con un lavoro precario di durata inferiore a quattro mesi è possibile non perdere l’anzianità di disoccupazione. Da inoccupato è finalmente diventato un disoccupato, perché ha ufficialmente avuto una prima esperienza di lavoro certificabile. Non ha tuttavia maturato il diritto a percepire alcun indennizzo di disoccupazione perché il suo periodo di lavoro ed il relativo pagamento dei sui primi contributi assicurativi e previdenziali sono troppo brevi.

Una delle regole fondamentali del mercato del lavoro italiano, sopravvissuta al ciclone della rimozione dei lacci e laccioli normativi, è infatti quella che vincola il diritto all’indennità di disoccupazione. Il lavoratore ha diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione se può far valere almeno due anni di assicurazione contro la disoccupazione involontaria e almeno 52 contributi settimanali nei due anni precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro; ha diritto a un’indennità ridotta se ha lavorato almeno 78 giornate nell’anno precedente e possiede almeno un contributo settimanale versato prima del biennio precedente l’anno in cui viene chiesta l’indennità. Come si può notare è di difficile accesso anche la sola comprensione del meccanismo! Nel caso del lavoro a termine e soprattutto del lavoro interinale, come vedremo, questi vincoli sono molto penalizzanti e portano alla esclusione prolungata di gran parte dei lavoratori.

Benito resta disoccupato di lunga durata per quattro mesi e mezzo. Il 17 maggio 2006 Benito diventa un lavoratore interinale e inizia a vivere di “missioni” che fanno riferimento tutte alla stessa agenzia interinale e alla stessa impresa utilizzatrice. L’esperienza dura in tutto quattro mesi, ma si tratta di quattro mesi molto movimentati:Benito lavora in tutto per 99 giorni ma per ben cinque volte la sua missione è in scadenza e soggetta a proroga.

Mercoledì 17 maggio Benito inizia una missione di 3 giorni che terminerà il venerdì. Forse si tratta di un periodo di prova. Se è così l’esito forse è incerto perché la prima proroga, che fortunatamente arriva, è di soli 7 giorni, fino al venerdì successivo. Le prestazioni di Benito devono essere soddisfacenti, visto che alla scadenza ottiene un rinnovo di ben 14 giorni. Per due settimane può finalmente stare più tranquillo. Anche la successiva scadenza va a buon fine, con altre due settimane. Dopo ormai 5 settimane e mezzo di lavoro, con una proroga di transito della durata di tre giorni che probabilmente è solo un accorgimento amministrativo utile a completare il computo delle settimane, Benito ottiene un prolungamento dell’attività per ben due mesi, fino al 31 agosto. Gli altri vanno in ferie, e forse è per questo che per lui si apre una buona strada, o forse perché è questo il periodo di picco di produzione per l’azienda utilizzatrice di Benito lavoratore. Dal 31 agosto 2006 le proroghe cessanno.

La sconcertante sequenza di eventi che Benito ha vissuto per mettere insieme 3 mesi e mezzo di lavoro, non costituisce un caso isolato. L’osservatorio ci permette di analizzare tempi ed eventi di questi tipi di lavoro, così come è stato fatto nel caso specifico, anche per tutti i lavoratori di cui si registrano i movimenti. Osserviamo che in un’azienda del tipo di quella che ha “utilizzato” Benito sono almeno 80, di preciso 83, i lavoratori che si trovano in condizioni analoghe.

Nell’insieme della regione Campania il numero medio di giornate di lavoro ad interim nel periodo osservato (dal 2002 ad oggi) è stata pari a 55,5 per ogni lavoratore, e a 14 giorni per evento. Ogni lavoratore conta mediamente circa 4 eventi. Nei settori tradizionali di produzione, come l’agroalimentare o il tessile-abbigliamento, i valori sono ancora più bassi per durata delle attività e più alti per numero di eventi e dunque i lavoratori sono soggetti a ripetute proroghe per continuare le loro missioni se non a ripetute interruzioni. E’in questi settori che il lavoro interinale interessa soprattutto operai generici e personale non qualificato. Ed è su questi settori che l’osservazione dei dati disponibili mostra non esservi alcuna discontinuità da parte delle imprese nei periodi di ricorso complessivo al lavoro interinale durante l’anno, il che fa pensare che si possa escludere una causalità legata alla stagionalità delle produzioni o ai picchi di produzione. Le imprese, in altri termini, sembrano usare gli stessi sistemi e gli stessi ritmi di durata, scadenza e proroga, durante tutto l’anno e per tutti i dipendenti, salvo piccolissimi gruppi di uno o due addetti cui sono riservati trattamenti migliori. Questo insieme di informazioni, che certo meriterebbero analisi più approfondite, indurrebbe ad ipotizzare che il lavoro interinale nei settori tradizionali assuma in molti casi caratteristiche di flessibilità abbastanza rassomiglianti a quelle proprie del lavoro avventizio e a cottimo.

