Cantiere Sociale Arcipelago Napoli

creare ponti per pensare una città diversa

Archive for Gennaio 2008

Arcipelago Napoli: I gruppi di lavoro

nessun commento

1) Cittadinanza sociale, impegno nei territori: illusione di nuovi e vecchi reduci o strategia plausibile per un’altra politica?

La parola chiave su cui incentrare questo tema, potrebbe essere DIRITTI: ai beni comuni, al lavoro, a vivere la propria città, ecc. In questa ottica andrebbe anche letta l’azione ed il ruolo della funzione pubblica che va assumendo comportamenti pericolosamente omologati indipendentemente dalla matrice politica di appartenenza. In questa stessa ottica andrebbero letti il ruolo e le funzioni di “spazi pubblici” nei quali la società esprima volontà e formuli indirizzi, sperimentando nuove forme di partecipazione

2) Partecipare e lavorare insieme: promuovere legami per fare rete

La questione centrale di questo tema, è quella di provare a capire come mai le reti sono così difficili da realizzare. L’obiettivo è superare le distanze e segmentazioni delle tante esperienze di questi anni, riunendo risorse e forze per realizzare nessi, facendo massa critica anche nella riflessione e nella elaborazione.

3) Costruire relazioni per una città includente

La parola chiave di questo tema è la “solitudine, sia nel significato di sofferenza-isolamento di identità ed esperienze collettive (di impegno civile) sia nel senso di sofferenza-isolamento delle singole identità e storie dei deboli della città.

Written by cantieresocialenapoli

29 Gennaio 2008 alle 22:36

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Arcipelago Napoli: I gruppi di lavoro

nessun commento

1) Cittadinanza sociale, impegno nei territori: illusione di nuovi e vecchi reduci o strategia plausibile per un’altra politica?

La parola chiave su cui incentrare questo tema, potrebbe essere DIRITTI: ai beni comuni, al lavoro, a vivere la propria città, ecc. In questa ottica andrebbe anche letta l’azione ed il ruolo della funzione pubblica che va assumendo comportamenti pericolosamente omologati indipendentemente dalla matrice politica di appartenenza. In questa stessa ottica andrebbero letti il ruolo e le funzioni di “spazi pubblici” nei quali la società esprima volontà e formuli indirizzi, sperimentando nuove forme di partecipazione

2) Partecipare e lavorare insieme: promuovere legami per fare rete

La questione centrale di questo tema, è quella di provare a capire come mai le reti sono così difficili da realizzare. L’obiettivo è superare le distanze e segmentazioni delle tante esperienze di questi anni, riunendo risorse e forze per realizzare nessi, facendo massa critica anche nella riflessione e nella elaborazione.

3) Costruire relazioni per una città includente

La parola chiave di questo tema è la “solitudine, sia nel significato di sofferenza-isolamento di identità ed esperienze collettive (di impegno civile) sia nel senso di sofferenza-isolamento delle singole identità e storie dei deboli della città.

Written by cantieresocialenapoli

29 Gennaio 2008 alle 20:36

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Il 31 gennaio Luciano Gallino parlerà a Napoli sul tema “Il lavoro non è merce”

con un commento

Invito

Un tema destinato a suscitare nell’immediato reazioni sentimentali di speranza o di disillusione, prima e più che reazioni ragionate di analisi e di valutazione. Come se dinanzi a questo valore universale non si potesse praticare nulla di concreto e di incisivamente coerente. Come se ci fosse un vuoto di elaborazione teorica e di spazio di azione destinato a generare, nell’ambito della critica e dell’agire politico, solo le urla straziate sulle morti e sugli infortuni, solo le sterili opposizioni alle leggi di Treu e di Maroni sulle flessibilità, e, qui da noi, solo l’antico rapporto utilitaristico con le liste dei disoccupati organizzati,.

Ed invece qualche ragionamento sulle politiche e sulle pratiche del lavoro va fatto tenendo come prospettiva il significato del Cantiere e tenendo presenti le parole che il cantiere ci propone come scelta e come chiavi di lettura.

Il documento-appello per Un patto sulla produttività e la crescita, proposto nel settembre 2006 da studiosi dell’economia e del lavoro, richiamava l’attenzione sulla centralità dei processi innovativi e, in essi, della organizzazione del lavoro, e individuava come nodi strategici per lo sviluppo le ‘Nuove pratiche di lavoro ad alta performance(NPL)” ua sorta di “toyotismo” dal volto “democratico” ::

“L’introduzione delle cosiddette NPL avviene attraverso la riorganizzazione dei luoghi di lavoro, che si concretizza in una serie di cambiamenti tanto nel capitale fisico (investimenti in nuove tecnologie, ICT) quanto in quello organizzativo (organizzazione per processi piuttosto che per funzioni, riduzione dei livelli gerarchici e generale processo di decentramento dei poteri verso i livelli medio-bassi: maggior coinvolgimento dei singoli lavoratori e dei rappresentanti sindacali, lavoro di squadra, aumento della responsabilità e della conseguente discrezionalità a livello medio-basso, formazione di tipo cognitivo e relazionale, incentivi legati all’apprendimento)”.

Nel linguaggio specialistico del documento si possono cogliere parole ben note e radici di civiltà (relazioni cooperative, responsabilità, discrezionalità, comunità di pratica, conoscenze tacite) e di scenari che comunemente si praticano, e praticano, in particolare, soprattutto le donne. Anche per questo ho avvertito nel documento un segnale di scelte innovative intellettualmente e politicamente stimolanti e potenzialmente condivisibili.

Le qualità che fanno “alte” le performance di lavoro, ma anche le performance sempre più elevate che sono richieste per ben consumare, ben utilizzare i servizi, per interloquire con la pubblica amministrazione, ben comportarsi, ben-essere attivi, responsabili, autonomi e consapevoli, sono considerate, nell’ottica del mercato, come essenziali; ma sono unilateralmente richieste alle persone, e sono sistematicamente isolate dall’idea della persona, e delle civiltà di persone che queste qualità le producono e le riproducono.