Dal 1 settembre 2006 Benito torna dunque ad essere un disoccupato di lunga durata. Non c’è un altro lavoro subito disponibile. Anche questa volta Benito non ha lavorato abbastanza a lungo: continua a conservare l’anzianità di disoccupazione; ma continua anche a non percepire nessun indennizzo a causa dei lacci e laccioli che puniscono i lavoratori precari.

Trascorre il mese di settembre e a metà ottobre, il 16 ottobre, Benito riesce a trovare un nuovo lavoro, non interinale, un contratto a termine, della durata prevista di 6 mesi. Il 5 febbraio questo lavoro finisce. L’osservatorio registra come motivo della cessazione che Benito si è dimesso.

Basta uno stupido incidente stradale che t’inchioda per un po’ alle stampelle e fa sparire, con lo stipendio, il tuo fragile equilibrio di precario” (Il Mattino 10 maggio 2007). Da quanto riportato sulla stampa Benito aveva avuto un incidente ed era rimasto per un po’ di tempo senza lavoro. Era poi tornato al precedente impiego interinale, che probabilmente comparirà registrato nell’osservatorio con gli aggiornamenti del prossimo mese. “Non ha timbrato il cartellino del turno che dalle 6 alle 14 l’avrebbe tenuto a confezionare imballaggi, sino a fine mese, scadenza da contratto” (ibidem). A detta dell’azienda utilizzatrice, si era in procinto di assicurargli una nuova proroga. Sorge spontanea la domanda: per quanti giorni e quante proroghe ancora ?

Si può vivere, si può resistere così ?Evidentemente no. Il 9 maggio 2007 Benito muore. Si impicca nella fabbrica. “Fuori, nel piazzale, l’hanno trovato altri operai impegnati ad ampliare l’area aziendale. Un fantoccio col cappio alla gola. Appeso a una corda, penzolante da una colonna di ferro”(ibidem).

Le cose per Benito avrebbero potuto cominciare ad andare un po’ meno male. Proprio in questo periodo avrebbe maturato finalmente i due anni dal suo primo versamento assicurativo contro la disoccupazione e avrebbe avuto diritto almeno all’indennità ridotta di disoccupazione: un inizio di accesso al welfare.

Benito lascia con la sua morte disperata una ferita profonda. Benito molto probabilmente quando ha incontrato il lavoro a tempo determinato ed il lavoro interinale si è messo alle spalle il lavoro nero. Forse per scelta, perché ha pensato che si sarebbe incanalato in un percorso di progressivo inserimento e di possibile stabilità. O forse per necessità, perché queste erano le uniche condizioni possibili per lavorare nelle imprese che nella zona fanno continuamente assunzioni, tante assunzioni, danno lavoro. O forse perché così gli ha consigliato o così poteva aiutarlo, raccomandarlo, un amico o un parente. Nella storia riportata dalla stampa si fa riferimento anche a questa possibilità. Il nero che emerge non sembra mandare bagliori di luce.

* di S.Veneziano, Pubblicato su Carta Mensile, n.5, 2007 “Napoli un posto al sole”

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 17:32

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Tendenze globali dell’occupazione femminile 2007
Studio ILO allerta sulla « femminilizzazione » dei lavoratori poveri

Giovedì 8 marzo 2007ILO/07/06

GINEVRA (Notizie dall’OIL) — Le donne al mondo che lavorano non sono mai state così numerose, tuttavia il persistere di differenze rispetto ai lavoratori uomini a livello di status, sicurezza del posto di lavoro, salario e accesso all’istruzione sta contribuendo alla « femminilizzazione dei lavoratori poveri ». È quanto emerge da un nuovo studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), pubblicato in occasione della Giornata mondiale della donna1.

Secondo il Rapporto sulle tendenze globali dell’occupazione femminile – sintesi 20072, il numero delle donne presenti sul mercato del lavoro – siano esse occupate o in cerca di occupazione – ha raggiunto il livello più elevato. Nel 2006, secondo le stime dell’ILO, dei 2,9 miliardi di lavoratori nel mondo 1,2 miliardi erano donne.

Nonostante ciò, sempre secondo l’ILO, sono sempre più numerose le donne senza lavoro (81,8 milioni), occupate in lavori poco produttivi nel settore agricolo o nei servizi o quelle che, a parità di mansioni rispetto agli uomini, ricevono salari più bassi. L’ILO ha anche aggiunto che la percentuale di donne in età lavorativa che ha un’occupazione, o cerca un lavoro, ha smesso di crescere ed in alcune regioni è anche diminuito, anche perché un numero sempre maggiore di giovani donne decide di studiare anziché lavorare.