L’attenzione del dibattito politico, nel nostro arroccato Paese, ristagna nei marasmi delle dispute ideologico-tecnicistiche, sulla flessibilità da eliminare e quella da salvare, e quella da aggiungere nel mercato del lavoro. Il dibattito sul welfare, definito l’accordo sulle pensioni, si è spostato verso la riforma del mercato del lavoro e la riforma degli ammortizzatori sociali. La accorta separazione di queste materie in tre fatti distinti, concettualmente e cronologicamente separati, non fa giustizia del loro destino inesorabilmente congiunto, che non a caso le vede tutte da almeno venti anni in perpetua “ri-formazione”. Allo stesso tempo, l’impropria riduzione delle politiche di welfare ai temi delle pensioni, del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali non rende ragione di un valore più ampio e più alto che il sistema di welfare dovrebbe rappresentare e che riguarda i diritti fondamentali e il benessere di tutti, e dunque le politiche della salute, della assistenza, della istruzione, della casa. Separate, le questioni vitali per il benessere e la sopravvivenza dei più sono sempre in ballo e sempre in bilico e “fanno” la politica dall’alto, dall’alto del potere di vita, o non vita, e che vita, sui più.

Il quadro d’insieme delle politiche del lavoro e delle politiche di welfare mostra, nel frattempo, in Italia nuove e crescenti debolezze.

Esiste un modello di organizzazione e di regolamentazione delle politiche sociali che con la legge “368” sembrava ben concepito e che le autonomie locali si sono sforzate di mettere in pratica. Ma le politiche sociali scontano nel nostro paese una inadeguatezza di risorse finanziarie pubbliche (che si accompagna ad una pressoché completa assenza di strumenti che favoriscano altre forme di finanziamento solidaristiche o privatistiche incentivate) e scontano una dipendenza dalle politiche di previdenza e assistenza legate al mercato del lavoro. Il welfare della cura, dell’assistenza, dell’istruzione, della salute, dell’abitare, è costretto nell’angolo di compatibilità economiche insostenibili e spinge i più deboli nella sofferenza e nella marginalità, nell’angolo di una esclusione che fa di un disagio materiale, di una famiglia spezzata, di una vita segnata da un handicap, di una infanzia e di una terza età in solitudine, di un lavoro in nero, di un incidente sul lavoro in nero, una moltitudine isolata di percorsi senza uscita verso l’abbandono.

L’ancoraggio del welfare al lavoro, che divide tuttora i diritti di cittadinanza in diritti ascritti agli occupati stabili e diritti residuali ai cittadini in difficoltà, è sempre più instabile. Il lavoro, a sua volta, disancora dal prototipo della stabilità e decade nei livelli retributivi, nel rischio disoccupazione, nell’alea della precarietà. Il lavoro vive un processo di ri-mercificazione considerato ineluttabile per la crescita della competitività e dell’occupazione; ma lo vive senza mercato, in un sistema di mercato e di impresa che non muta sostanzialmente nella sua arretratezza, e dunque senza vedere crescere né la competitività, né l’occupazione. Il mercato del lavoro non ha più un modello di organizzazione e di regolamentazione riconoscibile e cresce in esso, con netta prevalenza, l’occupazione non stabile senza adeguati strumenti di inclusione dei lavoratori non stabili nel welfare del lavoro.

Non è con una politica che si fa garante delle compatibilità economiche, prima, o piuttosto, che dei diritti fondamentali, che si affronta il nodo della ri-mercificazione del lavoro e di una ri-mercificazione “senza mercato”. Senza occuparsi di premiare il lavoro, dargli fiducia, sostenere il contraente debole nella sua capacità e volontà di rappresentarsi come una forza che con dignità e pieno diritto si sente protagonista della produzione. E tutto questo, ahimè non si ottiene neanche dando una sterile e mistificante enfasi alle politiche della formazione e dell’empowerment, mentre diminuiscono i salari reali, aumenta la precarietà del lavoro, diminuiscono i tassi di attività, rallenta la crescita della occupazione, si ignora qualsiasi voce in materia di organizzazione del lavoro o in materia di investimento nel welfare.

In questi venti anni di flessibilità e di deregolazione del mercato del lavoro non è mai capitato che i lavoratori dipendenti italiani si sentissero un po’ meglio, nemmeno quelli più sindacalizzati, e tantomeno quelli indicati come vittime della rigidità sindacale. Questo perenne essere in punizione dei lavoratori dipendenti non sembra aver premiato il paese, il suo sviluppo, la sua competitività.

L’agire politico verso la de-mercificazione del lavoro dovrebbe investire dunque in modo armonico le questioni dello sviluppo, del lavoro e della cittadinanza e del benessere.

In questa cornice occorre tenere ben presente che, nello specifico, la regolamentazione del lavoro avviene con una strumentazione articolata e complessa dei livelli decisionali, legislativo, governativo (politichedellavoro) e contrattale, e dei livelli di gestione amministrativa, applicativa e valutativa. Discutere solo di flessibilità e di leggi in questa cornice non basta e non serve a risolvere, specie nella nostra ottica di partecipazione e di cittadinanza attiva.

Può servire una ventata di iniziative che insista sul tema delle Nuove pratiche di lavoro ad alta performance, dove per performance si intendano innanzitutto le qualità sociali, con una ripresa di attenzione al rafforzamento, sotto il profilo legislativo, dello statuto dei lavoratori rispetto ai nuovi modi di lavorare, della contrattazione decentrata rispetto alle nuove forme di partecipazione e di rappresentanza, della gestione amministrativa e del suo decentramento rispetto alle funzioni di controllo e di servizio nel territorio, e con una ripresa di mobilitazione, di inchiesta, di relazioni, di informazione, sulla organizzazione del lavoro e sulle condizioni materiali del lavoro che si presentano oggi in Italia.

E l’ascolto e il contributo di Luciano Gallino in questa chiave è assolutamente utile.

Susi Veneziano

Written by cantieresocialenapoli

28 Gennaio 2008 alle 15:16

Il 31 gennaio Luciano Gallino parlerà a Napoli sul tema “Il lavoro non è merce”

con un commento

Invito

Un tema destinato a suscitare nell’immediato reazioni sentimentali di speranza o di disillusione, prima e più che reazioni ragionate di analisi e di valutazione. Come se dinanzi a questo valore universale non si potesse praticare nulla di concreto e di incisivamente coerente. Come se ci fosse un vuoto di elaborazione teorica e di spazio di azione destinato a generare, nell’ambito della critica e dell’agire politico, solo le urla straziate sulle morti e sugli infortuni, solo le sterili opposizioni alle leggi di Treu e di Maroni sulle flessibilità, e, qui da noi, solo l’antico rapporto utilitaristico con le liste dei disoccupati organizzati,.

Ed invece qualche ragionamento sulle politiche e sulle pratiche del lavoro va fatto tenendo come prospettiva il significato del Cantiere e tenendo presenti le parole che il cantiere ci propone come scelta e come chiavi di lettura.

Il documento-appello per Un patto sulla produttività e la crescita, proposto nel settembre 2006 da studiosi dell’economia e del lavoro, richiamava l’attenzione sulla centralità dei processi innovativi e, in essi, della organizzazione del lavoro, e individuava come nodi strategici per lo sviluppo le ‘Nuove pratiche di lavoro ad alta performance(NPL)” ua sorta di “toyotismo” dal volto “democratico” ::

“L’introduzione delle cosiddette NPL avviene attraverso la riorganizzazione dei luoghi di lavoro, che si concretizza in una serie di cambiamenti tanto nel capitale fisico (investimenti in nuove tecnologie, ICT) quanto in quello organizzativo (organizzazione per processi piuttosto che per funzioni, riduzione dei livelli gerarchici e generale processo di decentramento dei poteri verso i livelli medio-bassi: maggior coinvolgimento dei singoli lavoratori e dei rappresentanti sindacali, lavoro di squadra, aumento della responsabilità e della conseguente discrezionalità a livello medio-basso, formazione di tipo cognitivo e relazionale, incentivi legati all’apprendimento)”.

Nel linguaggio specialistico del documento si possono cogliere parole ben note e radici di civiltà (relazioni cooperative, responsabilità, discrezionalità, comunità di pratica, conoscenze tacite) e di scenari che comunemente si praticano, e praticano, in particolare, soprattutto le donne. Anche per questo ho avvertito nel documento un segnale di scelte innovative intellettualmente e politicamente stimolanti e potenzialmente condivisibili.

Le qualità che fanno “alte” le performance di lavoro, ma anche le performance sempre più elevate che sono richieste per ben consumare, ben utilizzare i servizi, per interloquire con la pubblica amministrazione, ben comportarsi, ben-essere attivi, responsabili, autonomi e consapevoli, sono considerate, nell’ottica del mercato, come essenziali; ma sono unilateralmente richieste alle persone, e sono sistematicamente isolate dall’idea della persona, e delle civiltà di persone che queste qualità le producono e le riproducono.

L’attenzione del dibattito politico, nel nostro arroccato Paese, ristagna nei marasmi delle dispute ideologico-tecnicistiche, sulla flessibilità da eliminare e quella da salvare, e quella da aggiungere nel mercato del lavoro. Il dibattito sul welfare, definito l’accordo sulle pensioni, si è spostato verso la riforma del mercato del lavoro e la riforma degli ammortizzatori sociali. La accorta separazione di queste materie in tre fatti distinti, concettualmente e cronologicamente separati, non fa giustizia del loro destino inesorabilmente congiunto, che non a caso le vede tutte da almeno venti anni in perpetua “ri-formazione”. Allo stesso tempo, l’impropria riduzione delle politiche di welfare ai temi delle pensioni, del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali non rende ragione di un valore più ampio e più alto che il sistema di welfare dovrebbe rappresentare e che riguarda i diritti fondamentali e il benessere di tutti, e dunque le politiche della salute, della assistenza, della istruzione, della casa. Separate, le questioni vitali per il benessere e la sopravvivenza dei più sono sempre in ballo e sempre in bilico e “fanno” la politica dall’alto, dall’alto del potere di vita, o non vita, e che vita, sui più.

Il quadro d’insieme delle politiche del lavoro e delle politiche di welfare mostra, nel frattempo, in Italia nuove e crescenti debolezze.

Esiste un modello di organizzazione e di regolamentazione delle politiche sociali che con la legge “368” sembrava ben concepito e che le autonomie locali si sono sforzate di mettere in pratica. Ma le politiche sociali scontano nel nostro paese una inadeguatezza di risorse finanziarie pubbliche (che si accompagna ad una pressoché completa assenza di strumenti che favoriscano altre forme di finanziamento solidaristiche o privatistiche incentivate) e scontano una dipendenza dalle politiche di previdenza e assistenza legate al mercato del lavoro. Il welfare della cura, dell’assistenza, dell’istruzione, della salute, dell’abitare, è costretto nell’angolo di compatibilità economiche insostenibili e spinge i più deboli nella sofferenza e nella marginalità, nell’angolo di una esclusione che fa di un disagio materiale, di una famiglia spezzata, di una vita segnata da un handicap, di una infanzia e di una terza età in solitudine, di un lavoro in nero, di un incidente sul lavoro in nero, una moltitudine isolata di percorsi senza uscita verso l’abbandono.