« Nonostante alcuni progressi, sono ancora troppe le donne oggi che svolgono lavori mal remunerati, spesso nell’economia informale, senza adeguata protezione giuridica, con scarsa o nessuna protezione sociale e con un livello di precarietà molto alto », ha dichiarato il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia. « Promuovere il lavoro dignitoso come strumento fondamentale per il raggiungimento dell’uguaglianza tra uomini e donne è un percorso che permetterà di aumentare il livello dei salari e di accrescere le opportunità di lavoro per le donne e di far uscire molte famiglie dalla morsa della povertà ».

Il rapporto aggiunge che per consentire alle donne e alle loro famiglie di uscire dalla povertà è indispensabile creare opportunità di lavoro dignitoso che permetta loro di svolgere un’attività produttiva e ben remunerata in condizioni di libertà, sicurezza e dignità umana. In caso contrario, il processo di femminilizzazione dei lavoratori poveri continuerà e rischierà di essere un problema anche per le prossime generazioni.

Il rapporto inoltre rileva che oggi un numero maggiore di donne in età lavorativa ha un lavoro retribuito (47,9 per cento) rispetto a 10 anni fa (42,9 per cento). Tuttavia, lo studio fa notare che più una regione è povera, più le donne rischiano, rispetto agli uomini, di non essere retribuite quando collaborano in imprese familiari o di lavorare per conto proprio per redditi minimi.

Accedere ad un lavoro retribuito è una tappa essenziale verso la libertà e l’autodeterminazione per molte donne, sostiene l’ILO. Nonostante ciò, nelle regioni più povere del mondo la percentuale di donne che lavorano in imprese familiari, sul totale degli occupati, è di gran lunga superiore a quella degli uomini ma con meno probabilità per le donne di essere retribuite.

Nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia del sud-est, 4 donne lavoratrici su 10 sono classificate come collaboratrici in imprese familiari, contro 2 uomini su 10. Nell’Asia del sud, il rapporto è di 6 donne su 10 contro, anche qui, soltanto 2 uomini su 10 nella stessa condizione. In Medio Oriente e nell’Africa del nord le proporzioni sono di 3 donne su 10 ed un solo uomo su 10.

Secondo il precedente Rapporto sulle tendenze globali dell’occupazione femminile (2004)3 le donne rappresentavano almeno il 60 per cento dei lavoratori poveri nel mondo – coloro che lavorano ma non guadagnano abbastanza per innalzare, se stessi e le proprie famiglie, al di sopra della soglia di un dollaro al giorno per persona. Secondo il rapporto lanciato oggi dall’ILO « non c’è ragione di credere che questa situazione sia cambiata negli ultimi due anni o che cambierà a breve ».

Le differenze diminuiscono, ma persistono

Secondo i dati dell’ILO, nel 2006 le donne rischiavano più degli uomini di rimanere disoccupate. Il tasso di disoccupazione femminile era infatti del 6,6 per cento, contro una disoccupazione maschile del 6,1 per cento.

A livello globale, il rapporto fra occupazione e popolazione – che indica quanto le economie traggono beneficio dal potenziale produttivo della propria popolazione in età lavorativa – è molto più basso per le donne che per gli uomini. Infatti, solo la metà delle donne economicamente attive (oltre i 15 anni) possiede un lavoro, mentre per gli uomini il rapporto è di 7 su 10.

Questa disparità nei dati tra uomini e donne riguardo al tasso di occupazione della popolazione è ancora più evidente in Medio Oriente e nell’Africa del nord, dove poco più di 2 donne su 10 lavorano, contro quasi 7 uomini su 10.

Lo studio rileva che questa differenza è comunque diminuita in tutte le regioni del mondo negli ultimi 10 anni, ad eccezione dell’Africa sub-sahariana dove è rimasta inalterata e nell’Asia dell’est dove si è registrato addirittura un aumento.

Lo studio inoltre menziona prove della persistenza di differenze salariali. Nella maggior parte delle regioni e in vari settori, pur svolgendo lo stesso lavoro, le donne guadagnano meno ma alcuni dati mostrano che la globalizzazione può contribuire a ridurre queste differenze per alcuni tipi di occupazione.

Un’analisi dei dati disponibili per sei categorie professionali evidenzia che, nella maggior parte delle economie, le donne guadagnano ancora il 90 per cento o anche meno dei loro colleghi uomini. Anche per lavori tradizionalmente femminili, come ad esempio le infermiere e le insegnanti, permane la differenza salariale.

Infine, anche se il tasso di alfabetizzazione delle donne è oggi più elevato rispetto a 10 anni fa, nella maggior parte delle regioni del mondo l’accesso ai vari livelli di istruzione rimane ancora molto sbilanciato tra donne e uomini. Inoltre, il 60 per cento dei giovani che abbandonano gli studi è costituito da ragazze, spesso perché devono aiutare in casa o andare a lavorare. Il rapporto sottolinea che il fatto che queste ragazze non possano finire gli studi, anche primari, toglie loro l’opportunità di dare una svolta al proprio futuro.