L’ancoraggio del welfare al lavoro, che divide tuttora i diritti di cittadinanza in diritti ascritti agli occupati stabili e diritti residuali ai cittadini in difficoltà, è sempre più instabile. Il lavoro, a sua volta, disancora dal prototipo della stabilità e decade nei livelli retributivi, nel rischio disoccupazione, nell’alea della precarietà. Il lavoro vive un processo di ri-mercificazione considerato ineluttabile per la crescita della competitività e dell’occupazione; ma lo vive senza mercato, in un sistema di mercato e di impresa che non muta sostanzialmente nella sua arretratezza, e dunque senza vedere crescere né la competitività, né l’occupazione. Il mercato del lavoro non ha più un modello di organizzazione e di regolamentazione riconoscibile e cresce in esso, con netta prevalenza, l’occupazione non stabile senza adeguati strumenti di inclusione dei lavoratori non stabili nel welfare del lavoro.

Non è con una politica che si fa garante delle compatibilità economiche, prima, o piuttosto, che dei diritti fondamentali, che si affronta il nodo della ri-mercificazione del lavoro e di una ri-mercificazione “senza mercato”. Senza occuparsi di premiare il lavoro, dargli fiducia, sostenere il contraente debole nella sua capacità e volontà di rappresentarsi come una forza che con dignità e pieno diritto si sente protagonista della produzione. E tutto questo, ahimè non si ottiene neanche dando una sterile e mistificante enfasi alle politiche della formazione e dell’empowerment, mentre diminuiscono i salari reali, aumenta la precarietà del lavoro, diminuiscono i tassi di attività, rallenta la crescita della occupazione, si ignora qualsiasi voce in materia di organizzazione del lavoro o in materia di investimento nel welfare.

In questi venti anni di flessibilità e di deregolazione del mercato del lavoro non è mai capitato che i lavoratori dipendenti italiani si sentissero un po’ meglio, nemmeno quelli più sindacalizzati, e tantomeno quelli indicati come vittime della rigidità sindacale. Questo perenne essere in punizione dei lavoratori dipendenti non sembra aver premiato il paese, il suo sviluppo, la sua competitività.

L’agire politico verso la de-mercificazione del lavoro dovrebbe investire dunque in modo armonico le questioni dello sviluppo, del lavoro e della cittadinanza e del benessere.

In questa cornice occorre tenere ben presente che, nello specifico, la regolamentazione del lavoro avviene con una strumentazione articolata e complessa dei livelli decisionali, legislativo, governativo (politichedellavoro) e contrattale, e dei livelli di gestione amministrativa, applicativa e valutativa. Discutere solo di flessibilità e di leggi in questa cornice non basta e non serve a risolvere, specie nella nostra ottica di partecipazione e di cittadinanza attiva.

Può servire una ventata di iniziative che insista sul tema delle Nuove pratiche di lavoro ad alta performance, dove per performance si intendano innanzitutto le qualità sociali, con una ripresa di attenzione al rafforzamento, sotto il profilo legislativo, dello statuto dei lavoratori rispetto ai nuovi modi di lavorare, della contrattazione decentrata rispetto alle nuove forme di partecipazione e di rappresentanza, della gestione amministrativa e del suo decentramento rispetto alle funzioni di controllo e di servizio nel territorio, e con una ripresa di mobilitazione, di inchiesta, di relazioni, di informazione, sulla organizzazione del lavoro e sulle condizioni materiali del lavoro che si presentano oggi in Italia.

E l’ascolto e il contributo di Luciano Gallino in questa chiave è assolutamente utile.

Susi Veneziano

Written by cantieresocialenapoli

28 Gennaio 2008 alle 13:16

“Le esperienze di partecipazione di questi ultimi anni a Napoli” di Carla Majorano*

nessun commento

Negli anni recenti l’agenda dei problemi che il governo della città di Napoli è chiamato ad affrontare è divenuta ancora più impegnativa. Ciò è dovuto a processi articolati, complessi e variabili, alcuni anche difficilmente interpretabili, che riguardano la forma stessa della città, i mutamenti di carattere sociale, economico e politico. Nuove domande coinvolgono l’agire dell’amministrazione locale: il sostegno allo sviluppo economico locale; nuovi assetti economici e territoriali in risposta alla crisi della grande industria e dei settori economici tradizionali; interventi idonei a valorizzare le risorse endogene e a reggere la competizione dei sistemi territoriali. Nei processi di trasformazione territoriale nascono nuovi bisogni: di riqualificazione d’aree degradate o di riuso di parti di città che hanno perso la loro funzione (aree dimesse, grandi e piccoli contenitori urbani); di miglioramento della qualità ambientale e dell’abitare; legate al consumo culturale e al tempo libero. A tutte queste nuove esigenze se ne sommano altre, di manutenzione urbana, d’erogazione dei servizi, di risposta ai pressanti fenomeni di povertà, d’esclusione sociale e d’illegalità diffusa. La costruzione di politiche che puntano a rispondere efficacemente alle nuove e complesse domande sopraccennate non può avvenire senza valorizzare il patrimonio di conoscenza e di esperienze di chi vive, lavora ed opera nel territorio (abitanti, operatori sociali, associazioni, educatori, operatori economici, ecc.) per costruire progetti realmente condivisi.
La partecipazione dei cittadini diviene una necessità, perché tutto il sapere, la percezione dell’ambiente, la conoscenza delle relazioni interne ad un territorio, che derivano dal vivere in un luogo, diventa fondamentale per la redazione di un progetto, tanto quanto la professionalità dei tecnici. Integrare soggetti locali destinatari dei progetti e dei piani previsti, nella fase della loro formulazione è un modo per anticipare conflitti, per costruire interventi più vicini ai bisogni delle persone. Attraverso percorsi di partecipazione della comunità locale è, infatti, possibile programmare interventi realmente efficaci, vicini alle esigenze dei cittadini, degli operatori economici e sociali. Interventi che, nei vari campi, mettono a valore le risorse territoriali endogene e innescano meccanismi virtuosi di emancipazione della comunità nel suo insieme, dei singoli quartieri. In contesti particolarmente degradati, percorsi partecipativi di lunga durata, ben radicati nei luoghi, possono favorire il senso di identità e di appartenenza al territorio, la tessitura di reti di fiducia fra cittadini, la creazione di nuove fondamenta nelle comunità per contrastare l’illegalità.
Esistono in Italia numerosi esempi di applicazione della strategia della partecipazione nell’ambito di programmi di riqualificazione e rinnovo urbano. Un esempio su tutti è il Progetto Periferie del comune di Torino, basato sulla partecipazione dei cittadini e delle associazioni. Gli interventi vengono concordati con le Circoscrizioni e partono da programmi di riqualificazione complessi o da bisogni avvertiti dai cittadini stessi. A Torino vengono attivate strutture territoriali (Laboratori) che aggregano i soggetti più rilevanti dei quartieri (associazioni, soggetti economici, servizi comunali, volontariato, cittadini, ecc.) ed acquisiscono istanze, esigenze, bisogni e suggerimenti, per arrivare a delineare proposte d’intervento e progetti condivisi. Un buon esempio da seguire anche a Napoli; con l’attuazione delle Municipalità, infatti, si potrebbe prevedere la partecipazione attiva dei cittadini nella progettazione dei piani e dei programmi urbani previsti.
L’Amministrazione Comunale di Napoli ha in essere molteplici interventi di riqualificazione e di rinnovo urbano che riguardano ambiti compresi nel centro storico, nel tessuto consolidato e nelle periferie. Si tratta di interventi promossi dal Comune, da altri Enti pubblici e da operatori privati, che possono essere diretti o indiretti mediante cioè strumenti urbanistici attuativi. Per un approfondimento si può consultare il dossier “Cento progetti per Napoli” pubblicato nel sito www.comune.napoli.it in “Urbana”. In esso sono descritti: Interventi di Riqualificazione Urbana, Programmi di Recupero Urbano, Contratti di Quartiere II, progetti di parchi e giardini, interventi in campo ambientale e nelle infrastrutture di trasporto. Sono inoltre consultabili i Piani Urbanistici Attuativi (PUA). Nella redazione e nell’attuazione dei programmi e interventi descritti, però, l’amministrazione comunale di Napoli non ha previsto alcun percorso di coinvolgimento e di partecipazione dei soggetti locali destinatari degli interventi stessi, tranne che nel caso del programma innovativo in ambito urbano per la zona costiera di San Giovanni a Teduccio che in seguito descriveremo. Eppure proprio Napoli, per iniziativa della stessa amministrazione comunale, nel 2000 aveva svolto un ruolo da pioniere nel campo dell’urbanistica partecipata e comunicativa con l’adesione al concorso promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e dal WWF. Come tema progettuale fu scelta la riqualificazione del quartiere di Chiaiano che presenta un patrimonio di aree agricole e naturali di grande valore. L’idea cardine fu il recupero dell’identità del quartiere attraverso la valorizzazione delle aree agricole e naturali residue. Attraverso l’attivazione di laboratori di progettazione partecipata nelle scuole e di forum di quartiere si è data la parola ai cittadini, grandi e piccoli, per conoscere i loro bisogni, le loro aspettative e le loro proposte, in seguito una parte dei progetti che ne sono scaturiti è stata realizzata per lotti.
Il Comune di Napoli insieme all’Ente Parco delle Colline di Napoli ha aderito anche alla terza edizione del Concorso INU-WWF con il caso di studio della “Riqualificazione e valorizzazione delle aree di accesso alla Selva di Chiaiano. Recupero dei sentieri ed elaborazione di un abaco di interventi. Progettazione della cartellonistica tipo del parco. Statuto dei luoghi”. Anche in questo caso l’amministrazione comunale ha attivato forme di partecipazione dei cittadini e degli studenti locali soprattutto per la stesura delle linee-guida dello Statuto dei luoghi. I gruppi di progettazione iscritti al concorso hanno seguito tutto l’iter partecipativo e il gruppo vincitore dovrà contemplare forme di partecipazione dei cittadini anche nella definizione del progetto esecutivo degli interventi.
Le iniziative dell’amministrazione napoletana nel campo dell’urbanistica partecipata però, soffrono di forme di intermittenza, discontinuità e strabismo, gli assessorati vivono una cronica mancanza di coordinamento e alcune volte un ente sviluppa iniziative in contrasto con quelle di un altro e ognuno va per la sua strada. E’ questo il caso ad esempio del programma di edilizia pubblica sostitutiva degli alloggi realizzati con i fondi della L. 25/80 che, a Chiaiano, ha visto la realizzazione di nuove residenze pubbliche proprio sulla collina che era stata individuata dagli abitanti per realizzarvi spazi verdi, per la socializzazione e per il gioco dei bambini e dei ragazzi.
Un altro esempio di percorso partecipativo promosso a Napoli è il progetto Agenda21 “Napoli sostenibile e partecipativa” arrivato alla terza annualità, che coinvolge prevalentemente bambini e ragazzi che vivono in alcuni ambiti territoriali pilota e che ha visto una forte partecipazione di giovani under 14. L’elemento portante di tutto il processo è l’attivazione di laboratori didattici e di forum per adulti nei diversi quartieri oggetto della sperimentazione, sui temi della riqualificazione di Bagnoli e della riqualificazione di piazze, cortili scolastici, aree verdi, percorsi.
Con l’approvazione della Legge Regionale n.16/04 “Norme sul governo del territorio” che all’art. 5 prevede l’adozione di forme di pubblicità, consultazione e partecipazione dei cittadini in ordine ai contenuti delle scelte di pianificazione, in Campania potrebbero aprirsi uno spiraglio per la partecipazione delle comunità locali nella redazione di piani urbanistici generali o attuativi. Il primo esempio al riguardo è proprio il percorso partecipativo promosso dal Comune di Napoli per definire gli interventi sui luoghi pubblici del quartiere di San Giovanni a Teduccio previsti dal PUA sopra richiamato. Si è partiti con un incontro pubblico che ha coinvolto un centinaio di cittadini, associazioni, rappresentanti di categoria, gestito con la metodologia dell’Open Space Tecnology, nel quale si è affrontato il tema del rapporto del quartiere con il mare, ma anche temi specifici scaturiti dalla discussione stessa. Successivamente si è dato avvio ad un Laboratorio progettuale all’interno del quale trenta cittadini hanno lavorato con i tecnici per collegare la piazza, il cuore storico del quartiere, al mare, attraverso un sistema di terrazze e giardini che scavalcherà la ferrovia
Lo scorso anno è stato attivato un percorso di consultazione per la redazione del Piano strategico della città di Napoli, che ha visto l’attivazione di tre Forum tematici con approfondimenti svolti in vari tavoli di lavoro, cui sono stati invitati a partecipare esponenti della società civile, intellettuali, associazionismo e cittadini designati dall’amministrazione comunale all’interno di un organismo denominato Consulta dei sostenitori. Esistono a Napoli anche esperienze facenti capo all’area dell’auto-organizzazione, fra queste quella promossa dal Collettivo Politico di Architettura che ha avviato una campagna di sensibilizzazione dei cittadini e delle associazioni locali sul progetto di trasformazione dell’ex area industriale di Bagnoli. L’iniziativa ha visto il coinvolgimento delle scuole della zona con incontri miranti ad illustrare la storia dei luoghi, le previsioni del piano regolatore e le trasformazioni in atto. Successivamente è stata organizzata una passeggiata sulla linea di costa a cui hanno partecipato alcune centinaia di persone. Infine presso la Facoltà di Architettura si è svolto un pubblico dibattito a cui hanno partecipato esperti, esponenti dell’associazionismo e cittadini. Altre esperienze di auto-organizzazione riguardano la gestione dei beni comuni come l’acqua, la gestione del ciclo dei rifiuti e sono documentate in altri articoli di questo numero della rivista.