I risultati del Rapporto sulle tendenze globali dell’occupazione femminile di quest’anno sono solo parzialmente incoraggianti. Le differenze di genere stanno diminuendo, ma lentamente. Il rapporto conclude che « creare opportunità di lavoro dignitoso e produttivo per le donne è possibile, come mostrato dai progressi elencati nel rapporto. Tuttavia, i soggetti politici non solo devono porre la questione dell’occupazione al centro delle politiche sociali ed economiche, ma devono anche riconoscere che le sfide affrontate dalle donne nel mondo del lavoro richiedono interventi mirati a risolvere problemi specifici ».

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 17:26

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Lavoro e dopo-lavoro: il vuoto che uccide

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LA DIGNITA’ NEGATA *
Lavoro e dopo-lavoro: il vuoto che uccide
di Santo Della Volpe

Uno strano destino attraversa oggi Torino e non è la prima volta che accade ,nella sua storia industriale. Perché nell’area produttiva torinese il pericolo per i lavoratori arriva sempre nei momenti critici. Così è accaduto per i 7 operai morti alla Thyssenkrupp, il 6 dicembre scorso, morti,secondo l’inchiesta della Procura di Torino,proprio perché la fabbrica si stava avviando alla chiusura e quindi diminuivano,nella logica del risparmio aziendale,le manutenzioni ordinarie. Così è avvenuto anche per Luigi Roca,operaio di un’altra azienda del gruppo Thyssenkrupp, la Berco di Rocca Canadese: morto suicida per mancanza di lavoro,cioè di lavoro interinale che l’azienda non gli ha confermato. A 37 anni,significava restare sulla strada, con moglie e figli. Con il lavoro, ha scritto, “ho perso la dignità”: e la memoria di Torino torna dunque , come in un perverso ciclo che si ripete, al dopo Cassa Integrazione dei 23.000 operai Fiat del 1980.
Anche in quel caso, con l’uscita dalla fabbrica,si usciva da un ruolo, da una “dignità” che aveva caratterizzato la vita di ciascuno di quegli operai. E se molti, per fortuna, hanno trovato nella licenza da taxista o nell’acquisto in cooperativa di una vecchia trattoria un futuro anche se solo lavorativo, perso lo status, per molti altri si aprì la strada della depressione, del rinchiudersi in casa, del lento declino con la conseguenza di litigi in famiglia, separazioni, sino alla malattia, in alcuni casi al suicidio. Proprio come per Luigi; attraversato da quella maledizione Thyssenkrupp che dal 6 dicembre scorso colpisce a ripetizione. Luigi non ce l’ha fatta ad affrontare il dopo: forse perché la speranza di uscire dal lavoro interinale ed essere assunto definitivamente, si è spenta diventando illusione, dopo i 7 morti di 3 mesi fa a Torino e quindi l’annuncio della chiusura della fabbrica di Torino. Ricominciare da capo e dove?
La dignità; la dignità….quella nessuno te la può ridare se ritieni d’averla persa con il lavoro. Quella sofferenza attraversa le persone, le famiglie, nel 1980 come oggi. Non ci sono amicizie o affetti che possano ridartela se sei convinto di non averla più. E poi c’è la stanchezza di vivere l’altalena dell’incertezza lavorativa,con la casa, magari il mutuo, e poi i conti che non tornano, i prezzi che non scendono,lo sguardo interrogativo sul futuro che magari non c’è in chi ti guarda, ma tu, licenziato, lo leggi negli occhi di chiunque incroci con lo sguardo .Così mi raccontò la sua vita un operaio in Cassa Integrazione a zero ore, 30 anni fa, Forse Luigi pensava questo nei momenti di attesa di quella lettera dall’azienda e di ricerca del nuovo lavoro. Forse altro ancora,chissà: di certo con il lavoro ha scritto alla moglie d’aver perso più di un impiego: aveva perso un pezzo di sé; molto, troppo importante.

* da www.articolo21.info

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 17:07

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Fin dove è giusto che si giunga

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Sono stata al convegno della Regione Campania sui nuovi fondi strutturali, tenuto questa mattina all’Hotel Vesuvio. Ho ascoltato con attenzione tutte le relazioni, il dibattito e le conclusioni del Presidente che ha chiuso il suo intervento con le parole “non darò un centimetro di unghia alla possibilità irresponsabile di non continuare (….) fino a che è giusto che si giunga”.Continua…

Written by cantieresocialenapoli

14 Marzo 2008 alle 15:55

Pubblicato in cantiere sociale napoli