*Articolo pubblicato in Carta Mensile, “Napoli un Posto al sole”,n.5, maggio 2007.

Written by cantieresocialenapoli

27 Gennaio 2008 alle 13:49

“Le esperienze di partecipazione di questi ultimi anni a Napoli” di Carla Majorano*

nessun commento

Negli anni recenti l’agenda dei problemi che il governo della città di Napoli è chiamato ad affrontare è divenuta ancora più impegnativa. Ciò è dovuto a processi articolati, complessi e variabili, alcuni anche difficilmente interpretabili, che riguardano la forma stessa della città, i mutamenti di carattere sociale, economico e politico. Nuove domande coinvolgono l’agire dell’amministrazione locale: il sostegno allo sviluppo economico locale; nuovi assetti economici e territoriali in risposta alla crisi della grande industria e dei settori economici tradizionali; interventi idonei a valorizzare le risorse endogene e a reggere la competizione dei sistemi territoriali. Nei processi di trasformazione territoriale nascono nuovi bisogni: di riqualificazione d’aree degradate o di riuso di parti di città che hanno perso la loro funzione (aree dimesse, grandi e piccoli contenitori urbani); di miglioramento della qualità ambientale e dell’abitare; legate al consumo culturale e al tempo libero. A tutte queste nuove esigenze se ne sommano altre, di manutenzione urbana, d’erogazione dei servizi, di risposta ai pressanti fenomeni di povertà, d’esclusione sociale e d’illegalità diffusa. La costruzione di politiche che puntano a rispondere efficacemente alle nuove e complesse domande sopraccennate non può avvenire senza valorizzare il patrimonio di conoscenza e di esperienze di chi vive, lavora ed opera nel territorio (abitanti, operatori sociali, associazioni, educatori, operatori economici, ecc.) per costruire progetti realmente condivisi.
La partecipazione dei cittadini diviene una necessità, perché tutto il sapere, la percezione dell’ambiente, la conoscenza delle relazioni interne ad un territorio, che derivano dal vivere in un luogo, diventa fondamentale per la redazione di un progetto, tanto quanto la professionalità dei tecnici. Integrare soggetti locali destinatari dei progetti e dei piani previsti, nella fase della loro formulazione è un modo per anticipare conflitti, per costruire interventi più vicini ai bisogni delle persone. Attraverso percorsi di partecipazione della comunità locale è, infatti, possibile programmare interventi realmente efficaci, vicini alle esigenze dei cittadini, degli operatori economici e sociali. Interventi che, nei vari campi, mettono a valore le risorse territoriali endogene e innescano meccanismi virtuosi di emancipazione della comunità nel suo insieme, dei singoli quartieri. In contesti particolarmente degradati, percorsi partecipativi di lunga durata, ben radicati nei luoghi, possono favorire il senso di identità e di appartenenza al territorio, la tessitura di reti di fiducia fra cittadini, la creazione di nuove fondamenta nelle comunità per contrastare l’illegalità.
Esistono in Italia numerosi esempi di applicazione della strategia della partecipazione nell’ambito di programmi di riqualificazione e rinnovo urbano. Un esempio su tutti è il Progetto Periferie del comune di Torino, basato sulla partecipazione dei cittadini e delle associazioni. Gli interventi vengono concordati con le Circoscrizioni e partono da programmi di riqualificazione complessi o da bisogni avvertiti dai cittadini stessi. A Torino vengono attivate strutture territoriali (Laboratori) che aggregano i soggetti più rilevanti dei quartieri (associazioni, soggetti economici, servizi comunali, volontariato, cittadini, ecc.) ed acquisiscono istanze, esigenze, bisogni e suggerimenti, per arrivare a delineare proposte d’intervento e progetti condivisi. Un buon esempio da seguire anche a Napoli; con l’attuazione delle Municipalità, infatti, si potrebbe prevedere la partecipazione attiva dei cittadini nella progettazione dei piani e dei programmi urbani previsti.
L’Amministrazione Comunale di Napoli ha in essere molteplici interventi di riqualificazione e di rinnovo urbano che riguardano ambiti compresi nel centro storico, nel tessuto consolidato e nelle periferie. Si tratta di interventi promossi dal Comune, da altri Enti pubblici e da operatori privati, che possono essere diretti o indiretti mediante cioè strumenti urbanistici attuativi. Per un approfondimento si può consultare il dossier “Cento progetti per Napoli” pubblicato nel sito www.comune.napoli.it in “Urbana”. In esso sono descritti: Interventi di Riqualificazione Urbana, Programmi di Recupero Urbano, Contratti di Quartiere II, progetti di parchi e giardini, interventi in campo ambientale e nelle infrastrutture di trasporto. Sono inoltre consultabili i Piani Urbanistici Attuativi (PUA). Nella redazione e nell’attuazione dei programmi e interventi descritti, però, l’amministrazione comunale di Napoli non ha previsto alcun percorso di coinvolgimento e di partecipazione dei soggetti locali destinatari degli interventi stessi, tranne che nel caso del programma innovativo in ambito urbano per la zona costiera di San Giovanni a Teduccio che in seguito descriveremo. Eppure proprio Napoli, per iniziativa della stessa amministrazione comunale, nel 2000 aveva svolto un ruolo da pioniere nel campo dell’urbanistica partecipata e comunicativa con l’adesione al concorso promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e dal WWF. Come tema progettuale fu scelta la riqualificazione del quartiere di Chiaiano che presenta un patrimonio di aree agricole e naturali di grande valore. L’idea cardine fu il recupero dell’identità del quartiere attraverso la valorizzazione delle aree agricole e naturali residue. Attraverso l’attivazione di laboratori di progettazione partecipata nelle scuole e di forum di quartiere si è data la parola ai cittadini, grandi e piccoli, per conoscere i loro bisogni, le loro aspettative e le loro proposte, in seguito una parte dei progetti che ne sono scaturiti è stata realizzata per lotti.
Il Comune di Napoli insieme all’Ente Parco delle Colline di Napoli ha aderito anche alla terza edizione del Concorso INU-WWF con il caso di studio della “Riqualificazione e valorizzazione delle aree di accesso alla Selva di Chiaiano. Recupero dei sentieri ed elaborazione di un abaco di interventi. Progettazione della cartellonistica tipo del parco. Statuto dei luoghi”. Anche in questo caso l’amministrazione comunale ha attivato forme di partecipazione dei cittadini e degli studenti locali soprattutto per la stesura delle linee-guida dello Statuto dei luoghi. I gruppi di progettazione iscritti al concorso hanno seguito tutto l’iter partecipativo e il gruppo vincitore dovrà contemplare forme di partecipazione dei cittadini anche nella definizione del progetto esecutivo degli interventi.
Le iniziative dell’amministrazione napoletana nel campo dell’urbanistica partecipata però, soffrono di forme di intermittenza, discontinuità e strabismo, gli assessorati vivono una cronica mancanza di coordinamento e alcune volte un ente sviluppa iniziative in contrasto con quelle di un altro e ognuno va per la sua strada. E’ questo il caso ad esempio del programma di edilizia pubblica sostitutiva degli alloggi realizzati con i fondi della L. 25/80 che, a Chiaiano, ha visto la realizzazione di nuove residenze pubbliche proprio sulla collina che era stata individuata dagli abitanti per realizzarvi spazi verdi, per la socializzazione e per il gioco dei bambini e dei ragazzi.
Un altro esempio di percorso partecipativo promosso a Napoli è il progetto Agenda21 “Napoli sostenibile e partecipativa” arrivato alla terza annualità, che coinvolge prevalentemente bambini e ragazzi che vivono in alcuni ambiti territoriali pilota e che ha visto una forte partecipazione di giovani under 14. L’elemento portante di tutto il processo è l’attivazione di laboratori didattici e di forum per adulti nei diversi quartieri oggetto della sperimentazione, sui temi della riqualificazione di Bagnoli e della riqualificazione di piazze, cortili scolastici, aree verdi, percorsi.
Con l’approvazione della Legge Regionale n.16/04 “Norme sul governo del territorio” che all’art. 5 prevede l’adozione di forme di pubblicità, consultazione e partecipazione dei cittadini in ordine ai contenuti delle scelte di pianificazione, in Campania potrebbero aprirsi uno spiraglio per la partecipazione delle comunità locali nella redazione di piani urbanistici generali o attuativi. Il primo esempio al riguardo è proprio il percorso partecipativo promosso dal Comune di Napoli per definire gli interventi sui luoghi pubblici del quartiere di San Giovanni a Teduccio previsti dal PUA sopra richiamato. Si è partiti con un incontro pubblico che ha coinvolto un centinaio di cittadini, associazioni, rappresentanti di categoria, gestito con la metodologia dell’Open Space Tecnology, nel quale si è affrontato il tema del rapporto del quartiere con il mare, ma anche temi specifici scaturiti dalla discussione stessa. Successivamente si è dato avvio ad un Laboratorio progettuale all’interno del quale trenta cittadini hanno lavorato con i tecnici per collegare la piazza, il cuore storico del quartiere, al mare, attraverso un sistema di terrazze e giardini che scavalcherà la ferrovia
Lo scorso anno è stato attivato un percorso di consultazione per la redazione del Piano strategico della città di Napoli, che ha visto l’attivazione di tre Forum tematici con approfondimenti svolti in vari tavoli di lavoro, cui sono stati invitati a partecipare esponenti della società civile, intellettuali, associazionismo e cittadini designati dall’amministrazione comunale all’interno di un organismo denominato Consulta dei sostenitori. Esistono a Napoli anche esperienze facenti capo all’area dell’auto-organizzazione, fra queste quella promossa dal Collettivo Politico di Architettura che ha avviato una campagna di sensibilizzazione dei cittadini e delle associazioni locali sul progetto di trasformazione dell’ex area industriale di Bagnoli. L’iniziativa ha visto il coinvolgimento delle scuole della zona con incontri miranti ad illustrare la storia dei luoghi, le previsioni del piano regolatore e le trasformazioni in atto. Successivamente è stata organizzata una passeggiata sulla linea di costa a cui hanno partecipato alcune centinaia di persone. Infine presso la Facoltà di Architettura si è svolto un pubblico dibattito a cui hanno partecipato esperti, esponenti dell’associazionismo e cittadini. Altre esperienze di auto-organizzazione riguardano la gestione dei beni comuni come l’acqua, la gestione del ciclo dei rifiuti e sono documentate in altri articoli di questo numero della rivista.

*Articolo pubblicato in Carta Mensile, “Napoli un Posto al sole”,n.5, maggio 2007.

Written by cantieresocialenapoli

27 Gennaio 2008 alle 11:49

DAL COMITATO SAN GIORGIO- P.ZZA MUNICIPIO RACCOLTA DIFFERENZIATA

con 2 commenti

In attesa della raccolta differenziata porta a porta:

Domenica 27 gennaio ‘08

Raccolta straoriniaria di : carta, cartone
Plastica, alluminio

P.zza Municipio-S.Giorgio a Cremano
dalle ore 9 alle ore 13

Il Comitato Cittadino di San Giorgio a Cremano sosterrà l’iniziativa promossa dal Comitato stesso ed attuata dal Comune di San Giorgio a Cremano ,
e sarà presente con una propria delegazione.

Si raccomanda la massima collaborazione da parte di tutti.

INSIEME PER UN MONDO PIU’ PULITO!!!

San Giorgio a Cremano, 26 gennaio 2008

Comitato Cittadino di San Giorgio a Cremano

Written by cantieresocialenapoli

26 Gennaio 2008 alle 22:35

DAL COMITATO SAN GIORGIO- P.ZZA MUNICIPIO RACCOLTA DIFFERENZIATA

con 2 commenti

In attesa della raccolta differenziata porta a porta:

Domenica 27 gennaio ‘08

Raccolta straoriniaria di : carta, cartone
Plastica, alluminio

P.zza Municipio-S.Giorgio a Cremano
dalle ore 9 alle ore 13

Il Comitato Cittadino di San Giorgio a Cremano sosterrà l’iniziativa promossa dal Comitato stesso ed attuata dal Comune di San Giorgio a Cremano ,
e sarà presente con una propria delegazione.

Si raccomanda la massima collaborazione da parte di tutti.

INSIEME PER UN MONDO PIU’ PULITO!!!

San Giorgio a Cremano, 26 gennaio 2008

Comitato Cittadino di San Giorgio a Cremano

Written by cantieresocialenapoli

26 Gennaio 2008 alle 20:35

mio, tuo, nostro

con un commento

taglio e incollo la parte conclusiva del post che Daniela ha inserito oggi nel sito di decidiamoinsieme:

“Infine, mi deprime un po’ anche la limitatissima capacità di tessere nostra, e della società locale attiva più in generale.Per esempio, mi arriva da varie parti la notizia che Greenpeace ha lanciato una iniziativa intitolata differenziamoci. Proprio come la nostra.E’ una proposta interessante, e potrebbe forse intrecciarsi senza danni per nessuno con quella che faticosamente cerchiamo da giorni di lanciare.Però “noi” e “loro” non ci parliamo, e più in generale i tanti soggetti di questo tipo non hanno l’abitudine di parlarsi (e i luoghi per farlo) e provare a fare rete.L’effetto di tutto ciò, però, è che le iniziative — se pure decollano — sono destinate a restare isolate, semi-invisibili o addirittura si danneggiano vicendevolmente. Che non mi pare affatto un buon risultato.
Farò pertanto un tentativo di contattare questi altri differenziatori (e anche altri soggetti simili), ma inviterei i diretti interessati (ove mai gli capiti di passare di qui) a fare altrettanto, e chi può dare un mano a fare rete a battere un colpo. “

e mi chiedo: mentre ci stiamo prodigando per fare cantiere, facciamo cantiere ?

e dunque sulla proposta differenziamoci invito i lettori di questo blog, se l’idea convince, a dare una mano comunicando a decidiamoinsieme la vostra adesione e offrendo proposte e aiuto concreto.

susi

Written by cantieresocialenapoli

23 Gennaio 2008 alle 19:23

mio, tuo, nostro

con un commento

taglio e incollo la parte conclusiva del post che Daniela ha inserito oggi nel sito di decidiamoinsieme:

“Infine, mi deprime un po’ anche la limitatissima capacità di tessere nostra, e della società locale attiva più in generale.Per esempio, mi arriva da varie parti la notizia che Greenpeace ha lanciato una iniziativa intitolata differenziamoci. Proprio come la nostra.E’ una proposta interessante, e potrebbe forse intrecciarsi senza danni per nessuno con quella che faticosamente cerchiamo da giorni di lanciare.Però “noi” e “loro” non ci parliamo, e più in generale i tanti soggetti di questo tipo non hanno l’abitudine di parlarsi (e i luoghi per farlo) e provare a fare rete.L’effetto di tutto ciò, però, è che le iniziative — se pure decollano — sono destinate a restare isolate, semi-invisibili o addirittura si danneggiano vicendevolmente. Che non mi pare affatto un buon risultato.
Farò pertanto un tentativo di contattare questi altri differenziatori (e anche altri soggetti simili), ma inviterei i diretti interessati (ove mai gli capiti di passare di qui) a fare altrettanto, e chi può dare un mano a fare rete a battere un colpo. “

e mi chiedo: mentre ci stiamo prodigando per fare cantiere, facciamo cantiere ?

e dunque sulla proposta differenziamoci invito i lettori di questo blog, se l’idea convince, a dare una mano comunicando a decidiamoinsieme la vostra adesione e offrendo proposte e aiuto concreto.

susi

Written by cantieresocialenapoli

23 Gennaio 2008 alle 17:23